A Milo la "strana" Italia di Sebastiano Pavia -
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A Milo la “strana” Italia di Sebastiano Pavia

A Milo la “strana” Italia di Sebastiano Pavia

Il Comune etneo ha ospitato un’originale mostra-reportage dell’affermato fotografo catanese, incentrata sulle contraddizioni e volgarità dilaganti, da Nord a Sud, nel Bel Paese. Oltre cento immagini che fanno riflettere sullo stato di decadenza della nostra penisola

L’Italia delle contraddizioni, delle banalità e del cattivo gusto. E’ andata in scena nelle settimane scorse al Centro Servizi del Comune di Milo, che ha ospitato l’originale personale fotografica “Italiani” di Sebastiano Pavia, professionista del “clic” con all’attivo prestigiose collaborazioni per popolari riviste a tiratura nazionale e campagne pubblicitarie per noti marchi quali Samsonite, Mandarina Duck e Cappellini.

Pavia è originario di Catania e milese d’adozione (il padre, ricco commerciante di tessuti, scelse il ridente centro etneo come “buen retiro”), anche se il suo lavoro lo ha portato a girare il mondo ed, ovviamente, la nostra penisola. Ed il Bel Paese è stato immortalato impietosamente dalla sua fotocamera da Nord a Sud, annientandone le distanze in quanto, come si evince dagli scatti esposti a Milo nonché pubblicati in un corposo catalogo di quasi centocinquanta pagine (all’incirca il numero delle foto del reportage in questione), nei paradossi e nella volgarità gli italiani sono un po’ tutti uguali, al di là della regione di appartenenza.

«Queste immagini – spiega Sebastiano Pavia – sono state da me catturate tra la fine degli Anni Novanta e gli inizi del Duemila. Sono andato in giro per vari motivi ed interessi, imbattendomi casualmente e senza progettare alcunché nelle cose più svariate. E’ venuto fuori questo purtroppo ancora attuale reportage sull’Italia, un Paese allungato ed attraversato dalla storia dell’umanità, di cui però è già in corso la cancellazione della memoria».

Ed, in effetti, passando in rassegna gli scatti di “Italiani” ci si accorge di vivere in uno Stato che sembra aver rinunciato alla propria identità, un tempo all’insegna della bellezza e dell’armonia, ed oggi teatro delle più imbarazzanti “stranezze”.

Tanto per citare qualche esempio, si va dal panciuto uomo del Nord che esibisce seminudo le proprie rotondità per le strade della Sicilia, alle installazioni simbolo di Italia 90 rimaste abbandonate a se stesse in preda alla ruggine ed al degrado; dalle signore ingioiellate ed alla moda della Milano “bene” che ingurgitano avidamente una cena a buffet ad un party dello stilista Cavalli, alle pornostar impegnate in nobili campagne umanitarie nei padiglioni degli Eros Fest; dal noto politico nazionale che promuove la propria immagine con un pallone gonfiato a mo’ di fantoccio, alla diffusa abitudine di banchettare ovunque piazzando nei posti più improbabili (zone archeologiche, spiagge, in mezzo alla neve, ecc.) tavolini da pranzo portatili; dai manifesti funebri affissi ai cassonetti della spazzatura, agli scenari apocalittici offerti dalle piazze storiche delle grandi città all’indomani dei raduni politici e sindacali.

Nella dissacrante, ma realistica, collezione di Sebastiano Pavia spiccano, comunque, due temi ricorrenti, ossia la critica al mondo ecclesiastico e certe caratteristiche scene di vita tipica della sua Sicilia.

Riguardo alla prima, essa viene espressa dal fotografo etneo soprattutto attraverso le immagini di eventi e riti sacri che, in realtà, di mistico e spirituale hanno ben poco, come nel caso dei Cristi crocifissi delle rappresentazioni pasquali viventi, attorniati da ingombranti ed inopportuni fotografi e cameramen.

Per quanto concerne, invece, la “sicilianità”, gli scatti di Pavia evidenziano, tra l’altro, il gusto kitsch degli allestimenti esterni delle piccole attività commerciali, con immagini sacre che “convivono” con magliette dei calciatori e foto osé e dei divi del pop.

“Italiani” di Sebastiano Pavia è, dunque, una collezione di immagini che, tra ironia e denuncia,  riescono a ben evidenziare lo stato di decadenza in cui versa il nostro Paese.

Per noi giornalisti il loro autore sarebbe sicuramente un fotoreporter ideale, in quanto capace di “raccontare” più di quanto si possa esprimere con la scrittura o con la parola: la sua fotocamera è, come lui stesso l’ha definita, “una pistola che spara sulla gente”, bersagliando tutto ciò che andrebbe “soppresso” per poter vivere in un’Italia migliore.

Rodolfo Amodeo

Da sinistra il Prof. Paolo Sessa, organizzatore degli eventi artistico-culturali di Milo, ed il fotografo Sebastiano Pavia

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