Cataldo Siculo Parisio chiude i venerdi letterari santalfiesi -
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Cataldo Siculo Parisio chiude i venerdi letterari santalfiesi

Cataldo Siculo Parisio chiude i venerdi letterari santalfiesi

“Nemo propheta in patria” (Nessuno viene apprezzato nel proprio territorio di appartenenza). E’ stato questo il concetto affiorato in occasione dell’ultima conferenza che ha chiuso il ciclo di appuntamenti letterari incardinati nella rassegna “Primavera d’Autore”. Nel caso dell’incontro letterario svoltosi nella sala consiliare “Rosario Livatino” ,afferente al municipio di Sant’Alfio, ad assurgere a simbolo dell’assunto secondo cui nessuno gode del riconoscimento del proprio talento nella sua terra di appartenenza, è stato l’umanista Cataldo Siculo Parisio, al quale il professore Salvatore Statello ha dedicato un saggio dal titolo “Cataldo Siculo Parisio-un umanista siciliano alla corte portoghese tra il quattrocento ed il cinquecento”.

I lavori del dibattito si sono aperti con l’intervento dell’insegnante e giornalista Mario Pafumi, fondatore della rassegna letteraria santalfiese. Egli, snocciolando delle osservazioni propedeutiche alla dissertazione del docente Salvatore Statello, nativo di Regalbuto, ha specificato che il predetto autore del saggio, è particolarmente legato a Sant’Alfio in quanto la moglie altro non è che la nipote del celebre e indimenticato generale santalfiese Pennisi. Pafumi ha sottolineato che Statello, lauratosi all’Università di Pisa in Lingua e Letteraura francese, ha frequentato corsi di Letteratura all’Università della Sorbona a Parigi.

Nell’ambito di scambi culturali, si è poi dedicato allo studio di un personaggio non conosciuto come Cataldo Siculo Parisio.Non per un caso, Statello conseguì negli anni 70′ una borsa di studio a Lisbona inerentemente ai suoi studi sulla letteratura portoghese. Statello fu inoltre iscritto per molti anni all’Ordine Regionale dei Giornalisti,e, in ordine a quanto asserito dal giornalista Mario Pafumi, collaborò con il “Gazzettino” di Giarre, relativamente alla pagina dedicata alla cultura. Statello inoltre è noto per i suoi studi non solo su Leopardi ma anche sui “Canti” del poeta thailandese Thammatibes. Tra le sue pubblicazioni figurano “L’impostura e la vita”, “I racconti del Paradiso negato”, ma soprattutto due volumi dedicati ad un’eroina come Ines De Castro: ovvero “Ines De Castro-eroina del teatro italiano tra Settecento e Ottocento” e “Ines De Castro-un mito lungo cinque secoli”.

La vita di Ines balzò agli onori della storiografia in quanto fu moglie e amante di un re (Pietro I) che secondo la leggenda ne riesumò il cadavere dopo che fu uccisa dal padre di lui, ovvero Alfonso IV di Portogallo. Chiusa l’illustrazione del percorso professionale di Statello, distintosi in passato anche in qualità di animatore del circolo socio-culturale “Il Faro” di Riposto, Pafumi, che già aveva preannunciato una possibile collaborazione del Liceo Classico “Michele Amari” di Giarre riguardo ad un’eventule terza edizione della “Primavera d’Autore”, ha lasciato spazio prima all’intervento del sindaco di Sant’Alfio Giuseppe Maria Nicotra, (il quale intende coinvolgere le scuole di Sant’Alfio con l’obiettivo di far decollare la manifestazione il prossimo anno), e successivamente alla “performance” della musicista e violinista Antonella De Salvo, laureatasi al conservatorio “Bellini” di Catania.

La De Salvo ha ammaliato i presente eseguendo la colonna sonora del film “Nuovo Cinema Paradiso”. In seguito, il professore Statello ha iniziato la sua trattazione. Egli ha precisato di essere arrivato a Cataldo Siculo Parisio, lauratosi a Ferrara nel 1484, partendo da Ines De Castro, poichè tutto ciò che ruota attorno a Ines De Castro è ambientato nel 500′ e dunque nel rinascimento: ovvero nel periodo interessato dalla figura di Cataldo Siculo Parisio. L’umanista siciliano Cataldo Siculo Parisio, in ordine a quanto esplicitato da Statello, è ancora famosissimo in Portogallo in quanto ha portato in terra lusitana le dottrine umanistiche. Americo Da Costa Ramalho, il quale ha speso tutta la sua vita nella ricerca dedicata a Siculo Parisio, asserì che grazie al predetto umanista il Portogallo è uscito dalle tenebre del medioevo, alleandosi agli altri Paesi europei. Una volta recatosi in Portogallo, il siciliano Parisio è stato dimenticato dai suoi conterranei.

Dai testi scritti, si è appreso, secondo Statello, che Cataldo Siculo Parisio ha dissetato tutta una turba di giovani e anziani bramosi di cultura. Nelle enciclopedie portoghesi si sostiene che Cataldo Siculo Parisio fosse di Palermo. In realtà invece, pare che Cataldo Siculo Parisio sia nato a Sciacca nel 1455. Per via di un errore iniziale di alcuni scrittori portoghesi del cinquecento, i quali erano incespicati sul genitivo, Cataldo Siculo Parisio fu chiamato anche Giovanni e Aquila. Alcuni studiosi, ipotizzarono erroneamente che il nome “Aquila” fosse riconducibile ad una possibile appartenenza di Cataldo ad una famiglia nobilare. Qualcuno addirittura ipotizzò che Cataldo fosse di Vizzini. Nel 2005, un articolo di Tocco riporta che a Sciacca esistesse un “Magnificus dominus”. Nel 1485, al “Magnificus dominus” Parisio, fu conferito un ruolo di rilievo a Sciacca.

Inoltre, egli fu “Magistratus saccensis”(ovvero di Sciacca) e svolse anche la mansione di avvocato poichè esiste un’orazione in cui si parla di un certo Giovanni Orefice ucciso mentre attraversava un fiume tra Sciacca e Caltabellotta. Entusiasmante fu l’arringa con la quale Cataldo Siculo Parisio chiese giustizia in relazione al misfatto consumatosi. Cataldo Siculo Parisio inoltre si distinse per aver chiesto aiuto al Vicerè di Palermo in quanto la zona di Sciacca era infestata dai saraceni. Per quanto concerne il re di portogalo Giovanni II, egli scrisse al re di Tunisi chedendo se un certo Facellius fosse stato fatto prigioniero dai pirati che navigavano su biremi del re di Tunisi. Giovanni II avrebbe riscattato questo cittadino saccense con i suoi soldi oppure ricorrendo alla strategia dello scambio di prigionieri.

Pertanto evidentemente, questo cittadino di Sciacca era caro a Cataldo Siculo Parisio. Parisio era stato chiamato in Portogallo da Giovanni II affinchè spiegasse a Giorgio, figlio di quest’ultimo, l’etica di Aristotele. Gli insegnamenti di Cataldo Siculo Parisio si allargarono comunque agli altri e per la preicisione ai giovani appartenenti all’alta aristocrazia lusitana. Cataldo, pur essendo ironico, piagnucolava poichè era pagato poco dal re Giovanni II. La questione si sostanziava nell’inottemperanza da parte del tesoriere del re in materia di corresponsione di una retribuzione. Pertanto Cataldo Siculo Parisio era costretto a cercare una raccomandazione tramite un discepolo divenuto segretario del re. Cataldo Siculo Parisio ed altri tre “Pueri” (ragazzini),vivevano infatti di poco. Si diceva che i tre “Pueri” fossero figli di Cataldo ma forse erano schiavi.

Cataldo Siculo Parisio comunque ebbe il merito di diventare l’oratore ufficiale del re, il quale gli chiedeva di preparare i discorsi. Il primo discorso risalì al 1490: ovvero all’anno delle nozze di Alfonso, figlio legittimo del re di Portogallo, con la primogenita del re di Spagna: ovvero Isabella. Cataldo Siculo Parisio pertanto assurse a promotore dell’unificazione dei due regni iberici.Egli fu comunque, secondo Statello, colui il quale divulgò dottrine come il latino e il greco che i suoi discepoli fecero attecchire in Portogallo nella metà del Cinquecento. Cataldo ebbe affidato inoltre l’incarico da parte del re, di formulare dei proverbi.

Nei suoi 121 proverbi, Cataldo passa dalla morale all’eleganza del discorso. Le letture di Mario Pafumi, impreziosite dal sottofondo musicale a cura della violinista Antonella De Salvo, hanno evidenziato che, secondo Cataldo Siculo Parisio,il sacro valore della disciplina morale potesse trasparire dai proverbi, così come hanno evidenziato anche che la verità può essere veicolata comunque con garbo e bellezza. Secondo Siculo Parisio, è folle chi non teme Dio, così come chi contempla la divina maestà si astiene dal peccato. Secondo Parisio, l’anima si esprime in relazione al comportamento del corpo. Inoltre secondo lui è arroganza esaltarsi, così come, secondo Parisio, è difficile vivere tra i mortali senza affanni. Parisio sosteneva inoltre che la virtù e il vizio non potessero essere nascosti a lungo, che a soffrire è l’invidioso e non l’invidiato e che tra i forti è annoverabile chi è mosso dalla ragione e non dall’ira. Inoltre secondo Parisio, era da ritenere vero amico chi frequenta un’altra persona senza avere nessuna speranza di ricavare vantaggio da tale amicizia.

Per Parisio, il saggio intuisce la conseguenza delle cose prima del loro inizio e inoltre secondo lui la virtù splende a tal punto da essere amata anche dai viziosi. Cataldo Siculo asseriva anche che è misera la condizione dei poeti, poichè cantano le lodi degli altri, piangono le loro miserie e se non hanno tali miserie, le inventano. Riguardo all’unione tra Alfonso, figlio di Giovanni II, e Isabella, avvenne poi che Alfonso, per via di una caduta da cavallo, morì. Pertanto Isabella tornò in Spagna. A proposito della dipartita di Alfonso, Cataldo scrisse l’epitaffio destinato alla tomba del principe sepolto nel monastero di Batalha, e dunque a 20 km da Fatima. Dopo alcuni anni morì anche il re Giovanni II di Portogallo. Pertanto chiunque volesse ereditare il trono doveva sposare Isabella.

Intanto emerse il caso legato all’illegittimità del figlio del re Giovanni. Nella questione intervenne Papa Alessandro VI, il quale fece sposare il fratello della regina Eleonora, ovvere Manuele, con Isabella. Isabella, regina di Portogallo,morì però a seguito di un parto. Il figlio Michele, il quale avrebbe dovuto unificare i regni di Portogallo e di Spagna, morì a un anno e mezzo di età. Per quanto concerne l’esistenza di Cataldo, egli soffrì molto poichè non era ben visto. Egli infatti era straniero e pertanto gli altri cercavano di denigrarlo. Il clero per esempio, essendo ancorato al medioevo, aveva chiesto l’espulsione di Cataldo, il quale definiva “Teologiculi” questi ecclesiastici. A proposito dei “Teologiculi” sosteneva che essi fossero come quelli che entrando in un roseto tra mille rose, raccolgono una spina. O come quelli che entrando in un frutteto, racolgono un frutto acerbo e non maturo. Cataldo Siculo Parisio attaccò senza esitazione i signori che avevano attaccato i poeti latini.

Egli infatti sosteneva che chi non ha la padronanza della ligua latina non si può eternare per mezzo della poesia. Inoltre difendeva i poeti satirici, poichè asseriva che essi offendevano il pudore per indirizzare il tutto all’emendamento (modifica) del malcostume.Parisio inoltre, si distinse per aver sollecitato diverse volte i condottieri affinchè gli inviassero degli appunti su ciò che avevano fatto. Soltanto così Parisio, autore anche di poemetti,poteva scrivere delle cronache. La violinista Antonella De Salvo si è poi nuovamente esibita eseguendo una musica scritta da Formisano, dal titolo “E vui durmiti ancora”. L’incontro si è poi chiuso, oltre che con un cerimoniale, anche con i ringraziamenti del giornalista e insegnante Mario pafumi, deus ex machina della rassegna, all’indirizzo del gruppo “Etnei nel mondo”, del Presidente del Consiglio Comunale Renato Finocchiaro e dell’assessore alla Cultura Laura Leonardi.

Umberto Trovato

 

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