La ricca eredità storica di Giardini Naxos -
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La ricca eredità storica di Giardini Naxos

La ricca eredità storica di Giardini Naxos

Riceviamo e pubblichiamo una dotta ed interessante lettera del prof. Giuseppe Carmeni sul glorioso passato della prima colonia greca di Sicilia, in questi giorni tornato d’attualità nell’ambito dell’acceso dibattito sulla realizzazione del nuovo porto turistico

Naxos aveva una posizione rilevante tra le colonie ioniche siciliane sue alleate. Per il prestigioso ruolo assunto divenne una pericolosa minaccia per la politica espansionistica di Siracusa, e forse per questo motivo nel 476 a. C. Ierone attaccò Naxos; la conquistò con la forza e la rase al suolo. I nassi furono deportati a Lentini, ma alla morte del tiranno di Siracusa si instaurò la democrazia e nel 466 a. C ritornarono nella loro città.

La polis fu ricostruita ispirandosi alle moderne teorie filosofico-politiche di Ippodamo da Mileto. I nuovi principi urbanistici prevedevano, nella pianificazione di una città ideale (una popolazione di 10.000 abitanti divisa in classi: contadini, artigiani e soldati) nella quale fossero differenziate le proprietà pubbliche, private e sacre.

Ippodamo fu anche l’ideatore dell’impianto urbano a scacchiera, definito da poche grandi strade ortogonali (platéiai) e da una fitta rete di strade minori (stenopói).

La città di Naxos si estendeva su una superficie di circa 40 ettari, poteva contenere forse 15.000 abitanti ed era circondata da solide mura di difesa costruite tra il VII e la fine del VI sec. a.C.. Aveva un fiorente porto commerciale perfettamente integrato nella baia di Schisò; tutta l’area portuale era dominata da un monumentale edificio: l’arsenale navale, che si trovava in prossimità dell’acropoli protetto dalle fortificazioni ed era posto sotto l’agorà. Non mancavano i templi e i santuari urbani ed extraurbani, straordinariamente rivestiti di ceramica decorata dalle tinte forti e squillanti.

I padri costruttori definirono la forma della polis con estrema cura interpretando la natura dei luoghi (il Genius loci), ad ogni incrocio posero delle basi quadrangolari (di circa 1,50 x 1,25), veri e propri capisaldi fondamentali utilizzati per il tracciamento della griglia stradale. Gli stenopoi furono orientati in senso ortogonale alle curve di livello perché ad essi era delegato il compito di assicurare lo smaltimento delle acque piovane, che defluivano lungo il lastricato stradale verso il litorale marino. Le plateiai erano invece parallele alle curve di livello e alla costa, essendo meno frequenti sopportavano un maggiore volume di traffico e per questo motivo erano più ampie e pianeggianti. I nassi nella suddivisione delle aree urbane fecero prevalere l’interesse generale su quello privato.

Nel rispetto delle regole democratiche il territorio urbano residenziale fu diviso in isolati regolari di forma rettangolare di circa 155 x 39 m., con i lati in rapporto armonico di 1:4. I lotti erano di forma quadrangolare e su ogni isolato si potevano costruire circa 40 case. Le abitazioni avevano due o più ambienti che affacciavano su un cortile da cui prendevano luce. I tetti spioventi erano sistemati in modo razionale per assicurare il deflusso dell’acqua piovana sempre verso le strade esterne, senza disagi per i passanti. Le falde scaricavano anche verso il cortile dell’abitazione, l’impluvium e le acque non venivano disperse ma raccolte in una cisterna sotterranea.

Dopo la seconda distruzione di Naxos nel 403 a. C., la città non venne più ricostruita e lentamente scomparve tra la lussureggiante natura, fino a quando gli archeologi – ma questa è storia recente – l’hanno riportata alla luce svelando lo splendore dell’antica polis di Naxos.

Mi sono posto delle domande legittime: noi abbiamo saputo cogliere questo luminoso esempio di civiltà e la grande lezione dei nostri padri costruttori? Siamo riusciti a comprendere il valore di questa immensa eredità?

Guardare il passato non significa essere nostalgici, ma acquisire consapevolezza delle proprie radici e della propria identità culturale. Si può fare ancora molto per il nostro territorio, si possono rimarginare le ferite inferte salvaguardando il paesaggio di questa incantevole baia, conciliando la vocazione prevalentemente turistica con la bellezza dei luoghi, attraverso uno sviluppo ecosostenibile, ecocompatibile e rispettoso dell’ambiente.

Solo cittadini fieri delle proprie origini, che credono ancora nella forza delle idee, possono trasformare i sogni in realtà e sperare che il nostro territorio possa essere incluso tra i siti protetti dall’Unesco, affinché questa località venga messa al centro dell’attenzione internazionale e possa portare benessere e prosperità a tutto il territorio.

Giuseppe Carmeni

 

FOTO: Il prof. Giuseppe Carmeni e la statua della Nike (Vittoria Alata), simbolo di Giardini Naxos

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