Mafia, sequestrati beni per quasi 11 milioni di euro a esponenti del clan Santapaola -
Catania
16°

Mafia, sequestrati beni per quasi 11 milioni di euro a esponenti del clan Santapaola

Mafia, sequestrati beni per quasi 11 milioni di euro a esponenti del clan Santapaola

Nel quadro delle attività coordinate dalla Procura Distrettuale della Repubblica a contrasto della criminalità organizzata, rivolte all’aggressione dei patrimoni illecitamente accumulati dai sodalizi di stampo mafioso, i Finanzieri del Comando Provinciale di Catania hanno dato esecuzione, nella provincia etnea e in quella di Arezzo, al provvedimento con cui il Tribunale di Catania – Sezione Misure di Prevenzione ha disposto il sequestro in materia di prevenzione antimafia del patrimonio riconducibile a Salemi Carmelo (classe 1969), detto “U Ciuraru” (il fioraio), ritenuto sulla base degli indizi raccolti elemento di spicco della famiglia “Santapaola-Ercolano” nel quartiere di “Picanello”, e Papa Giovanni Fabrizio, imprenditore edile ritenuto sempre sulla base degli indizi raccolti, organicamente asservito agli interessi del predetto sodalizio criminale.

Il valore dei beni sottoposti ad apprensione patrimoniale è di oltre 10,8 milioni di euro. Salemi Carmelo e Papa Fabrizio sono stati raggiunti nel 2024 da ordinanza di custodia cautelare in carcere nell’ambito dell’operazione denominata “Oleandro” condotta, sotto la direzione della Procura, da unità specializzate deì Gruppo Investigazioni Criminalità Organizzata del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di finanza di Catania.

In quel contesto investigativo Salemi Carmelo sarebbe emerso come figura di spicco del sodalizio mafioso, “Gruppo di Picanello”, che avrebbe partecipato non soltanto alle condotte criminose sottese all’esecuzione del programma criminoso del clan, ma avrebbe anche deciso, organizzato, diretto e promosso le condotte per la realizzazione degli scopi illeciti, occupandosi inoltre della risoluzione di controversie all’interno della compagine criminale e con altri organizzazioni mafiose. Per tali vicende sono stati contestati i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione aggravata dal metodo mafioso, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti.

Con riferimento a Papa Fabrizio, le investigazioni avevano evidenziato che l’imprenditore avrebbe messo a disposizione di Salemi Carmelo, a capo del “Gruppo di Picanello”, le proprie società per il riciclaggio di ingenti quantità di contanti provento delle attività criminali del clan, contribuendo a occultarne l’origine delittuosa, per il successivo reimpiego in attività economiche o finanziarie, essenzialmente nell’edilizia, tramite le medesime imprese a lui riconducibili.

Papa si sarebbe inoltre dimostrato – come emerge dagli indizi raccolti, profondo conoscitore delle dinamiche interne dell’organizzazione mafiosa e dei loro metodi di gestione delle richieste estorsive nonché della capacità dei vertici dell’organizzazione di comandare anche durante il periodo di detenzione carceraria e del ruolo di “soldati” svolto dai ragazzi più giovani utilizzati nella gestione delle piazze di spaccio.

Secondo quanto emerso a livello indiziario, le sue condotte criminali avrebbero pertanto fornito un concreto contributo causale ai fini della conservazione, del rafforzamento e, comunque, della realizzazione, anche parziale, del programma criminoso dell’associazione mafiosa sotto il profilo della capacità economica, del potere di infiltrazione nel tessuto economico e del controllo del territorio.

Sulla scorta dell’allora complessivo quadro indiziario raccolto, il Giudice per le indagini preliminari disponeva, con apposita ordinanza concernente complessivamente 26 indagati, l’applicazione di misure cautelari personali nei confronti di 15 persone (14 in carcere e 1 agli arresti domiciliari), gravemente indiziate, a vario titolo, di associazione a delinquere di stampo mafioso nonché delle condotte, aggravate dal metodo mafioso, di usura, estorsione, traffico organizzato e spaccio di sostanze stupefacenti e riciclaggio di denaro nella forma del reimpiego dei proventi illeciti in attività economiche; reali nella forma del sequestro, finalizzato alla confisca, di società, fabbricati, terreni, autovetture e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di oltre 12 milioni di euro.

Alla luce di tali evidenze, Salemi e Papa sono stati inquadrati dal Tribunale come soggetti “pericolosi per la società” per via della storia criminale che caratterizza il Salemi, raggiunto anche da plurime sentenze di condanna per reati di criminalità organizzata, e della posizione dell’imprenditore Papa, ritenuto organicamente asservito agli interessi del sodalizio mafioso operante nel quartiere di Picanello.

I militari del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Catania della Guardia di finanza, sotto la direzione della Procura, hanno pertanto sviluppato nei confronti dei predetti soggetti ulteriori e specifici accertamenti economico-finanziari individuando disponibilità e beni ritenuti sulla base degli indizi raccolti non compatibili con i redditi provenienti da attività lecite e come tali indicativi di una evidente sproporzione tra le ricchezze concretamente accumulate e le fonti di guadagno dichiarate, di modesta entità.

Valutato l’insieme degli elementi raccolti, la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Catania, ha dunque disposto il sequestro di prevenzione delle quote delle società, di fatto ritenute riconducibili a Salemi e Papa, denominate Fabri Immobiliare S.r.l., BF Costrizioni S.r.l. e VRS Immobiliare S.r.l., site a Catania e operanti nel settore delle costruzioni edili e della compravendita immobiliare, nonché dei relativi compendi aziendali, comprensivi di 62 fabbricati (di cui 24 siti in provincia di Catania e 38 in provincia di Arezzo) e 16 terreni (11 in provincia di Catania e 5 in provincia di Arezzo), e delle disponibilità finanziarie, per un valore complessivo superiore a 10,8 milioni di euro.

L’attività investigativa in questione si inquadra nel più ampio quadro delle azioni svolte dalla Procura della Repubblica di Catania e dalla Guardia di Finanza volte al contrasto, sotto il profilo economico-finanziario, delle associazioni a delinquere di tipo mafioso e della “mafia imprenditrice”, anche al fine di evitare i tentativi, sempre più pericolosi, di inquinamento del tessuto imprenditoriale e di partecipazione al capitale di imprese sane.

Potrebbero interessarti anche