Le vecchie carceri di Castiglione di Sicilia -
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Le vecchie carceri di Castiglione di Sicilia

Le vecchie carceri di Castiglione di Sicilia

Il locale distaccamento dell’associazione “SiciliAntica” ha ripulito l’ingresso della prigione annessa al Castello medievale, gettando così le basi per una sua fruizione turistica

Nel circuito siciliano dei Castelli medievali un posto di rilevo spetta senz’altro a quello del Comune di Castiglione di Sicilia, prevalentemente risalente al periodo normanno-svevo. Non a caso, la ridente cittadina etnea ricadente nella Valle dell’Alcantara deriva il suo nome proprio da tale storico edificio (Castiglione nel senso di “grande castello”), meta di numerosi visitatori (lo scorso anno se ne sono registrati circa ottomila). Ma l’attrattiva esercitata da questo antico maniero potrebbe ulteriormente accrescersi rendendone fruibile l’ala adibita a carcere, dove nelle anguste celle denominate “dammusi” (lunghe non più di due metri ed alte appena un metro) venivano rinchiusi feroci criminali, rivoluzionari politici e, nel 1800, anche malati mentali socialmente pericolosi.

Un primo passo per rendere visitabili le almeno quattro celle in cui sono articolate le vecchie prigioni castiglionesi è stato posto in essere nelle appena trascorse settimane dal locale distaccamento di “SiciliAntica”, ossia l’associazione per la tutela e la valorizzazione dei beni culturali ed ambientali presenti nella nostra regione, che a Castiglione è guidata dal presidente Salvatore Verduci (nel riquadro sulla foto dell’ingresso delle carceri castiglionesi). Quest’ultimo ed altri volontari si sono, infatti, prodigati per liberare l’ingresso del carcere (ubicato dietro la Chiesa della Madonna della Catena) dalle sterpaglie e dai detriti che da tempo immemorabile ne ostruivano l’accesso, anche a seguito di una frana verificatasi in una data imprecisata.

«E’ stata un’esperienza faticosa, ma esaltante – dichiara al riguardo il presidente Verduci – in quanto si sono gettate le basi per aprire al pubblico un altro interessante ambiente del nostro Castello, che con queste carceri si amplia di altri mille metri quadrati. Durante i lavori di pulitura abbiamo anche notato qualcosa di intrigante, ossia dei disegni alle pareti delle celle, due dei quali raffigurano una croce ed un pugnale. L’attuale Amministrazione Comunale di Castiglione di Sicilia si sta mostrando sensibile alla valorizzazione del Castello e ci ha assicurato la massima collaborazione negli ulteriori interventi di pulitura che intendiamo porre in essere negli altri ambienti del monumentale edificio; ci auguriamo che pure la Soprintendenza ai Beni Culturali possa fornirci il suo autorevole supporto».

Per la comunità castiglionese, dunque, la locale sezione di “SiciliAntica” (in procinto di avviare il nuovo tesseramento per poi procedere al rinnovo del Consiglio Direttivo) continua a costituire una preziosa risorsa. Prima di occuparsi della pulitura delle carceri del Castello, ad esempio, il presidente Verduci ed i suoi collaboratori si erano resi artefici del recupero del pregevole altarino di Via S. Maria, risalente al 1740, in cui è incastonato un dipinto di autore ignoto raffigurante la Sacra Famiglia.

Rodolfo Amodeo

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