Uno dei principali elementi del matrimonio è l’obbligo di fedeltà tra i coniugi. Quello che non tutti sanno è che il mancato rispetto di questo dovere può avere conseguenze anche molto pesanti in fase di separazione, al punto che in alcune circostanze particolari può portare addirittura all’addebito della separazione a carico del coniuge infedele. È importante, quindi, sapere come funziona l’obbligo di fedeltà tra i coniugi e cosa succede durante la separazione, un punto, quest’ultimo, rispetto al quale sorgono spesso vari dubbi.
Come funziona l’obbligo di fedeltà
La legge prevede un concetto molto ampio di fedeltà coniugale, che non è circoscritto esclusivamente alla sfera sessuale ma in generale al rispetto e alla lealtà reciproci. La Cassazione, infatti, ha più volte ribadito che l’obbligo di fedeltà tiene conto della sfera affettiva, motivo per il quale l’infedeltà può anche essere platonica e/o non concretizzata in un tradimento carnale: ciò che conta è l’intenzione. Per approfondire nel dettaglio le singole casistiche, si consiglia sempre di rivolgersi a un legale esperto, come questi avvocati esperti in separazione a Roma che da anni operano nel diritto di famiglia portando avanti cause di separazioni e divorzi.
Ma quanto dura l’obbligo di fedeltà? Questo è un punto cruciale per chiunque sia in procinto di separarsi. L’obbligo di fedeltà parte dalla data del matrimonio e decorre fino alla sentenza di separazione. A questo proposito, è bene ricordare che durante la separazione restano in vigore quasi tutti i doveri e diritti del matrimonio (pensiamo all’assistenza materiale del coniuge, ad esempio), vengono invece meno i doveri di coabitazione e fedeltà. Questo significa che i coniugi separati, anche se ancora sposati, possono avere altre relazioni e residenze diverse, una soluzione indispensabile per consentire ai coniugi di non limitare la propria sfera affettiva. Ad ogni modo, rimangono tutti gli altri doveri, quindi è obbligatorio non mettere in atto comportamenti che ledano la dignità e la reputazione dell’altro: questo è rilevante perché in sede di giudizio potrebbe assumere valore anche il tradimento presunto o millantato che abbia leso la dignità del coniuge, anche senza concretizzarsi.
Quali sono i rischi
Spesso si pensa all’infedeltà coniugale come alla causa dell’addebito di separazione a carico del coniuge infedele. Occorre però ricordare che l’addebito viene assegnato sulla base della responsabilità della fine della relazione. In altri termini, l’addebito al coniuge infedele è possibile soltanto nel caso in cui il tradimento sia la causa della separazione. L’addebito viene invece escluso se il tradimento si verifica successivamente alla crisi coniugale, perché in tal caso non è identificato come la causa di rottura del vincolo matrimoniale. La sentenza n. 17741/2013 della Corte di Cassazione stabilisce infatti che: “L’infedeltà di un coniuge può essere rilevante al fine dell’addebitabilità della separazione solo quando sia stata la causa della frattura del rapporto coniugale e non quando risulti che essa non abbia avuto incidenza negativa sull’unità familiare e sulla prosecuzione della convivenza tra i coniugi, come quando si accerti una rottura tra i coniugi già esistente prima del tradimento, e quindi, una situazione autonoma ed indipendente dalla successiva violazione al dovere di fedeltà tra i coniugi”.
Il risarcimento danni del coniuge tradito
In quali casi al coniuge tradito spetta il risarcimento danni? Innanzitutto, bisogna verificare che il tradimento sia effettivamente l’unica causa della fine del matrimonio, per far sì che il giudice richieda l’addebito delle spese processuali al coniuge che ha tradito. Una volta verificati i presupposti sopra descritti, ossia che la coppia sia entrata in crisi dopo l’adulterio, la Corte di Cassazione riconosce al coniuge tradito il diritto a ottenere il risarcimento dei danni. La violazione degli obblighi contrattuali stipulati durante il matrimonio, infatti, è considerata illecito civile e il partner che non ha rispettato i propri doveri ha l’obbligo di risarcire i danni che cagiona all’altro coniuge. In particolare, le Sentenze n. 9801 del 2005 e n. 18853 hanno ufficialmente stabilito che il tradimento può essere risarcito come illecito civile, in quanto contravviene agli articoli 143 e 160 del Codice Civile, sui quali si basa il matrimonio.
I reati legati al tradimento
Pur non esistendo un reato di tradimento, esistono reati correlati. Pensiamo ad esempio al caso in cui si ricatti il proprio amante sposato, minacciandolo di rivelare tutto al partner ignaro del tradimento a meno che non si paghi una somma di denaro: in tal caso si commette il reato di estorsione. Si parla poi di atti persecutori o stalking quando l’amante risulti molesto nella ricerca di contatti con il coniuge tradito, con lo scopo di offenderlo o indurlo a chiedere la separazione.









