Convocare la Consulta per il verde e avviare un tavolo aperto alle associazioni ambientaliste, ai tecnici, alle scuole e ai cittadini, finalizzato alla definizione delle linee fondamentali di un Piano comunale del verde e della rigenerazione urbana ambientale. Lo propone l’associazione Articolo 1, presieduta da Alfredo D’Urso, che invoca un cambio di paradigma per la gestione del verde pubblico.
La proposta prende le mosse dal recente taglio di alcuni alberi di via Emilia, vicenda che ha sollevato un vespaio di polemiche. “La questione – spiega D’Urso – non riguarda soltanto il destino di alcuni alberi. Riguarda il ruolo che le città, Giarre come gli altri comuni del comprensorio, intendono attribuire al verde urbano in un contesto urbano chiamato ad affrontare temperature crescenti, ondate di calore, lunghi periodi di siccità alternati a precipitazioni brevi e violente, impermeabilizzazione dei suoli e crescente fragilità del sistema di deflusso delle acque”.
D’Urso evidenzia che il verde pubblico è stato trattato prevalentemente come un oggetto da collocare, potare, ripulire o sostituire e, conseguentemente, come un costo da sostenere. “Questa concezione – aggiunge – impedisce di riconoscerne pienamente il valore economico, sociale e ambientale. Un albero non è soltanto qualcosa da manutenere: è un’infrastruttura climatica vivente che produce quotidianamente servizi per la collettività. Il nuovo paradigma urbanistico deve partire da questa consapevolezza. La cura del verde non può essere una funzione residuale, da esercitare quando rimangono personale e risorse disponibili, ma una componente essenziale della pianificazione urbana, al pari delle reti stradali, idriche e fognarie”.
Secondo Articolo 1 la stessa riflessione non può riguardare soltanto Giarre: “Riposto, Mascali e Fiumefreddo condividono con essa un sistema territoriale e ambientale strettamente connesso, nel quale il verde urbano, le aree agricole, i corsi d’acqua e la fascia costiera svolgono funzioni complementari. Mascali e Fiumefreddo, in particolare, dispongono di un’estesa area boschiva litoranea che costituisce un patrimonio ambientale di rilevanza sovracomunale. Senza sovrapporre questioni diverse, è evidente che l’adattamento al cambiamento climatico richiede anche una visione coordinata dell’intero comprensorio ionico-etneo”.
A proposito degli abbattimenti degli alberi D’Urso spiega che “Una giovane pianta non sostituisce immediatamente un albero adulto. Per recuperare la stessa copertura delle chiome, la capacità di ombreggiamento e i servizi ecosistemici perduti possono essere necessari molti anni. Quando un abbattimento risulta inevitabile, occorre quindi piantare più alberi, scegliere specie adatte al clima e al contesto urbano e garantirne irrigazione, manutenzione e attecchimento”.
D’Urso ricorda anche che il PNRR aveva già offerto alla Città metropolitana di Catania risorse importanti per la riforestazione urbana e periurbana. “Come associazione – ricorda l’associazione – ci facemmo promotori della richiesta rivolta al Comune di Giarre affinché partecipasse alla relativa chiamata. L’Amministrazione comunale non aderì e Giarre rimase fuori da un programma che ha interessato diversi Comuni della provincia, compresi alcuni territori dell’area ionico-etnea”.
Per Articolo 1 la manutezione del verde non può essere ridotta a interventi straordinari ma occorre una programmazione. “La vicenda di via Emilia può essere utile se consentirà di far avanzare il dibattito. Articolo Uno non intende limitarsi alla polemica sui singoli abbattimenti. Chiede che a Giarre e negli altri Comuni del comprensorio si apra un confronto sul futuro del verde urbano e periurbano e sulle strategie con cui il territorio ionico-etneo intende affrontare il cambiamento climatico e adeguarsi ai nuovi indirizzi europei”.







