Nel giorno della ricorrenza della Giornata contro la violenza sulle donne, a Riposto è stata disegnata sul pavimento antistante l’ingresso del municipio la sagoma di una vittima di femminicidio, quale simbolo di “una lotta contro un fenomeno ormai sistemico e radicato che – ha scritto in un post il sindaco Davide Vasta – non risparmia fasce d’età, strati sociali, livelli culturali o aree geografiche”.
L’iniziativa ha suscitato la reazione del Coordinamento delle Donne della zona jonico etnea, con una lettera aperta rivolta al sindaco di Riposto Davide Vasta, trasmessa agli organi di informazione. Qui di seguito la missiva.
Gentile Sindaco di Riposto, dott. Davide Vasta, il Coordinamento delle Donne della zona ionico – etnea la ringrazia per la sua presenza e per il composto e speranzoso intervento contro il femminicidio dello scorso venerdì 24 novembre nella piazza Duomo di Mascali, all’interno dell’iniziativa indetta dal Coordinamento, e a cui hanno partecipato molte associazioni ed istituzioni, per sensibilizzare e dire no al barbaro fenomeno del femminicidio.
Il Coordinamento ha tuttavia ritenuto meno consona la sagoma delineata con colore bianco, realizzata nel suo Comune, sulla quale sono posti indumenti intimi, un guanto da cucina, un cuscino e un contenitore di raso, tutti di colore rosso. Le donne del Coordinamento, insieme agli gli uomini che spesso partecipano alle loro discussioni e iniziative, più che adirate nel vedere tale realizzazione, sono rammaricate e rattristate, seppure non scoraggiate, nel riscontrare che il pensiero, i simboli, i messaggi delle donne, possono essere stravolti nella direzione di immagini femminili stereotipate.
Gentile Sindaco, proprio perché come lei sa ogni oggetto, divenuto pubblico, diventa un segno e si carica di significato simbolico sia nella semantica della comunicazione che in quella della relazione, nel 2009 l’architetta messicana Elina Chauvet, alla morte della sorella per mano del marito, decise di realizzare, perché quella violenza sollevasse una condanna universale, centinaia di “Scarpette Rosse”.
La scarpetta su cui simbolicamente doveva camminare la libertà della donna, diveniva rossa per mano di un uomo, rossa come il sangue versato dalle vittime ammazzate dagli uomini, dai loro compagni. Un messaggio così chiaro e forte è stato ovunque replicato in occasione della denuncia e del rifiuto di ogni forma di violenza sulle donne.
I reggiseni, i guanti da cucina, i cuscini da poltrona, sottratti all’uso privato ed esposti come simboli in un contesto pubblico, peraltro così importante e delicato, ripropongono proprio quegli stereotipi che la società patriarcale assegna alla donna e da cui chiediamo di essere finalmente liberati, poiché l’essenza e l’esercizio della libertà femminile non possono essere certo racchiusi simbolicamente, come lei stesso comprende bene, in un guanto o un reggiseno.
Signor Sindaco, sebbene il suo gesto sia lodevole nel fronteggiare la violenza alle donne, chi ha realizzato la scena non conosce, però, la storia e i simboli delle donne attraversate dal femminismo, che non è una brutta parola, anzi. Le femministe sono donne che hanno lavorato e lavorano con responsabilità nel privato e nelle istituzioni: insegnanti di ogni ordine e grado, infermiere specializzate, medico, ingegnere funzionarie di enti pubblici, casalinghe impegnate nel lavoro di cura e della riproduzione sociale.
Sono donne che si sono innamorate, rinnamorate e fatto figli, ma hanno soprattutto pensato, creduto e agito per un mondo reale e simbolico dove ci fosse posto per donne e uomini, non intese ed intesi in senso strettamente eterosessuale.
Le femministe hanno criticato il patriarcato ma, soprattutto, hanno pensato, proposto e lottato pacificamente per una società dove il linguaggio le nominasse, la cittadinanza non fosse neutra, cioè solo a misura dell’uomo, dove vigessero e valessero il rispetto e l’inclusione delle differenze. Queste donne hanno riletto la storia e la letteratura rintracciando i segni delle donne, segni non insignificanti ma obliati da una cultura dove solo le gesta degli uomini hanno contato.
Le femministe, nella pluralità delle voci pensanti, praticano le loro azioni e le loro relazioni all’insegna del confronto, della solidarietà e dell’unità tra donne. Tentano di modificare i modelli della competizione e dell’antagonismo ad evocazione maschile. Dalle donne la forza delle donne era uno degli slogan degli anni Ottanta.
La storia delle donne che dagli anni Settanta al 1996 hanno combattuto affinché la violenza non fosse considerata un’offesa alla morale ma alla persona, alla donna è stata costruita su questo faticoso tracciato. Lo sa, signor Sindaco, che ci sono voluti vent’ anni di femminismo per cambiare un articolo del Codice penale che riconoscesse il corpo delle donne?
Agli uomini del Parlamento, evidentemente, era caro il codice Rocco dell’era fascista, del machismo! Alla fine la legge è stata approvata, scrivendo una bella pagina parlamentare, con il voto favorevole di TUTTE le donne.
Gentile Sindaco, per il Coordinamento delle Donne della zona ionico- etnea era importante scriverle questa lettera, per dare valore ad idee, persone, progetti che ogni giorno fermentano anche nel Suo territorio. Confidiamo nella speranza di incontrarla presto, per uno scambio costruttivo di opinioni.
Cordiali saluti
Il Coordinamento delle Donne della zona ionico- etnea





