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Riposto, la chiusura delle tre fontane pubbliche alimenta una saga infinita

Riposto, la chiusura delle tre fontane pubbliche alimenta una saga infinita

Un cartello privo di timbri e intestazioni è stato apposto dal personale dell’Ufficio Acquedotto comunale avvertendo i cittadini che le “fontanelle sono state temporaneamente chiuse a causa dell’inciviltà delle persone”.

Un messaggio chiaro che a molti è suonato come una punizione unilaterale che colpisce tutti, indistintamente, sull’utilizzo improprio delle fontane pubbliche comunali. Nelle scorse settimane erano stati sostituiti i rubinetti classici a leva con quelli a pulsante nell’intento di regolare i consumi idrici, ma sono stati danneggiati e addirittura trafugati da ignoti.

Sovente l’acqua scorreva per ore, suscitando l’indignazione di quei cittadini, che, in piena estate, in talune aree urbane, si sono visti negare la fornitura idrica per non meglio precisate dispersioni nei sotto servizi idrici comunali. Mugugni e sofferenze.

La chiusura delle fontane pubbliche, dunque, sarebbe stata dettata anche dalla necessità di dare un segnale in risposta all’inciviltà dei cittadini sull’utilizzo delle fontane di via Pio La Torre, via Libertà e via Etna.

Ma la città è divisa su questa decisione – assunta a quanto pare dal sindaco che ha incaricato uno degli addetti del Servizio Acquedotto ad applicare i chiusini. In larga parte sono i contrari a farsi “sentire” attraverso i social. Compresi i dispensatori di like che, loro malgrado, hanno riconosciuto di non approvare. Di non condividere l’iniziativa pur ammettendo che gli spazi antistanti le fontane pubbliche, di fatto privatizzati,  si erano trasformati in car wash.

Sui social il trionfo del populismo. Di citazioni giuridiche. Scrivono tutti. Compresi quelli che, avendo un preciso ruolo, si avventurano nel citare iniziative analoghe assunte in altri Comuni. Manca solo che l’abbia scritto qualcuno persino nella Sacra Bibbia.

Sulle bacheche virtuali decine dei post: “Le fontane non possono essere chiuse senza un valido motivo, anche se alcuni la usano per lavare i vetri della macchina nn penso che sia uno spreco esagerato e poi l’acqua è un bene comune paghiamo le tasse e abbiamo il diritto di usufruirne. Bisognerebbe a questo punto mettere i rubinetti adatti invece di chiuderli con i tappi. Non dimentichiamoci che l’acqua rimane sempre una risorsa naturale e rinnovabile…

“Bisognava colpire i colpevoli così invece si colpisce tutte le persone educate che andavano a prendersi l’acqua…” E tra i post c’è chi approva scatenando altre polemiche: “Hanno fatto bene non siete degni di rispettare l’acqua ,chiuderla e di non lavare le macchine perché ci sono i lavaggi!”

Sul fronte politico sono molteplici le reazioni. E la vicenda dai toni con cui viene affrontata certamente è destinata a lasciare sul segno. Anche in Consiglio comunale. E non solo.

Il consigliere di minoranza Mariella Di Guardo, non usa mezze misure, ribadendo la richiesta perentoria di riattivare subito – senza se, ma, forse – le tre fontane pubbliche, sorprendendosi sull’inserimento di un nuovo reato nel Codice penale “ripostese”: Inciviltà.

“All’insegna dello slogan – osserva la Di Guardo – “l’acqua è un diritto e non una merce!”, con il referendum del 12/13 giugno 2011 e con una grande vittoria del si, l’acqua venne sancita come “bene comune”. Tra i nuovi obblighi per gli stati membri dell’UE, spicca l’aumento delle fontanelle pubbliche, con un duplice obiettivo: aumentare l’accesso all’acqua per i soggetti svantaggiati e ridurre i rifiuti di plastica”.
Claudia D’Aita coglie l’occasione per sottoporre ai navigatori web dissertazioni sull’acqua pubblica, sulla sua sacralità, citando ricerche. Insomma una mini puntata di Superquark. Utile? Decisamente sproporzionata considerato il contesto.
E regala poi un affondo al sindaco: “In un delirio da architettura ostile – quella stessa che porta a fare le panchine più corte se no di sera ci vanno a dormire i barboni – e in pieno delirio da sindaco sceriffo, le fontanelle pubbliche si chiudono a causa della inciviltà di alcuni”.
Mentre Ezio Raciti, consigliere di minoranza, sempre sensibile alle politiche ambientali, ai regolamenti e, in generale al rispetto delle normative, rimarca la propria posizione: “Occorrerebbe conoscere la legge o studiare le norme in materia prima di intervenire con queste azioni sconsiderate”.
La saga sulle fontanelle pubbliche continua. Purtroppo.

 

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