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Coronavirus e crisi del turismo: tra Taormina e l’Etna il disperato appello di tre imprenditori

Coronavirus e crisi del turismo: tra Taormina e l’Etna il disperato appello di tre imprenditori

Lo hanno inviato alle deputazioni nazionale e regionale, suggerendo loro le misure urgenti da adottare per scongiurare il definitivo fallimento delle tante aziende che operano nel settore a causa dell’emergenza sanitaria. Indice puntato contro l’eccessiva rigidità delle banche e le lungaggini burocratiche, che rischiano di annientare migliaia di posti di lavoro e, più in generale, l’economia del principale polo turistico siciliano

Sui tavoli delle deputazioni nazionale e regionale di tutte le forze politiche è giunto in queste ore un accorato appello lanciato da tre imprenditori turistici del comprensorio taorminese e della contigua Valle dell’Alcantara, estremamente preoccupati per il durissimo colpo che l’attuale emergenza Coronavirus ha già inferto al comparto dell’accoglienza e della ristorazione, le cui conseguenze negative continueranno a manifestarsi anche nei mesi e forse pure negli anni futuri, a meno che non si adottino immediatamente adeguate misure per tentare di fronteggiare al meglio la crisi in atto, nella speranza di poterla quanto prima superare.

Il documento in questione è stato elaborato e sottoscritto da Maurizio Vaccaro, Angelo Maimone e Massimo Turrisi, titolari ed amministratori di storiche aziende del principale polo turistico siciliano, incastonato tra l’Etna ed il mare della riviera taorminese-naxiota.

«Come ogni anno – scrivono i tre imprenditori – nei primi giorni di marzo di accingevamo ad avviare le nostre attività in vista dell’imminente stagione turistica 2020, ma proprio in quei giorni è… tutto finito! Si sono persi all’improvviso migliaia di posti di lavoro, senza alcuna certezza di poterli recuperare. E fa molto male assistere alle difficoltà ed alle preoccupazioni in cui si dibattono le centinaia di nostri collaboratori, cui si deve la crescita delle nostre aziende, anche perché non sappiamo come aiutarli, visto che non sappiamo nemmeno come aiutare noi stessi.

Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ed il presidente della Repubblica Sergio Mattarella

«“Nessuno dovrà perdere il lavoro!”, ha dichiarato il ministro dell’Economia Gualtieri, mentre il presidente della Repubblica Mattarella ha invocato “iniziative di solidarietà e non mosse che possano ostacolarne l’azione”. Sta di fatto che, ad oggi, di quanto messo in campo dal Governo con il “Cura Italia” e gli altri vari decreti, sul territorio non si è visto nulla di concreto, ma solo ritardi e complicazioni burocratiche.

«Le banche, in particolare, stanno operando in ordine sparso con procedure di istruttoria che nulla hanno a che fare con gli “automatismi” che quei decreti auspicavano. Pertanto, l’accesso al credito per liquidità, del quale abbiamo disperato bisogno per far sopravvivere le nostre aziende, è solo una pia illusione. Noi vogliamo essere messi in grado di far ripartire le nostre aziende, senza indebitarci ulteriormente onde evitare che il fallimento scongiurato oggi sia semplicemente posticipato di qualche mese. Le banche devono essere “costrette” ad attuare misure da “economia di guerra”, anziché venirci a dire (come purtroppo è successo) che il credito concesso oggi alle nostre aziende in crisi non potrà essere rimborsato proprio perché non abbiamo prospettive future, o che gli assegni regolarmente emessi ed in scadenza saranno protestati! Ci risulta, invece, che in alcune aree del Nord Italia (come il Trentino e la Provincia Autonoma di Bolzano) si è già provveduto a stipulare protocolli regionali con gli istituti di credito al fine di elaborare ed attuare interventi di ampio respiro per il dopo pandemia.

«Ed in merito agli aiuti ai nostri lavoratori ed alle loro famiglie (sussidi e cassa integrazione generalizzata) riteniamo semplicemente vergognoso che i sindacati abbiano imposto la cosiddetta “comunicazione preventiva”, che in Sicilia ha comportato la convocazione di “tavoli di concertazione” che hanno portato via almeno dieci preziosissimi giorni di tempo per dare avvio alle relative pratiche.     

Una pagina del report sui cali delle presenze turistiche in vari Paesi del mondo a seguito dell’emergenza Coronavirus, che i tre imprenditori siciliani hanno allegato alla loro lettera-appello alle deputazioni nazionale e regionale di tutte le forze politiche

«Intanto, da un autorevole report nazionale si apprende che la crisi da Covid-19 comporterà per la stagione turistica 2020 un calo di presenze stimabile tra il 50% ed il 70%, che sono percentuali da brividi.

«Così, in queste tristissime giornate di un momento storico tremendamente grave, tutti aspettiamo e ci auspichiamo di raggiungere e superare al più presto il picco della pandemia, ma nessuno sappiamo se abbiamo raggiunto il punto di non ritorno oltre il quale le aziende non potranno più rimettersi in piedi per assicurare posti di lavoro e, più in generale, lo sviluppo economico di tutto un territorio».

Gli imprenditori Vaccaro, Maimone e Turrisi passano quindi ad illustrare la loro “ricetta” per poter tentare di “salvare il salvabile” del comparto turistico, messo letteralmente in ginocchio dall’emergenza sanitaria ancora in corso. Tra le proposte da loro avanzate, la stipula di accordi col sistema bancario affinché si mostri molto meno “rigido” nei confronti delle imprese, l’avvio immediato (entro il 10 aprile) delle procedure di richiesta ed erogazione dei sussidi e della cassa integrazione per i lavoratori (con l’anticipazione da parte delle banche), la sospensione del pagamento di qualsiasi tributo (anche comunale e regionale) e la cancellazione di qualsiasi tassazione per l’anno 2020, la predisposizione di un piano di intervento e finanziamento (con il 50% a fondo perduto) per tutte le imprese della filiera del turismo, la predisposizione di un piano regionale di comunicazione e marketing per riconquistare i flussi turistici italiani ed esteri e l’introduzione di agevolazioni per le assunzioni al fine di rilanciare l’occupazione (esonerando in particolare le aziende dal pagamento dei contributi per un periodo di trentasei mesi).

Rodolfo Amodeo

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