Giarre, appello del Procuratore regionale della Corte dei conti su un danno erariale -
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Giarre, appello del Procuratore regionale della Corte dei conti su un danno erariale

Giarre, appello del Procuratore regionale della Corte dei conti su un danno erariale

Si riapre il caso sul presunto danno erariale di 6,3 milioni di euro, cagionato al Comune di Giarre, a causa dell’acquisto di rilevanti quantitativi di acqua da privati fornitori, di pari importo, giustificato da una asserita insufficienza  della dotazione idrica emunta dai pozzi e dalle sorgenti di proprietà comunale.

Il Procuratore regionale della Corte dei Conti di Sicilia ha presentato appello avverso la sentenza della Sezione Giurisdizionale per la Regione Siciliana della Corte dei Conti depositata il 28 settembre scorso, con cui era stata assolta la dirigente dell’Area Tecnica del Comune di Giarre, ing.Pina Leonardi, in pensione dallo scorso 1 agosto.

Del presunto danno erariale complessivo di 6,3 milioni di euro, 4milioni 561mila euro circa erano stati addebitati alla Leonardi e 1milione 744mila euro all’ ex dirigente comunale, arch.Nuccio Russo, già da tempo  in pensione, per il quale è invece intervenuta la prescrizione.

La vicenda scaturisce dall’attività investigativa condotta dalla Guardia di finanza di Riposto in ordine alla gestione del servizio idrico integrato a Giarre, nell’abito della quale le Fiamme gialle hanno accertato che nel periodo tra 2013 e il 2019,  appena  il 20% dell’acqua per consumo umano immessa nella rete idrica del Comune di Giarre, veniva consegnato all’utenza, mentre il rimanente 80% andava sprecato. L’Ente comunale, sosteneva l’accusa,  avrebbe acquistato, ad integrazione dalle fonti idriche di proprietà, rilevanti volumi di acqua da società private, la cui gran parte finiva direttamente nella rete fognaria, senza mai essere utilizzata.

I magistrati contabili che, come detto, hanno poi assolto in primo grado, l’anno scorso, la dirigente Leonardi, hanno osservato che le condotte che dalle sorgenti o dai pozzi (sia in proprietà che di privati) trasportano l’acqua ai serbatoi comunali, sono per lo più in ghisa, di grandi dimensioni, sempre ispezionate e non soggette a perdite, mentre la rete idrica comunale che serve le utenze dei privati cittadini e degli uffici pubblici, risultano vecchie tubature zincate obsolete, alcune delle quali risalenti al 1940 e gravate da numerose perdite.

Da qui la conclusione dei giudici del collegio, secondo cui  “la verifica delle reali perdite, addebitabili alla vetustà dell’acquedotto comunale, presuppone l’individuazione di tutti i consumi tanto pubblici quanto privati, nonché di tutte le utenze che non risultano al Comune poiché abusive e non misurate o sottomisurate a causa di un contatore obsoleto. Il danno contestato, pertanto, andava considerato soltanto come presunto, poichè “non supportato da una dimostrazione della sua concretezza e attualità”. L’ing. Leonardi era stata quindi “dichiarata esente da responsabilità e assolta da ogni addebito”.

Ora, a distanza di 11 mesi l’inattesa notifica dell’appello del procuratore regionale della Corte dei conti che potrebbe presupporre l’avvio di ulteriori approfondimenti investigativi, di competenza della Guardia di finanza di Riposto.

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