Dopo oltre due mesi di silenzio, torna a infiammarsi l’attività ispettiva in Consiglio Comunale a Giarre, con una seduta fiume che ha visto protagonista – e bersaglio – il sindaco Leo Cantarella. Al centro del dibattito, durato più di due ore, decine di questioni rimaste irrisolte: viabilità, disservizi idrici, buche ovunque, incendi di rifiuti e gestione dei servizi pubblici.
Ma più delle domande, a colpire è stato il tono e il contenuto delle risposte del primo cittadino, che spesso ha scelto di defilarsi, affermando: “È una questione tecnica”, “Io faccio il medico”, o ancora “È un atto gestionale”. Una linea difensiva che ha fatto infuriare parte dell’opposizione.
Il consigliere Francesco Vitale, infatti, non ha nascosto la propria indignazione: “Le interrogazioni sono uno strumento politico, le risposte devono arrivare dal sindaco o dalla giunta. Dire ‘non è compito mio’ è un’offesa al ruolo dell’assemblea e dei cittadini che rappresentiamo.”
A rincarare la dose è stata la consigliera Tania Spitaleri, che ha chiesto spiegazioni sulla ennesima proroga dell’appalto rifiuti, sollevando dubbi sulla regolarità e l’efficienza del servizio.
Altro tema che ha suscitato malumori è stato l’intervento sulla piccola e sconosciuta via Dafne, strada senza uscita del centro città. Il consigliere Gabriele Di Grazia ha chiesto conto della scelta dell’amministrazione di rifare completamente il manto stradale di quella viuzza, mentre interi quartieri cadono a pezzi: “Perché proprio lì? Con quale criterio si programmano questi interventi?”, ha chiesto.
A rendere ancora più evidente la crisi politica è stato il fuggi fuggi della maggioranza: molti consiglieri hanno lasciato l’aula prima della fine. Risultato? Seduta rinviata per evitare la mancanza del numero legale. A saltare, tra gli altri, l’atteso voto sull’atto di indirizzo per l’adesione alla rottamazione dei tributi locali, altra misura molto attesa dalla cittadinanza.
Una seduta che ha restituito l’immagine di un’amministrazione stanca, con una maggioranza sempre più sfibrata e un sindaco che, davanti alle domande, si rifugia dietro le competenze tecniche, evitando il confronto politico. Ma in Consiglio – e in città – la pazienza sembra ormai agli sgoccioli.






