Sul caso dell’ingegnere Pina Leonardi si accende un nuovo fronte istituzionale. Dopo la diffida inviata dal Presidente del Consiglio comunale per sollecitare la predisposizione della proposta di delibera relativa alla vicenda, arriva la replica formale del sindaco Leo Cantarella. Una risposta dai toni politici netti: il primo cittadino respinge l’iniziativa, rivendica le proprie prerogative e invita a “ricondurre i rapporti istituzionali nell’alveo delle rispettive competenze”.
Nella nota indirizzata al Presidente del Consiglio, al Segretario generale, alla responsabile del servizio finanziario, ai Revisori dei conti e ai consiglieri comunali, il Sindaco chiarisce anzitutto un punto: secondo la sua interpretazione dell’ordinamento, il Presidente del Consiglio non avrebbe alcun potere di “diffidare” il Sindaco.
Cantarella richiama anche l’articolo 50 del TUEL, sottolineando come al Sindaco spetti la rappresentanza legale dell’Ente e la responsabilità dell’azione politico-amministrativa, comprese le scelte legate alla gestione del contenzioso.
Nel merito della vicenda Leonardi, il primo cittadino precisa che, dopo la sentenza della Corte d’Appello di Catania che ha rigettato l’appello del Comune, sono state avviate interlocuzioni con gli uffici competenti e con il legale dell’Ente per valutare una possibile soluzione transattiva, nell’interesse pubblico e con l’obiettivo di prevenire ulteriori aggravi di costi e rischi connessi al contenzioso. Viene inoltre evidenziato che la sentenza è stata notificata il 30 gennaio 2026 e che i 120 giorni previsti dalla legge per darvi esecuzione non sono ancora decorsi.
Il Sindaco assicura che ogni decisione sarà adottata nel rispetto delle norme vigenti e delle competenze degli organi comunali, evitando – parole sue – “iniziative non previste dall’ordinamento che possano determinare indebite sovrapposizioni di ruoli o fraintendimenti sul piano giuridico e istituzionale”.
Una posizione chiara, che però non scioglie il nodo principale: il costo della vicenda per le casse comunali. Perché mentre si discute di competenze e prerogative, il debito nei confronti dell’ingegnere Leonardi continua ad aumentare, tra risarcimenti, spese legali e interessi maturati nel tempo. Una scelta, quella di non dare immediata esecuzione alla sentenza di primo grado – che prevedeva la reintegrazione – che oggi presenta il conto in termini economici e politici.
Il braccio di ferro istituzionale, dunque, si consuma mentre l’Ente è già sotto pressione per la fragilità dei conti e per le verifiche in corso sul fronte contabile. Da un lato il Sindaco che rivendica la legittimità delle proprie scelte e respinge “diffide” non riconosciute; dall’altro un Presidente del Consiglio che chiede chiarezza e una rapida definizione della partita, temendo ulteriori ricadute finanziarie.
La vicenda Leonardi si conferma così non solo una questione giudiziaria, ma un banco di prova politico per l’amministrazione. E mentre il tempo scorre. Un dato è certo: a pagare, ancora una volta, in ogni caso saranno i Giarresi. Resta da stabilire quanto…






