"Il Melomane", l’ultima fatica dello scrittore Franco Pappalardo La Rosa -
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“Il Melomane”, l’ultima fatica dello scrittore Franco Pappalardo La Rosa

“Il Melomane”, l’ultima fatica dello scrittore Franco Pappalardo La Rosa

L’ultimo romanzo di Franco Pappalardo La Rosa, Il Melomane, è ambientato nella Torino degli anni settanta, in cui convivono vite normali di donne e di uomini e quelle vite che la follia politica del terrorismo  invasa alcuni giovani.

Angelo Carmelo Salvatore Giarritano, emigrato, intellettuale e correttore di bozze, gestisce la sua quotidianità attraverso la scrittura ed il canto delle arie dei melodrammi, di cui è un esperto. Ogni situazione ed emozione, vissute e sperimentate ogni giorno, sono ricondotte da Angelo al senso interpretativo della vita dei famosi librettisti. Il suo ambiente di lavoro è segnato dalle solite competizioni tra colleghe e colleghi.

La quotidianità di Angelo, però, è sconvolta da una giovane donna che gli chiede aiuto per la stesura della sua tesi di laurea sul melodramma. La giovane, presentandosi direttamente a casa sua, dice che a segnalare il suo nome è stato il suo professore. Un po’ lusingato il melomane accetta di incontrare la ragazza per aiutarla nella ricerca.

Le discussioni sul tema, che si svolgono a casa di Angelo, diventano tra i due quasi duetti, perché la studentessa è preparata e tiene testa al grande esperto. Il correttore di bozze è sorpreso dalle argomentazioni di Gloriana che critica l’età dei lumi, periodo in cui nasce il melodramma, segnata dalla Dea-Ragione che liberava dalle credenze, dal magico, dal mitologico, ma lasciava consumare sul proprio altare errori e orrori in serie e versare un gran mare di sangue.

Errori e sangue non sono serviti in ogni tempo per consentire ai principi di affermarsi? E non vengono da lì gli ideali che stanno alla base delle moderne democrazie? Vorrei che la gente contasse di più, dice ancora la ragazza, ma in uno Stato diverso, precedentemente scardinato e riorganizzato con una nuova classe dirigente. Dalla letteratura del melodramma Gloriana arriva a questa conclusione, mentre Angelo continua ad aggrapparsi alle sue arie per capire e meglio sopportare il mondo, più che criticarlo distruttivamente.

Poi all’improvviso la giovane gli comunica che gli incontri dovranno essere interrotti perché lei andrà ad abitare più lontano. Prima di lasciare la sua casa per l’ultima volta si sfiorano per un bacio. Angelo pensa intensamente a questa ragazza e gira forsennato per Torino, nella speranza di incontrarla per strada. Fuori dal suo tran tran quotidiano e dai suoi luoghi abitudinari, però, incontra l’altra realtà, la critica che diventa pratica, che per le brigate rosse significa seminare la morte per la città.

Gloriana, dalla faccia così perbenino, quasi sicuramente fa parte dei terroristi. Un giorno, con una scampanellata compare a casa, Angelo in accappatoio la fa accomodare e si preparano per un rapporto d’amore che non si consuma perché Gloriana lo incita a fare in fretta perché altrimenti sarebbe svanita. Mentre si spoglia scompare dalla vista dell’uomo. Angelo per sopravvivere, alla sua non–vita, allo svanimento della giovane ed al suo inappagato desiderio di amore, ancora una volta, ricorre cantando un’aria lirica, questa volta è quella dell’addio di Mario Cavaradossi alla sua Tosca: … Svanì per sempre il sogno mio d’amore …/ L’ora è fuggita/e muoio disperato!… / E non ho amato /mai tanto la vita/ tanto la vita…

Gloriana non canta mai le arie, ma costituiscono l’alveo del suo assurdo e fugace progetto politico, che svanì in pochi anni, come Gloriana agli occhi dell’uomo. Per Angelo, le arie costituiscono un perenne supporto alle sue relazioni implicite alla sua esistenza. Due modi diversi di vivere ed intendere la cultura.

Nunziatina Spatafora

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