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Gambling: l’EGBA spinge verso una normativa europea unica

Gambling: l’EGBA spinge verso una normativa europea unica

Il settore del gioco d’azzardo legale rappresenta un mercato di oltre 22 miliardi di euro l’anno, un comparto però piuttosto frammentato per la presenza di legislazioni nazionali molto diverse tra loro. Ad esempio, Francia e Grecia presentano delle leggi piuttosto severe e restrittive, Regno Unito e Germania sono più permissive, mentre l’Italia si posiziona nel mezzo con un approccio abbastanza moderato.

La situazione normativa diversificata crea una serie di problematiche, soprattutto considerando l’aumento del gambling online e la difficoltà di controllare il settore del gioco sul web, in cui operano sia società concessionarie come Snai o Lottomatica, sia aziende con licenze europee come Rabona. Per questo l’EGBA (European Gaming & Betting Commission), la Commissione europea per il gioco e le scommesse, propone una normativa sovranazionale per equilibrare il comparto del gioco e favorire la libera concorrenza tra gli operatori UE.

La posizione dell’EGBA su pubblicità e codice etico nel gioco

Recentemente, il direttore dell’EGBA Maarten Haijer ha rilasciato una lunga intervista sulla necessità di arrivare a un quadro normativo condiviso tra i Paesi membri della UE, in cui ha anche spiegato qual è il ruolo dell’organizzazione di lobbying in questo contesto. Ovviamente EGBA rappresenta gli interessi dei maggiori gruppi che operano all’interno del gambling, tra cui aziende Come Bet365, Betsson e William Hill, ad ogni modo promuove anche l’armonizzazione delle legislazioni europee e una maggiore responsabilizzazione da parte dei gestori di servizi.

L’obiettivo è favorire la semplificazione a livello normativo, in quanto le aziende riconducibili a EGBA hanno ben 120 licenze in 20 Paesi diversi, una situazione che per le imprese che lavorano in vari scenari nazionali costituisce senza dubbio una complessità importante e difficile da gestire. Allo stesso modo è fondamentale capire come affrontare la digitalizzazione del gambling, implementando le direttive sulla privacy degli utenti e il trattamento dei dati riservati come richiesto dalle norme del GDPR.

Un altro aspetto cruciale riguarda la questione della pubblicità sul gioco, un ambito in cui EGBA sta promuovendo l’adozione di un codice unico di condotta e l’istituzione di un organismo di monitoraggio, attraverso il quale anche gli utenti potranno segnalare eventuali abusi e situazioni anomale. Si tratta ad esempio di principi simili a quelli utilizzati nel settore delle bevande alcoliche, un ambito anch’esso abbastanza controverso, dove l’uso di parametri condivisi può aiutare le aziende che operano sul mercato fornendo anche maggiori tutele ai cittadini.

Nel dettaglio, uno dei punti più importanti è la possibilità per gli utenti di proteggersi contro i comportamenti scorretti, come pubblicità che incitano al gioco o che si rivolgono a un target di persone troppo giovani. In questi casi dovrà essere possibile per i cittadini europei rivolgersi sia alle autorità nazionali sia a quelle europee, per indicare qualsiasi attività non in linea con il codice etico unico proposto dall’EGBA, qualora dovesse essere accettato dai Paesi membri della UE e integrato come modello unificato di condotta per l’industria del gambling.

La proposta per una regolamentazione europea comune sul gambling

L’EGBA sta lavorando per cercare di arrivare a una regolazione unica in Europa sul gambling, un accordo fra tutti gli Stati membri richiesto a gran voce dalle aziende del settore, sia per quanto riguarda il gioco sia per le scommesse. La proposta è quella di un sistema sovranazionale, attraverso il quale le licenze erogate dalle autorità dei diversi Paesi possano essere riconosciute ed equiparate, secondo un modello basato sulla fiducia reciproca tra i Paesi europei.

In particolare, l’organizzazione sta lavorando a un protocollo condiviso incentrato su tre fattori principali: la tutela dei consumatori, il riconoscimento delle licenze e il mantenimento del gettito fiscale nazionale. Quest’ultimo punto è uno dei più delicati, in quanto il gioco rappresenta un’entrata erariale considerevole per molti Paesi tra cui l’Italia, perciò è impensabile spostare questo gettito dalle casse pubbliche degli Stati a quelle di un unico organismo europeo, da qui la necessità di mantenere l’autonomia nazionale sulla raccolta dell’imposizione fiscale sul gambling.

Una normativa europea potrebbe sicuramente consentire di affrontare meglio il problema della regolamentazione del gioco online, un settore in rapida espansione destinato a soppiantare i tradizionali servizi di gioco e betting fisici. L’argomento è simile a quello delle aziende tecnologiche o finanziarie che agiscono su scala globale, per le quali le legislazioni nazionali non sono in grado di offrire un’azione di controllo e gestione adeguata, mentre delle norme europee condivise come quelle del GDPR sulla privacy potrebbero sortire un effetto più efficace.

Ad ogni modo la decisione spetta alla Commissione Europea, la quale è sempre stata restia finora a impegnarsi in un progetto di regolamentazione comune del gambling, lasciando ai singoli Stati l’indipendenza normativa sul gioco d’azzardo. Ovviamente esistono delle leggi comunitarie importanti, come quelle contro il riciclaggio, sulle pratiche commerciali sleali e la privacy degli utenti, regole che fanno parte del diritto europeo e sono molto utili in alcuni contesti e contenziosi, sebbene l’organizzazione auspichi una legislazioni comune anche sul gambling online.

 

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