Catania, il sontuoso “Monastero dei Benedettini” -
Catania
24°

Catania, il sontuoso “Monastero dei Benedettini”

Catania, il sontuoso “Monastero dei Benedettini”

Espressione del tardo barocco siciliano, il “Monastero dei Benedettini” venne fondato dai monaci cassinesi nel 1558. A seguito di varie calamità naturali, però, fu ricostruito più volte nel corso dei secoli; infatti, per via della colata lavica ed anche del terremoto, ha subìto delle sostanziali modifiche strutturali.

Il primo impianto, a forma quadrata, presentava un chiostro interno soprannominato dei “Marmi”; un appellativo che traeva origine dalla presenza del pregiato marmo di Carrara ben visibile nell’elegante colonnato seicentesco e nell’antica fontana quadrilobata posta al centro.

Tuttavia, proprio nel 1669, si manifestarono delle potenti scosse sismiche e degli assordanti boati; si trattava dell’Etna in eruzione. In poco tempo, si aprirono sulla “Montagna” due grosse fenditure da cui improvvisamente fuoriuscì una gran quantità di lava; in appresso si formarono delle lunghissime colonne di fumo e, in seguito alle forti esplosioni, vennero scagliati materiali piroclastici.

Le fonti storiche tramandano che di lì a poco la colata si spinse sino alla cinta muraria della città, arrivando a colpire persino le mura del monastero cinquecentesco. Curioso notare, inoltre, come la città sia stata difesa attraverso la costruzione di appositi canali finalizzati a  deviare  il decorso di quell’inarrestabile fiume di fuoco. Un espediente che portò alla salvezza del complesso monastico ma non dell’attigua chiesa intitolata a “San Nicola L’Arena”, completamente ridotta in macerie.

Ventiquattro anni dopo, ovvero nel 1693, il capoluogo etneo e tutto il versante della Sicilia orientale fu devastato da un altro catastrofico evento: il terremoto. Secondo gli studiosi le scosse raggiunsero magnitudo pari a 7,7 della scala Richter. Dell’edificio benedettino, dunque, rimasero intatti solamente il piano interrato e parte del primo.

La ricostruzione del plesso avvenne nel 1702, venendo ripopolato da monaci provenienti da altri cenobi. Per di più, la struttura fu pure ingrandita attraverso la realizzazione del “Chiostro di Levante” e di vari spazi adibiti alla vita diurna e collettiva dei frati. Gli ambienti destinati a tale funzione erano i seguenti: la biblioteca, le cucine, l’ala del noviziato, i refettori, il coro di notte. Fu anche sfruttato il banco lavico per la creazione dei due giardini pensili: l’“Orto Botanico” e il “giardino dei Novizi”.

Ad oggi, il monastero rientra nel novero dei conventi più grandi d’Europa rimanendo secondo solo a quello di Mafra, sito in Portogallo. In ultimo, non possono essere lasciati priva di meritevole menzione i grandi architetti che parteciparono alla messa in opera di questo sontuoso monumento: a tal riguardo si citano gli illustri Stefano Ittar, Francesco Battaglia e Giovanni Battista Vaccarini.

Livio Grasso

Potrebbero interessarti anche