Giardini Naxos, il prezzo del trasformismo -
Catania
16°

Giardini Naxos, il prezzo del trasformismo

Giardini Naxos, il prezzo del trasformismo

Analizzando i fatti e gli avvenimenti politici nella Patria di Tisandros, sicuramente ogni considerazione in merito a quanto succede, porta ad una conclusione: Nello Lo Turco continua a vincere perché la sua strategia prima e la sua tattica dopo, confermano le sue alte qualità di grande tessitore.

A nessuno può venire in mente che Nello non sia stato, e non è, un grande tessitore. Con la sua abilità di chiedere, senza mai dare, nascondendo i suoi dettati, come semplici desideri, riesce sempre, laddove altri riescono con le minacce, con la forza. Nello riesce col pianificare, con il silenzio, con il savoir-faire, ad ottenere quanto ad altri sarebbe stato impossibile.

L’ultimo suo affermarsi è stato l’inserimento di un ex consigliere di minoranza che, alla fine del mandato del 2015, improvvisamente, era stato folgorato dalla ottima riuscita dell’Amministrazione loturchiana, tanto da farsi inserire nella lista dei futuri consiglieri.

Agostino Depretis, andato al governo del nascente Stato italiano nel 1876, con una maggioranza eterogenea che, prescindendo dalle tradizionali divisioni dei partiti risorgimentali, si aggregavano per la realizzazione di programmi contingenti, oggi, davanti ai fatti che succedono a Giardini Naxos, sicuramente sarebbe rimasto impressionato dall’abilità politica di chi, dopo 140 anni, lo copia.

Ma non sempre questo trasformismo politico è gradito agli elettori. I trasformisti dell’ultima ora nelle elezioni del giugno 2016, non sono stati riconfermati; il popolo, quasi sempre, fa giustizia. Ed allora, questa non elezione, questo vulnus doveva essere riempito. Riempito, non perché la persona rimasta fuori fosse necessaria; la sua non elezione non era stata una perdita per il paese. Bisognava riportarlo in Consiglio, per evitare chiacchiere, rimostranze, ripicche. Ed il nostro Sindaco, con la sua mirabile arte di rimediare, tesse e riesce.

La candidata che aveva ottenuto il maggior numero di preferenze si dimette. Il posto è vuoto; l’escluso, il bocciato, il non voluto dal popolo, viene ancora una volta incoronato. Riesce a tornare in Consiglio, ma stavolta nel banco dei vincitori. Chi, ancora una volta ha vinto, non è il Consiglio comunale, nel quale la presenza del nuovo arrivato è puramente numerica; il vincitore è il tessitore, colui che programma, decide, ordina: Nello Lo Turco.

La sua tattica ha vinto ancora; la sua specialità di chiedere in silenzio sia voti, sia consensi, sia amicizia, sia impegni, è stata ancora una volta vincente. Vincente, soprattutto per il quieto vivere.

Alla luce dei fatti, amministrativamente, non credo sia stato un buon affare. Aver sacrificato, portandola fuori del Civico Consesso, la prima degli eletti, non credo sia stata una buona mossa.

Nel cambio il paese ha perso. Una vincitrice è stata sacrificata ad un perdente, ad uno non eletto. Sicuramente, bisognava ripagare i cento voti portati dal nuovo consigliere.

Si dimentica però che Nello Lo Turco ha un debito più grande verso tutti coloro che lo hanno votato e, quindi, eletto. Anche a loro deve qualcosa. Finora ha dato poco. Cominci a realizzare il programma presentato e così potrà soddisfare i desideri e le speranze dei suoi elettori.

Questa decisione, non so da chi voluta ma dal Sindaco ratificata, è stata politicamente ed amministrativamente inopportuna, perché ha mortificato la volontà dei 316 elettori della candidata dimessasi e penalizzato la scelta di tutti gli elettori di Lo Turco, i quali si ritrovano in Consiglio un candidato che se lo avessero voluto, lo avrebbero votato.

Al mio Sindaco che stimo e nel quale ho fiducia, consiglio di riflettere e di ascoltare: non si violenta la volontà popolare. Quando ci sono decisioni importanti da prendere, bisogna sempre consultare quanti gli hanno permesso di essere rieletto, mettendo impegno, tempo e risorse e ricordarsi che anche i buoni hanno il diritto di arrabbiarsi, tenendo sempre a mente quanto le sacre scritture recitano: “Dio ci scansi dall’ira dei buoni”.

Francesco Bottari

Potrebbero interessarti anche