Con la diffusione di internet e, più di recente, dei social network, è sempre più facile imbattersi nelle cosiddette fake news o, detta in termini nostrani, le bufale. Chiaramente la loro esistenza non è imputabile alle nuove tecnologie comunicative, che non ne hanno alcuna colpa. Si tratta di un meccanismo che è sempre esistito, ma che al giorno d’oggi è acuito dai mezzi a nostra disposizione che agevolano la condivisione delle notizie. Ed è così che, complice il desiderio di arrivare sempre primi nella pubblicazione, leggendo qualcosa di sensazionale, clamoroso o semplicemente buffo, ci si tuffa nella diffusione della bufala o del falso mito.
Non fa eccezione l’ambito tech, in cui peraltro gioca un ruolo importante la scarsa conoscenza della materia dalla maggior parte degli utenti.
Uno dei falsi miti più diffusi riguarda i computer Apple e la loro presunta invulnerabilità ai virus. Che non è ovviamente corrispondente a realtà. La verità è che i virus indirizzati a sistemi Mac sono molti meno per una semplice questione di convenienza: un hacker, che lavori per propri fini o per vendere il proprio virus, non farà altro che ragionare secondo le comuni logiche di mercato e, dunque, si impegnerà nella creazione di un virus che possa rivendere più facilmente o che possa essere nocivo per il maggior numero di persone.
Quel che è però vero è che non è necessario installare sistemi antivirus nei computer dalla società di Cupertino, che già provvede a integrarne uno apposito nei propri sistemi operativi. Sarà, dunque, sufficiente tenere aggiornato il dispositivo per evitare spiacevoli incidenti.
Con l’avvento delle tecnologie Cloud possiamo finalmente liberare i nostri dischi fissi da dati ingombranti e spostarli su un sistema streaming decentrato. Sono però in molti a dubitare della sicurezza di questo metodo di stoccaggio, ritenuto poco affidabile in termini di protezione della privacy.
In realtà, le strategie attuate dai Cloud Service Provider sono estremamente efficaci e all’avanguardia e consentono un trattamento dei dati più che sicuro, tramite sistemi di encryption che fanno sì che le informazioni siano accessibili dai soli proprietari. Inoltre, qualsiasi sistema Cloud è tenuto a rispettare standard internazionali di altissimo livello che assicurano all’utente un costante monitoraggio, permettendo quindi un controllo su chi ha avuto accesso ai dati in qualsiasi momento.
Ma i falsi miti sono anche nel nostro quotidiano e nei momenti di svago. In tema di gioco, le più prese di mira dai falsi miti sono senza dubbio le slot machine: da chi sostiene che se una slot non paga subito sia da cambiare poiché non vincente, a chi sostiene che sia invece da cambiare dopo aver ricevuto una vincita poiché non pagherà più, a chi infine si lancia alla ricerca di trucchi e segreti. La realtà è che slot, e giochi da casinò online in generale, non hanno alcuna memoria e tantomeno coscienza. Il funzionamento delle slot è dominato da un algoritmo che assicura la totale neutralità e casualità nell’estrazione delle combinazioni, siano esse vincenti o meno, come recita il suo nome, Random Number Generator.
Nell’approccio a questo settore, è quindi bene informarsi presso fonti autorevoli come le pagine informative descrittive del funzionamento dei giochi, in modo da evitare false credenze e approcciarsi in modo razionale e responsabile al gioco.
Sempre in termini quotidiani, c’è anche la credenza secondo cui sia necessario chiudere le applicazioni dello smartphone quando non più in uso, per agevolare il lavoro della RAM ed evitare rallentamenti. In realtà, gli smartphone odierni hanno sufficiente RAM per far funzionare tutte le applicazioni, senza che quelle in background – e quindi in stand-by – incidano nel suo lavoro.
Anzi, conviene tenere aperte quelle usate più spesso, per evitare al telefono uno sforzo maggiore per riaprirle. Meglio, invece, chiudere quelle che richiedono un costante invio di dati, come quelle di navigazione, che tracciano continuamente la posizione e possono diminuire la durata della batteria.
Altra grande preoccupazione destata dall’innovazione tecnologica è che robot e tecniche di automazione ci possano rubare il lavoro. Ma non c’è niente di più sbagliato e lo ha dimostrato uno studio di McKinsey di qualche anno fa, dal quale emerge che Internet in Francia ha sì distrutto 500 mila posti di lavoro negli ultimi quindici anni. Ma ne ha contestualmente creati circa 1 milione e 200 mila: un rapporto di 2,4 fra creazione di nuovi posti e distruzione di quelli vecchi.
È vero che l’informatica sostituirà alcuni vecchi lavori o li automatizzerà: una verità che possiamo constatare quotidianamente, quando, anziché interloquire con una persona, ci interfacciamo con una macchina, che sia per fare rifornimento di carburante o per pagare il pedaggio stradale. Ma è altrettanto vero che verranno creati nuovi lavori, che le nuove generazioni saranno ampiamente in grado di svolgere, e che le automazioni permetteranno un’ottimizzazione del lavoro del personale umano.
Mentre paghiamo alla colonnina automatica, l’operatore del distributore potrà pulire il nostro parabrezza, controllare il livello dell’olio o la pressione degli pneumatici.








