I Carabinieri del NAS di Catania hanno deferito in stato di libertà una 40enne catanese, ritenuta responsabile dei reati di esercizio abusivo della professione sanitaria e di somministrazione di medicinali non autorizzati.
L’attività investigativa ha preso avvio da una segnalazione relativa all’esecuzione di trattamenti estetici da parte di personale non abilitato. Il successivo monitoraggio dei social network ha consentito di individuare la donna che sui propri profili, seguiti da oltre 10.000 follower, si presentava come “medico estetico”, pubblicizzando gli ottimi risultati conseguiti a seguito dei trattamenti, nonché di individuare il periodo e la zona in cui operava nel capoluogo catanese.
Acquisite le necessarie informazioni, i militari hanno predisposto mirati servizi di osservazione e controllo, identificando alcune clienti già sottoposte a trattamenti a base di botox e filler ed accertando che l’attività veniva svolta all’interno di una civile abitazione priva delle prescritte autorizzazioni sanitarie.
Accertata l’illecita attività, i Carabinieri del NAS, collaborati dai militari del Comando Arma territorialmente competente, hanno effettuato l’accesso ai locali, sorprendendo la donna mentre stava per eseguire un’ulteriore iniezione su una cliente già distesa su un lettino per massaggi, alla quale era stata preventivamente applicata una crema anestetizzante.
Nel corso della perquisizione sono state sottoposte a sequestro diverse attrezzature elettromedicali, dispositivi medici, confezioni di farmaci tipicamente utilizzate per il trattamento degli inestetismi del viso (in parte già utilizzate), un tariffario, un’agenda
contenente le prenotazioni dei clienti e vario materiale utilizzato per l’esecuzione dei trattamenti estetici, inclusa una lampada impiegata per la realizzazione di contenuti destinati ai social network.
Un’operazione condotta dai Carabinieri del NAS di Catania riporta l’attenzione su un fenomeno sempre più diffuso e potenzialmente molto pericoloso: l’esercizio abusivo della medicina estetica.
La condotta contestata rientra nella violazione dell’articolo 348 del Codice Penale, che punisce l’esercizio abusivo di una professione per la quale è richiesta una specifica abilitazione dello Stato. Nel caso delle professioni sanitarie, e in particolare della medicina estetica, la legge è molto chiara: determinati trattamenti possono essere effettuati esclusivamente da medici abilitati e iscritti all’Ordine professionale. Le infiltrazioni di tossina botulinica o di filler dermici, infatti, non sono semplici procedure estetiche ma veri e propri atti medici che comportano la somministrazione di farmaci e l’utilizzo di tecniche invasive sul corpo umano.
Oltre alla mancanza di titolo professionale, un altro elemento di particolare gravità riguarda proprio il luogo in cui venivano effettuati i trattamenti. Gli interventi estetici, infatti, devono essere eseguiti in strutture sanitarie autorizzate, che rispettino precise norme igienico-sanitarie, garantiscano la corretta conservazione dei farmaci, la sterilizzazione degli strumenti e la gestione dei rifiuti sanitari. Un’abitazione privata, priva di autorizzazioni, non offre alcuna garanzia sotto questi profili e può trasformarsi in un ambiente estremamente rischioso per i pazienti.
Proprio per questo i controlli dei Carabinieri del NAS rappresentano uno strumento fondamentale per la tutela della salute pubblica.
Il Nucleo Antisofisticazioni e Sanità svolge un’attività costante di verifica su strutture sanitarie, studi medici, farmacie e centri estetici, con l’obiettivo di accertare che le prestazioni vengano erogate da professionisti qualificati e nel rispetto delle normative sanitarie. In molti casi le indagini partono da segnalazioni o da monitoraggi della rete e dei social network, dove sempre più spesso vengono pubblicizzati trattamenti medici da parte di soggetti privi di qualsiasi titolo.
Il rischio per chi si affida a operatori improvvisati è tutt’altro che marginale. Le infiltrazioni di botox o di filler richiedono una conoscenza approfondita dell’anatomia del volto e delle tecniche di iniezione, perché un errore può provocare complicanze anche molto gravi.
Infezioni, reazioni allergiche, occlusioni dei vasi sanguigni, necrosi dei tessuti o danni permanenti ai nervi sono solo alcune delle possibili conseguenze di trattamenti eseguiti senza le necessarie competenze mediche. A questo si aggiunge il fatto che in strutture abusive spesso non esistono protocolli di sicurezza né strumenti per gestire eventuali emergenze sanitarie.
Il fenomeno della medicina estetica illegale è alimentato dalla forte domanda di trattamenti estetici e dalla diffusione di offerte a prezzi particolarmente bassi, spesso pubblicizzate sui social.
Tuttavia dietro a costi apparentemente vantaggiosi possono nascondersi rischi seri per la salute dei pazienti. L’attività di controllo svolta dai NAS ha quindi anche una funzione preventiva: serve a individuare e fermare pratiche abusive prima che possano provocare danni irreparabili.
Interventi come quello effettuato a Catania ricordano quanto sia importante affidarsi esclusivamente a professionisti qualificati e a strutture autorizzate. La sicurezza dei pazienti e la tutela della salute pubblica passano anche da questi controlli, che contribuiscono a garantire che prestazioni mediche delicate, come quelle di medicina estetica, vengano eseguite nel rispetto delle regole e con le necessarie garanzie sanitarie.







