Giarre, la Fidapa presenta la storia tragica de “Le Ciociare di Capizzi” -
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Giarre, la Fidapa presenta la storia tragica de “Le Ciociare di Capizzi”

Giarre, la Fidapa presenta la storia tragica de “Le Ciociare di Capizzi”

La Fidapa sezione Giarre-Riposto, diretta dalla Presidente prof.ssa Maria Pia Russo, continua l’organizzazione delle attività culturali previste in programma nell’anno sociale in corso, con la presentazione del libro di Marinella Fiume “Le Ciociare di Capizzi”, edito da Iacobelli.

All’incontro culturale su piattaforma Webinar sono state presenti tante socie fidapine, affiancate da diverse Presidenti di sezione della provincia di Catania e dalle autorità Fidapa: la Presidente nazionale BPW Italy, Maria Concetta Oliveri; la Tesoriera nazionale, Adriana Valgoglio Gambato; la Presidente distrettuale Maria Ciancitto; la vice presidente BPW International, Giuseppina Seidita.

All’apertura dell’incontro la Presidente di sezione ha esordito richiamando l’attenzione “sulla funzione della memoria che lega la microstoria alla storia generale. L’episodio di cui parla il libro – ha detto – ci riporta ai fatti di Capizzi che svelano un aspetto oscuro della presenza delle truppe che occuparono la Sicilia, allo scopo di liberare l’Italia dal nazifascismo”. Questo atroce episodio è stato ignorato dai libri di storia e, solo qualche anno fa, la locale Sezione Fidapa di Capizzi si è fatta promotrice di un dialogo-inchiesta con la popolazione capitina, nell’intento di far venir fuori il rimosso e risanare il vissuto collettivo da questa ferita, cucita dentro, nella memoria individuale e collettiva, da oltre settanta anni.

La presentazione, coordinata dalla socia fidapina Maria Privitera, segretaria della sezione Giarre-Riposto, ha avuto inizio con l’intervento dell’autrice, Marinella Fiume, che è stata anche la curatrice del libro: nella sua accurata presentazione ha sollevato numerosi interrogativi, ricollegandosi alle vicende delle donne vittime di violenza di guerra, con un notevole risultato di maternità di massa. In questo approfondimento è stata affiancata da due esperte del mondo della violenza di genere: l’avvocato Melinda Calandra e la prof.ssa Maria Pia Fontana.

È stato messo in evidenza che la stesura del vissuto di queste donne sfortunate non risulta dai documenti di archivio, ma dal racconto raccapricciante dei parenti prossimi, che hanno condiviso il grande dolore di una feroce violenza sul corpo delle donne del loro paese, che non è stata mai raccontata o denunciata, e le vittime si sono portate nella tomba il peso di quel macigno che ha gravato per tutta la vita il loro cuore. L’autrice ha raccontato che, da oltre dieci anni, ha indagato sulle “marocchinate”, con tanti episodi di violenza sessuale da parte dei gourmiers, aggregati alle truppe francesi durante lo sbarco alleato nel luglio del 1943 a Capizzi, in Sicilia, codificato come “operazione Husky”, descrivendo, con dovizia di particolari, lo stupro a danno delle popolazioni civili duranti i conflitti armati come strumento di guerra, anche spesso nascosto e ignorato come vile crimine di guerra. Le donne sono state considerate la parte migliore del bottino, lo stupro viene minimizzato come naturale conseguenza del fatto che gli uomini sul fronte sono lontani dalle loro famiglie, che i soldati meritano un compenso alle loro fatiche, un sollievo allo stress e, nel contempo, è un modo naturale di dimostrare il loro coraggio e la loro virilità.

Il libro è una testimonianza documentata di quanto la storia non sempre dice. L’avvocato Melinda Calandra, esperta in legislazione per le pari opportunità e tutela della donna, anche lei coautrice del libro, nel suo intervento racconta la sua collaborazione con la Fidapa di Capizzi (all’epoca dell’inchiesta ne era la Presidente) e, spesso, nel suo lavoro, relaziona sulla condizione della donna e del suo rapporto con la violenza di genere tra storia e attualità.

Ha concluso l’incontro Maria Pia Fontana sottolineando, nella sua relazione, che esiste un filo conduttore tra il sostegno a gruppi e comunità segnati dal trauma della violenza e alla rielaborazione dei ricordi rimossi, perché troppo dolorosi. Il seminario intende mostrare questo parallelismo di donne di ieri e donne di oggi, vittime in diverse continenti, soprattutto in Africa, ed orientare un lavoro di aiuto psicologico, giuridico e sociale a favore delle donne vittime di violenza, anche attraverso iniziative comunitarie di auto-aiuto. Tale processo, pur presentando rivolti dolorosi sollecitati dal recupero della memoria traumatica, diviene propedeutico alla rielaborazione evolutiva e catartica della sofferenza e dell’abuso.

Anna Fichera

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