La Città del Fanciullo: memoria viva di amicizia, fede e gratitudine -
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La Città del Fanciullo: memoria viva di amicizia, fede e gratitudine

La Città del Fanciullo: memoria viva di amicizia, fede e gratitudine

Ci sono luoghi che non sono soltanto edifici. Sono storie, ricordi, volti, vite intrecciate. Luoghi che continuano a vivere anche quando il tempo passa, perché abitano nel cuore di chi li ha vissuti. La Città del Fanciullo di Acireale è uno di questi.

Domenica 15 marzo, come accade ormai da ventuno anni, tanti ex alunni circa sessanta si sono ritrovati ancora una volta per un incontro che non è semplicemente una rimpatriata, ma un vero e proprio ritorno alle radici della propria vita. Un appuntamento che nasce nell’aprile del 2005, quando alcuni di loro sentirono forte il desiderio di rivedersi, di condividere ricordi, di rinnovare quel legame profondo nato tra i corridoi, le aule e i laboratori della Città del Fanciullo.

Da allora, ogni anno, l’incontro si svolge nel periodo della Festa del Papà, la domenica prima o subito dopo il 19 marzo. Non è una scelta casuale: per molti di quei ragazzi di un tempo, gli educatori, i sacerdoti e i maestri artigiani della Città del Fanciullo sono stati davvero padri, guide e punti di riferimento.

Quest’anno l’incontro ha avuto un significato ancora più intenso. I partecipanti hanno voluto ricordare il quarantesimo anniversario della scomparsa di Monsignor Paolo Randazzo, l’uomo che dedicò tutta la sua vita alla realizzazione e alla crescita di questa straordinaria opera educativa. Per l’occasione è stata collocata una targa commemorativa alla base del piedistallo in marmo che sorregge la statua di Mons. Randazzo, posta all’ingresso dell’ex struttura il 12 marzo 2016. Un gesto semplice ma carico di gratitudine, nel ricordo della sua “dipartita in cielo”.

Subito dopo, tutti si sono ritrovati nella chiesetta di Santa Maria delle Grazie, dove Monsignor Giovanni Mannino ha celebrato la Santa Messa. Un momento di raccoglimento e di fede che ha unito ancora una volta queste persone, oggi nonni e persino bisnonni, ma ancora legati da quell’amicizia sincera che nasce quando si cresce insieme.

La splendida riuscita della giornata, culminata con un pranzo conviviale, è stata resa possibile grazie alla meticolosa e appassionata organizzazione di Michele Torrisi, che ha curato ogni dettaglio affinché l’incontro potesse svolgersi nel migliore dei modi.

E bisogna dirlo con un sorriso: non si tratta più di ragazzini. Sono uomini che hanno attraversato la vita, costruito famiglie, lavorato e cresciuto figli e nipoti. Eppure, quando si ritrovano, nei loro occhi torna la luce dei ragazzi di allora.

Per comprendere davvero il valore di questo incontro bisogna fare un salto indietro nel tempo, esattamente 78 anni fa, al 20 marzo 1948, quando nacque l’idea di costruire un grande istituto educativo che inizialmente avrebbe dovuto chiamarsi “Città del fanciullo e degli artigianelli”, nome che in seguito venne semplificato nella più nota Città del Fanciullo.

Le prime attività didattiche iniziarono nel 1952, in un’Italia che usciva ancora dalle ferite della guerra. L’istituto nacque per rispondere a una grande emergenza sociale: accogliere bambini poveri, orfani di guerra e giovani abbandonati, offrendo loro non solo una casa, ma soprattutto un futuro.

Nel 1952 perfino il giornale americano “Il Progresso Italo-Americano” dedicò alla struttura un articolo in prima pagina dal titolo: “La Città del Fanciullo di Acireale è la più colossale opera sociale ed edile che sia sorta in Italia dopo l’ultima guerra”. E non era un’esagerazione.

Nel corso dei suoi primi trent’anni di attività, la Città del Fanciullo accolse circa ottomila ragazzi provenienti da tutte le province della Sicilia. Migliaia di giovani che trovarono tra quelle mura non soltanto istruzione scolastica, ma anche formazione professionale e dignità.

I laboratori artigianali furono il cuore pulsante dell’istituto. All’inizio erano sistemati provvisoriamente al pianterreno del padiglione: c’era la tipografia con legatoria, la falegnameria, i reparti dei meccanici fucinatori e dei meccanici aggiustatori. Qui, sotto la guida di maestri artigiani esperti e appassionati, si formarono generazioni di elettricisti, tipografi, meccanici, ebanisti e artigiani, uomini che poi avrebbero costruito la propria vita grazie a quelle competenze.

Ma la Città del Fanciullo non era solo studio e lavoro. Era anche crescita umana. Gli insegnanti, i sacerdoti e gli educatori non erano semplici docenti: per quei ragazzi erano famiglia, ascolto, dialogo, esempio. Un rapporto umano forte, fatto di fiducia e di affetto, che ancora oggi viene ricordato con gratitudine.

Tra le realtà più amate dell’istituto vi fu anche il corpo bandistico, composto da circa sessanta giovani musicisti. Era uno spettacolo emozionante vedere quei piccoli artisti sfilare per le strade delle città, ordinati e fieri, con strumenti a volte più grandi di loro. Col passare del tempo la banda diventò sempre più apprezzata e richiesta: ovunque arrivasse, il pubblico voleva ascoltare la banda dei “picciriddi” della Città del Fanciullo.

E così, tra studio, lavoro, musica e amicizia, nacque un’esperienza che ha segnato la vita di migliaia di ragazzi. Domenica, tra abbracci, sorrisi e racconti, tutto questo è tornato a vivere. Persino da lontano è arrivato un segno di presenza: da Basilea, in Svizzera, una videochiamata ha portato il saluto di Carmelo Amato e Alfio Cavallaro, quest’ultimo matricola numero 29, uno dei primissimi alunni che nel 1952 frequentò il collegio Artigianelli di Acireale prima del trasferimento nella nuova struttura della Città del Fanciullo.

Rivedersi dopo dieci anni è già emozionante. Rivedersi e risentirsi dopo settantaquattro anni è qualcosa di straordinario. La memoria di Monsignor Randazzo continua a vivere anche altrove: il 26 settembre 2021, a Biancavilla, è stata inaugurata una piazza a lui intitolata. Un riconoscimento pubblico per un uomo che ha dedicato tutta la sua vita a una missione semplice e immensa: tendere una mano ai ragazzi più fragili. E forse il vero miracolo della Città del Fanciullo è proprio questo. Non solo aver formato artigiani, lavoratori e professionisti, ma aver creato una comunità di uomini che, dopo oltre mezzo secolo, continuano a sentirsi fratelli.

Perché ci sono scuole che insegnano mestieri. E poi ci sono luoghi, come la Città del Fanciullo, che insegnano a vivere.

Alfio Papa

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