Non è retorica dire che, come donne, siamo contrarie alle soluzioni armate. Anche chi non ha mai “creato vita” sa che la distruzione degli esseri umani non porta a nulla se non ad altre distruzioni e danni ambientali immensi. La Storia è traboccante di guerre che non hanno portato né a vere soluzioni né alla giustizia sociale.
Il 7 ottobre è frutto dell’odio che, utilizzando questioni “religiose” è covato e cova nella martoriata Palestina. Dopo circa 70 anni di occupazione israeliana della Palestina, dopo le continue predazioni dei campi e dei villaggi palestinesi, dopo l’orribile muro che tiene gli abitanti di Gaza in una prigione a cielo aperto, dopo le enormi difficoltà per i palestinesi di lavorare, curarsi, studiare, coltivare i propri campi, gli accordi di Oslo con la firma di Rabin e Arafat, patrocinati dall’Onu, non è cambiato nulla.
Rabin, che negli anni settanta è stato primo ministro Israeliano e a cui nel 1994 fu conferito il premio Nobel per la pace, è stato assassinato dagli estremisti ebrei. Arafat, Presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese e prima ancora Presidente dell’Organizzazione della Liberazione della Palestina, è morto e nessun altro ha voluto o potuto portare avanti gli accordi raggiunti faticosamente. Anzi, la situazione è peggiorata per la Palestina. Ed ecco che gli orrori hanno avuto spazio sempre di più.
Quello che sta avvenendo fa male non solo ai civili palestinesi, che vivono non solo l’occupazione e le stragi dei civili, ma fa male anche al popolo israeliano di cui fanno parte donne e uomini che vorrebbero che finisse una volta per tutte lo stato continuo di guerra e che aiutano i palestinesi nel poter avere una vita normale.
La Shoah non può giustificare quello che sta avvenendo e noi crediamo che solo la soluzione dei due popoli in due Stati sia l’unica soluzione possibile. Solo restituendo tutti i territori rubati alla Palestina ci potrà essere la Pace, quella vera e, speriamo, voluta dai popoli.
Coordinamento delle donne zona ionico-etnea








