La Prima Sezione Penale della Corte d’Appello di Catania, presieduta da Anna G. Muscarella, in riforma della sentenza di condanna emessa dal Gup del Tribunale, ha assolto l’imprenditore giarrese Orazio Emmanuele – ex art. 530 II comma “perché il fatto non sussiste” – in relazione alla vicenda relativa alla cooperativa “Luna Rossa” e con la formula “per non aver commesso il fatto” in merito ai fatti riguardanti la pratica della società “Venice Beach”, accogliendo l’appello proposto dai suoi legali.
Emmanuele, assistito dagli avvocati Carmelo Peluso e Walter Lattuca, era stato indagato nell’ambito dell’operazione condotta dalla guardia di finanza denominata “Black Job” che, nel 2018, ha svelato un vero e proprio scandalo che ha colpito l’Ispettorato territoriale del lavoro di Catania.
L’imprenditore giarrese, in primo grado, era stato condannato alla pena di quattro anni di reclusione, ridotta in ragione del giudizio abbreviato scelto, poiché ritenuto colpevole dal Gup di Catania del reato di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio commesso in concorso con Rosa Maria Trovato, responsabile dell’Ufficio Legale e Contenzioso dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Catania.
La Corte ha condiviso la tesi della difesa secondo la quale i procedimenti relativi alle infrazioni contestate erano già stati archiviati prima del presunto patto corruttivo, assolvendo l’imputato ai sensi dell’art. 530, II comma, c.p.p. In merito alla pratica relativa alla cooperativa “Venice Beach”, la Corte d’Appello ha accolto il ricorso della difesa e considerato assolutamente passivo l’atteggiamento dell’Emmanuele, che «pur essendo egli stesso vivaista, chiariva di non trattare le piante fiorite a cui la Trovato era interessata e non dava disponibilità personalmente a facilitarla in tal senso, cosa che certamente avrebbe potuto fare visto il settore in cui lavorava», assolvendolo per non aver commesso il fatto.






