Catania

“Echi” dell’Impero Romano d’Oriente a Castiglione di Sicilia e Giardini Naxos

“Echi” dell’Impero Romano d’Oriente a Castiglione di Sicilia e Giardini Naxos

Dopo il brillante esordio con la partecipatissima escursione nel Comune etneo, proseguono gli “Itinerari Bizantini della Valle dell’Alcantara”, che domenica prossima, 6 agosto, faranno tappa al Castello di Schisò, un tempo edificio militare di rilevante importanza strategica, così come l’antistante porto

Grande successo di pubblico per il primo della serie di itinerari bizantini nella Valle dell’Alcantara promossi dalla Pro Loco di Giardini Naxos nell’ambito del progetto “Welcome to Alcantara Valley”. L’esordio dell’iniziativa si è avuto sabato scorso a Castiglione di Sicilia, dove qualificati relatori, tra la chiesa di San Nicola ed il Castello Lauria, hanno dissertato sulle testimonianze lasciate dall’Impero Romano d’Oriente nel territorio del Comune etneo. All’escursione hanno preso parte docenti di storia dell’arte, giornalisti, turisti, amministratori locali, cittadini sensibili alla cultura ed, ovviamente, appassionati di arte bizantina. Ai numerosi partecipanti l’Amministrazione Comunale castiglionese ha offerto una degustazione delle eccellenze enogastronomiche locali.

Alcuni partecipanti alla visita di sabato scorso alla chiesa di S. Nicola a Castiglione di Sicilia

«Ringrazio per la collaborazione – dichiara il presidente della Pro Loco di Giardini Naxos, Giuseppe Carmeni – il Comune di Castiglione di Sicilia, ed in particolare il sindaco Antonio Camarda ed il vicesindaco Irene Randazzo, la locale Pro Loco, la Diocesi di Acireale e l’arciprete Don Roberto Fucile.

«Il futuro di questa Valle è nelle mani di chi la abita. Ciò che visiteremo nel corso di questi itinerari bizantini è solo una piccola parte delle meraviglie di questo territorio, che presenta anche un patrimonio dimenticato da valorizzare e salvaguardare e che ognuno dovrebbe promuovere.

«Il secondo itinerario bizantino farà tappa a Giardini Naxos domenica prossima, 6 agosto, presso il Castello di Schisò, con inizio alle ore 18,00. A fare da guida saranno Daniele Raneri, architetto, progettista nel settore dei beni culturali e docente di Storia dell’Arte, e la geologa e guida escursionistica Daniela Vanella. Anche stavolta il tutto si concluderà con una degustazione gratuita di prodotti tipici locali. Per informazioni e prenotazioni telefonare al 3406700563».

L’importanza strategica del Castello di Schisò e del Porto di Naxos. Il prima citato architetto Raneri, intanto, ci fornisce qualche anticipazione riguardo alle tematiche che verranno affrontate durante la visita di domenica prossima al Castello di Schisò.

L’architetto Daniele Raneri

«Giardini Naxos – spiega Daniele Raneri – ha a tutt’oggi il suo castello, ossia il “Kastron” bizantino, di tipo ed età medievale, ancora in buono stato di conservazione. L’edificio, ubicato all’ingresso del porto di Naxos per motivi di strategia militare, è di tipo quadrangolare con presenza di torri angolari. Nella sua costruzione, risalente al 695 d.C., sono state utilizzate tegole “pettinate” con righe parallele graffiate. Ma il corpo edilizio che oggi vediamo è diverso per le aggiunte di parti disposte dal marchese De Spucches all’inizio dell’Ottocento al fine di trasformare il maniero in residenza di campagna per la famiglia. Oggi il Castello di Schisò è di proprietà della famiglia Paladino.

«Da evidenziare che altri corpi di muri di età bizantina sono emersi nel vicino Parco Archeologico di Naxos, laddove era ubicato l’antico porto, successivamente interrato per fatti naturali. Ed il Porto di Naxos si rivelava di importanza strategica in quanto l’arrivo e l’approdo in esso è stato facilitato, da sempre, dalle correnti marine provenienti dallo Stretto di Messina. Questa agevole navigabilità è stata quindi sfruttata dalle varie armate navali. Siamo pertanto in presenza di una zona dalla rilevante importanza strategica e militare, anche per la presenza del “Kastron”, ossia il Castello di Schisò.

«Altre testimonianze bizantine relative a quest’ultimo e che illustreremo nell’itinerario di domenica, sono il rinvenimento in zona (nel 1953 ad opera dell’archeologo Santi Agnello) di una cassa militare nascosta e sotterrata, contenente “solidus” d’oro, ovvero la moneta imperiale coniata a Costantinopoli (Bisanzio) al tempo dell’Imperatrice Irene; una cappella religiosa, intitolata a San Pantaleo, oggi restaurata (ogni castello doveva avere la sua cappella in base al principio della cosiddetta “pietas religiosa”). Da documenti del tempo si apprende, inoltre, che l’area in questione veniva chiamata “Porto di Quison”, da cui deriverebbe la molto simile odierna denominazione di “Schisò”».

Gli studi del giarrese Sebastiano Maggio sulla moneta “solidus” d’oro. Tornando al “solidus” d’oro cui accennava l’architetto Raneri, è doveroso ricordare gli studi al riguardo condotti dall’indimenticato preside di Giarre Sebastiano Maggio e contenuti nel volume “Le associazioni professionali nell’alto medioevo. Artigiani e commercianti in Italia dal VI al XI secolo”, edito a Catania nel 1996 per i tipi della “C.U.E.C.M.”. Il Maggio ha, in pratica, appurato che, sulla base di un editto del 643 d.C. codificatore del diritto longobardo, un costruttore di abitazioni (ossia il “magister muratorum”) poteva richiedere al soggetto committente un compenso pari ad un “solidus” aureo se copriva con seicento tegole il tetto di un ambiente a piano terra, mentre se la copertura riguardava un ulteriore piano, un “solidus” bastava solo per la messa in opera di trecento tegole in quanto si teneva in conto il fattore di rischio derivante dal lavorare ad un’altezza maggiore.

Tonio Troina

 

FOTO PRINCIPALE: il Castello di Schisò e, nei riquadri, un momento della recente escursione alla chiesa di San Nicola a Castiglione di Sicilia ed il presidente della Pro Loco di Giardini Naxos Giuseppe Carmeni

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