Il commercio elettronico in Italia vale ormai quasi 59 miliardi di euro. È il dato che emerge dall’ultimo rapporto dell’Osservatorio e-Commerce B2c del Politecnico di Milano riferito al 2024, con una crescita del 6% rispetto all’anno precedente e previsioni che per il 2025 puntano oltre i 62 miliardi. Numeri importanti, ma che nel Mezzogiorno raccontano una storia diversa. A Catania, però, qualcosa comincia a muoversi.
Il boom degli acquisti online e chi resta indietro
Ormai 35 milioni di italiani comprano regolarmente su Internet, un milione e mezzo in più rispetto all’anno scorso secondo il Consorzio Netcomm. Ma se si guarda ai dati Istat sulla digitalizzazione delle imprese, il quadro cambia: appena il 14,3% delle PMI italiane riesce a generare almeno l’1% del proprio fatturato tramite vendite online. E il divario territoriale è netto: il Nord-Ovest concentra oltre il 41% del valore dell’e-commerce nazionale, mentre al Sud e nelle Isole la penetrazione resta molto più bassa. La Lombardia, da sola, ospita quasi un’azienda e-commerce su cinque.
Sicilia: tante microimprese, poca presenza digitale
In Sicilia il tessuto produttivo ha una fisionomia ben precisa: le microimprese rappresentano la stragrande maggioranza delle attività, con oltre il 45% degli addetti regionali impiegato in aziende sotto i dieci dipendenti — un dato che supera di gran lunga la media nazionale del 29,5%, secondo il Censimento permanente Istat. Molte di queste realtà continuano a lavorare come hanno sempre fatto: il negozio, il passaparola, al massimo una pagina Facebook aggiornata ogni tanto. Il Covid ha svegliato qualche coscienza, è vero, ma tra volere e potere c’è di mezzo un oceano di competenze digitali che spesso mancano.
Il ruolo di Shopify nel cambiare le carte in tavola
Fra le piattaforme che hanno reso l’e-commerce più accessibile, Shopify è probabilmente quella che in Italia ha avuto la crescita più rapida negli ultimi tre anni. Nata per il mercato nordamericano, oggi la piattaforma canadese conta quasi 5 milioni di negozi attivi nel mondo. Il motivo del successo? Abbatte le barriere tecniche. Un piccolo imprenditore può aprire il suo store online senza dover pagare sviluppatori o investire cifre da capogiro: catalogo, pagamenti, spedizioni, tutto è integrato. E quando l’azienda cresce, la piattaforma cresce con lei.
A Catania sta nascendo una rete di professionisti del digitale
Fino a pochi anni fa un imprenditore siciliano che voleva vendere online aveva due opzioni: affidarsi a un’agenzia di Milano o tentare la strada del fai-da-te. Oggi non è più così. A Catania si è formata una generazione di consulenti digitali che conosce il territorio tanto quanto gli strumenti del mestiere. Non parliamo solo di chi costruisce siti, ma di professionisti che seguono l’impresa dall’inizio alla fine: strategia commerciale, campagne pubblicitarie, ottimizzazione sui motori di ricerca, persino la formazione del personale.
Carlo Cucuzza, consulente di digital marketing catanese, è uno di questi. Ha scelto di specializzarsi nell’e-commerce per le PMI ed è certificato come Partner Shopify. «Il problema non è mai il prodotto — molte aziende qui fanno roba eccezionale», racconta. «La difficoltà è portare quel valore online in modo credibile. Shopify ci dà uno strumento concreto per farlo con tempi e budget che anche un artigiano o un piccolo produttore possono sostenere».
I segnali di ripresa ci sono
Qualche segnale incoraggiante in effetti arriva. Secondo l’Osservatorio economico di Unioncamere Sicilia, solo nel terzo trimestre 2024 le nuove imprese innovative e digitali registrate nell’Isola hanno segnato un saldo positivo di oltre 1.700 unità, un dato senza precedenti. Catania, con 252 nuove attività nello stesso periodo, si conferma il polo più dinamico dopo Palermo. I settori che tirano? L’agroalimentare in testa — pensiamo a pistacchio di Bronte, vini dell’Etna, conserve artigianali — seguito dalla moda e dall’artigianato.
La strada resta lunga, ma la direzione è quella giusta
Sarebbe ingenuo dire che il gap con il Nord si stia chiudendo. I numeri dicono il contrario. Ma la novità è che sempre più imprese siciliane hanno capito che restare fuori dall’e-commerce non è più sostenibile. La sfida non è soltanto tecnologica — è culturale. Significa accettare che il tuo cliente non è più solo quello che passa davanti alla vetrina, ma potrebbe trovarsi a Torino, a Berlino o a Tokyo. Per le PMI catanesi disposte a investire su questo cambiamento, il commercio elettronico può essere la svolta che aspettavano.







