Catania, il palazzo Ingrassia -
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Catania, il palazzo Ingrassia

Catania, il palazzo Ingrassia

Sulla “chiusa del Tindaro” , oggi nota come giardino di via Biblioteca, svetta il maestoso “Palazzo Ingrassia”. Edificio di pregevole fattura, fu pianificato dal “Genio Civile” nel 1880 e dedicato all’anatomista Gianfilippo Ingrassia; quest’ultimo, inoltre, è ricordato per aver scoperto la cosiddetta “ staffa”, piccolo osso dell’orecchio medio.

Durante i lavori di costruzione condotti nel 1885 si rinvennero alcuni resti di un impianto termale risalente all’epoca romana. Sappiamo, per di più, che il direttore dell’istituto fu Francesco Bertè, docente ordinario di medicina; a quel periodo il complesso edilizio ospitava un museo di anatomia, un teatro anatomico, un museo di antropologia siciliana ed una ricca collezione di crani e scheletri.

Gli ambienti interni erano articolati nel seguente modo: reparti di uffici e collezioni nell’ala sud; camera incisoria , obitorio  e stanza per le preparazioni anatomiche nel versante nord. Non a caso, prese anche il nome di “ Palazzu do Spacca Morti”. In principio, la struttura era dotata del solo piano terra; successivamente, però, venne realizzato pure il primo piano.

L’accesso è inquadrato da una scalinata a doppia rampa che sfoggia il bellissimo busto di Gianflippo Ingrassia. Al pianterreno, dal 2015 , si trova il museo di Archeologia dell’Università di Catania; realizzato con il progetto “Catania – Lecce” (2003), conserva una serie di reperti ascrivibili al periodo protostorico, preistorico, tardo-antico e medievale.

Le fonti tramandano che Paolo Orsi, archeologo e direttore del Museo archeologico di Siracusa, nel 1898 donò dieci reperti rinvenuti nel sito di Megara Iblea al gabinetto di archeologia del “Dipartimento di studi” del capoluogo etneo. Lo studioso, per di più, viene rammentato per le straordinarie scoperte che restituì sia in Sicilia che in Calabria.

L’inestimabile collezione fu notevolmente arricchita grazie al contributo di Guido Libertini, brillante scienziato dell’antichità; a lui si attribuiscono ventuno calchi in gesso di statuaria antica, appartenuti a Giulio Emanuele Rizzo, ed anche una serie di monete concesse in dono all’ateneo catanese  da parte di monsignor Salvatore Ventimiglia nel lontano 1783. Proprio a lato dell’ex istituto di anatomia sorge l’imponente chiesa di San Nicolò l’Arena, sede dei monaci benedettini fino al 1866. In ultimo, altro monumento attiguo è il sontuoso “Monastero dei Benedettini”.

Livio Grasso

 

 

 

 

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