Sono giorni di indagini serrate per cercare di dare una risposta alla morte di Noemi Impellizzeri, la 33enne trovata impiccata nella sua abitazione al piano terra di un’abitazione di via Circunvallazione. Un caso sul quale gli investigatori mantengono il massimo riserbo e che presenta ancora diversi interrogativi.
A finire sotto la lente dei carabinieri sono soprattutto le modalità con cui è stato trovato il corpo, l’incendio divampato all’interno dell’abitazione e il comportamento del compagno della vittima. Elementi che, al momento, non consentono di escludere alcuna ipotesi: dal gesto volontario a quella di una possibile morte riconducibile a un’azione criminale, seguita dal rogo per cancellare eventuali tracce.
Il compagno di Noemi è stato condotto in caserma e ascoltato a lungo. Agli investigatori avrebbe raccontato di essere entrato nell’abitazione e di aver trovato la donna già morta, impiccata. Un particolare, però, ha attirato l’attenzione dei militari: l’uomo non avrebbe immediatamente lanciato l’allarme.
Secondo quanto riferito, sarebbe invece andato in un bar sul lungomare di Riposto, abitualmente frequentato dal fratello della 33enne, per informarlo di quanto accaduto. Successivamente i due si sarebbero recati nell’abitazione di Noemi, dove nel frattempo erano già arrivati i vigili del fuoco, allertati dai vicini per l’incendio.
Sono stati proprio i pompieri, una volta entrati nell’abitazione per domare le fiamme, a scoprire il corpo della giovane.
È proprio la sequenza degli eventi a essere ora ricostruita nei dettagli dagli investigatori. I carabinieri stanno verificando orari, spostamenti e percorsi, cercando riscontri oggettivi alla versione fornita dal compagno.
Un altro elemento da chiarire riguarda l’incendio. Nell’abitazione sarebbero state individuate tracce di liquido infiammabile, una sostanza che potrebbe essere stata utilizzata come accelerante per il rogo. Saranno gli accertamenti tecnici a stabilire la natura di quelle tracce e il loro eventuale collegamento con il rogo.
La casa è stata posta sotto sequestro. Il SIS, il reparto di investigazioni scientifiche dell’Arma, ha già effettuato i rilievi nell’abitazione. Il materiale raccolto è ora al vaglio dei carabinieri della Compagnia di Giarre, coordinati dalla Procura di Catania.
Un passaggio fondamentale per ricostruire la vicenda sarà rappresentato dagli esiti dell’autopsia, eseguita all’Istituto di medicina legale del Policlinico di Catania. Gli accertamenti medico-legali potrebbero fornire indicazioni decisive sulle cause e sulla dinamica della morte.
L’ipotesi del suicidio resta tra quelle prese in considerazione, ma gli investigatori continuano a battere anche altre piste. Nessuna conclusione, dunque, è stata ancora raggiunta.
A non credere all’ipotesi del gesto volontario sono i familiari di Noemi, che si sono affidati a due legali per fare luce sulla morte della giovane e chiedere che ogni aspetto della vicenda venga chiarito.
Al momento non risulta alcun indagato. La salma della 33enne, che lascia tre figli, è stata restituita alla famiglia. I funerali sono in programma domani alle 16,30 a Riposto nella Basilica di San Pietro.






