“Cosi ‘i Catania”: non c’è lavoro. Ma c’è chi si “runa vessu” -
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“Cosi ‘i Catania”: non c’è lavoro. Ma c’è chi si “runa vessu”

“Cosi ‘i Catania”: non c’è lavoro. Ma c’è chi si “runa vessu”

Mai dire mai… con l’ingegnosità dei catanesi. Manca il lavoro? La crisi si fa sentire? La “manicula” non “furrìa”? A certe latitudini la risposta sarebbe: parole senza speranza, toni cupi, visioni tenebrose, istinti al limite.

A Catania, poteva accadere? Nella città dove la disperazione diventa sarcasmo, dove le tragedie fanno… ridere, l’ironia non risparmia niente e nessuno. Nemmeno un problema serio come la disoccupazione.

Così, l’arte di arrangiarsi, di non mollare mai, sembra contagiare un intero popolo. Capace di “trovate”, di “colpi improvvisi”, di “autentici genialate” che possono suscitare l’emozione di tanti.

Come, al corso delle Provincie, in pieno centro cittadino. Su una panchina di marmo, accanto ad uno dei tanti negozi alla moda, ecco saltare fuori la scritta che vedete in foto.

Altro che curriculum! Altro che formazione professionale! Altro che nuove metodi d’inserimento! Qui, siamo di fronte al “genio”: si cerca il lavoro, si rassicura, si invita alla collaborazione, si ringrazia.

In poche – fuliminanti – battute si fa tutto quello che per molti necessita di pagine e pagine. Di complicati approcci, di difficili avvicinamenti aziendali. Qui, è tutto veloce, diretto, senza fronzoli. Talmente veloce che manca una “c” al “no rompi satole” che “chiude” la “lirica disoccupata”.

Un esempio mirabile di comunicazione che va alle cose, al sodo, non alle formule, alle formalità. In poche righe un messaggio forte, chiaro e impertinente, per certi versi.

Certo, la crisi economica è ormai cronica, di tessuto imprenditoriale vero è rimasto poco o nulla: quello che non manca di certo è lo “spirito di un popolo”. Quello catanese. Che nessuna crisi, nessun “terremoto”, nessuna “forza termonucleare” potrà mai abbattere.

Marco Benanti

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