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“Matti da slegare”: quando la fragilità diventa commedia

“Matti da slegare”: quando la fragilità diventa commedia

“Matti da slegare”, diretta magistralmente dal regista Eugenio Patanè e portata in scena dalla Compagnia teatrale Jonica, al teatro Garibaldi di Giarre, è una commedia brillante e sorprendentemente attuale, che affronta, con ironia e leggerezza, il tema della salute mentale e dell’“altro” nella società contemporanea.

La vicenda si apre nello studio di uno psicologo, dove un gruppo di pazienti psichiatrici si ritrova per il primo appuntamento di terapia di gruppo. Ma qualcosa va storto: il terapeuta viene trovato privo di sensi. Presi dal panico e dalla diffidenza, i pazienti decidono di improvvisare un piano tanto assurdo quanto esilarante, per sostituirlo e capire chi stia tramando contro di loro. Da qui prende vita una girandola di equivoci, sospetti e situazioni davvero paradossali, che fanno crescere la tensione comica fino a trasformare lo studio in un microcosmo caotico e irresistibile.

I personaggi, delineati con tratti netti e distintivi, ma mai caricaturali, rappresentano alcune delle fobie e dei disagi più diffusi del nostro tempo: dall’ipocondria al disturbo bipolare, dalla paranoia alla germofobia. Le interpretazioni danno vita ad un coro umano fragile ed imperfetto, capace però di riflettere, come in uno specchio deformante, le nostre paure e le manie quotidiane.

La forza di questo spettacolo sta proprio qui, la commedia fa ridere, ma senza banalizzare. Attraverso il ritmo della commedia e il gioco degli equivoci, lo spettacolo invita lo spettatore a interrogarsi, sul confine, spesso molto sottile e arbitrario, tra normalità e stranezza, salute e malattia, razionalità ed eccesso. Un confine che, a ben guardare, riguarda davvero tutti.

Dietro la risata, però, “Matti da slegare” nasconde spesso una riflessione più profonda: chi decide davvero chi è pazzo? Dove finisce la normalità e dove comincia la follia? La commedia gioca su questo confine sottile, ribaltando i ruoli e mostrando come, a volte, i personaggi apparentemente più “sani” siano quelli più irragionevoli.

Grazie a scene dinamiche, dialoghi vivaci e personaggi fortemente caratterizzati, la commedia è stata particolarmente amata dal pubblico, capace di regalare risate sincere, senza rinunciare a uno sguardo ironico sulla società.

Attraverso situazioni grottesche e dialoghi vivaci, l’opera mette in scena personaggi apparentemente “fuori dalle righe”, che in realtà rivelano una logica spesso più sincera e autentica di quella dei cosiddetti “normali”, giocando abilmente sul confine tra normalità e pazzia, invitando lo spettatore a chiedersi chi siano davvero i veri “matti”.

Rita Composto, alias Germana, interpreta con grande precisione comica, una donna costantemente in allarme per la propria salute, vivendo ogni minimo sintomo, come una catastrofe imminente, dando vita a situazioni esilaranti ma anche tenere, un’interpretazione che gioca sul ritmo e sull’ansia quotidiana. Elvira Piacenti, ovvero Lucia la bipolare, porta in scena un personaggio imprevedibile e intenso, capace di passare rapidamente da euforia travolgente a momenti di profonda malinconia, alternando energia e fragilità, restituendo una figura umana complessa, ma mai banale.

La paranoide Paola interpretata da una magnifica Angela Giammuso, con sguardo vigile e atteggiamento sospettoso, costruisce un personaggio convinto che tutto e tutti tramino contro di lei. La sua recitazione risulta calibrata e ironica, capace di trasformare la paranoia in una chiave comica che diverte il pubblico. Veronica Scandurra è Fabiana la germofobica, lei dà vita a una figura ossessionata dalla pulizia e dal contagio, con una gestualità precisa e riconoscibile, generando situazioni comiche di forte impatto visivo, facendo trapelare una profonda vulnerabilità.

Gaetano Venuto nel ruolo di Mimmo il Doc, è la figura carismatica del gruppo, capace di interpretare un personaggio che ama atteggiarsi a guida e punto di riferimento, pur non avendone i mezzi. La sua presenza scenica dà equilibrio al gruppo e alimenta dinamiche comiche ben costruite. Rosario Rizzeri nei panni del dott. Grilli Testa, lo psicologo, recita la parte di un personaggio, che pur restando spesso sullo sfondo dell’azione, è il motore invisibile dell’intera vicenda, rappresentando l’autorità e la razionalità messe in crisi.

Infine la segretaria ovvero Manuela Antoci, è un personaggio apparentemente marginale, ma fondamentale negli equilibri della storia, fungendo da collegamento, con discrezione ed ironia, tra il mondo esterno e l’universo dei pazienti, aggiungendo ulteriori sfumature comiche allo spettacolo.

Come suggerisce la citazione di Andrea Camilleri che chiude lo spettacolo, il messaggio è chiaro e profondamente umano: non bisogna avere paura dell’altro, perché ciascuno di noi, rispetto a qualcun altro, è l’“altro”. Una pièce che dimostra come il teatro, anche quando fa ridere, possa essere uno strumento potente di riflessione ed incontro.

Patrizia Tirendi

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