Il Consiglio comunale di Giarre durante l’attività ispettiva è tornato ad affrontare una delle pagine più preoccupanti per la salute pubblica e l’ambiente: il rogo tossico nella discarica di via Zinghirino e il deposito incontrollato di sabbia vulcanica.
A riaccendere i riflettori su questa vicenda è stato il Presidente del Consiglio Comunale, Giovanni Barbagallo, che ha lasciato lo scranno più alto per sedersi tra i consiglieri e rivolgere un’interrogazione diretta e senza giri di parole al sindaco Cantarella.
“Ricorda cosa è avvenuto tra il 10 e il 14 novembre?”, ha chiesto Barbagallo, gelando l’aula. Nessuna risposta. “Dovrebbe ricordarlo — ha proseguito — perché per ben quattro giorni gran parte della città è stata esposta ai fumi tossici del rogo appiccato da ignoti nella discarica di via Zinghirino. Come medico dovrebbe essere il primo a intervenire per evitare che un fatto simile si ripeta e per pretendere l’individuazione dei responsabili.”
Il rogo ha sprigionato fumi densi e irrespirabili, visibili da diverse zone del centro abitato, causando forte allarme tra i residenti e sollevando dubbi inquietanti sulla gestione del sito, da tempo in abbandono. Secondo quanto emerso, la discarica era priva di videosorveglianza e i cancelli lasciati aperti, facilitando lo sversamento abusivo di rifiuti di ogni genere. Ma non è tutto.
Barbagallo ha acceso i riflettori anche su Trepunti, dove l’area adibita temporaneamente al deposito della sabbia vulcanica — raccolta dopo l’eruzione dell’Etna — si è trasformata in una montagna di cumuli scuri che richiamano un paesaggio lunare. “Non è possibile conferire materiale in quantità così massive senza regole — ha dichiarato —. Sono stati fatti i controlli previsti dalla legge? Esistono i registri di carico e scarico? Dove sono i documenti sul deposito?”
Anche su questo tema, il sindaco non ha fornito risposte esaustive rimandando tutto ad una risposta scritta, alimentando preoccupazioni su una gestione dei rifiuti speciali e delle emergenze ambientali. E se da un lato i residenti chiedono sicurezza e trasparenza, dall’altro la politica sembra non voler guardare in faccia la realtà, lasciando che questioni gravi come queste vengano sepolte nel silenzio istituzionale.
Quello che emerge è un quadro preoccupante: roghi incontrollati, rischi per la salute pubblica, assenza di controlli e materiale potenzialmente pericoloso lasciato a giacere per anni. Giarre, ancora una volta, sembra vittima di una politica distratta e inefficace, dove neppure l’emergenza ambientale più palese riesce a scuotere le coscienze di chi dovrebbe agire. E la città, intanto, respira fumo tossico e sabbia senza risposte.








