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Motta Camastra e la Valle dell’Alcantara “cantate” da Angelo Maugeri

Motta Camastra e la Valle dell’Alcantara “cantate” da Angelo Maugeri

Dalla Lombardia, dove ha insegnato ed a tutt’oggi risiede con la sua famiglia, l’illustre poeta e scrittore, considerato dalla critica uno dei più grandi autori italiani contemporanei, si abbandona ai ricordi idilliaci della sua infanzia, trascorsa tra le noci e le “maghe” del paesino che gli ha dato i natali, la vicina Francavilla di Sicilia ed i “tuffi” nelle suggestive Gole

La recente uscita della raccolta poetica “Prove d’impaginazione” (edizioni “N.E.M”), molto favorevolmente accolta dalla critica specializzata e tenuta a battesimo, in queste settimane, in esclusivi e prestigiosi salotti letterari del Nord Italia, ci offre lo spunto per soffermarci sul suo autore Angelo Maugeri, quotatissimo poeta, scrittore e critico letterario nelle cui vene scorre sangue siciliano in quanto venuto alla luce, settantaquattro anni fa, nel piccolo centro collinare di Motta Camastra.

Siamo sicuramente in presenza di un figlio illustre della Valle dell’Alcantara in quanto Maugeri è considerato uno dei migliori autori italiani contemporanei, con all’attivo una copiosissima produzione di pubblicazioni in versi nonché di narrativa tra cui, tanto per citare qualche titolo, “Mappa migratoria” (1974), “Verbale di s/comparsa” (1976), “Il fiume i falchi la distanza il vento” (1980), “Passaggio dei giardini di ponente” (1983) “Kursaal” (1989), “Figura femminile” (1993), “Recita di Natale” (1996), “Nóstos” (2004) e “Varianti variabili” (2012); nelle pagine di quest’ultima, ad ogni sua poesia Angelo Maugeri ha voluto abbinare un dipinto della figlia Arianna, brillante business manager e consulente di marketing per aziende internazionali nonché pittrice dall’originalissima e prorompente vena creativa.

Come hanno affermato autorevolissimi critici di fama nazionale, l’innovativo e spesso avanguardistico poetare di Maugeri trae la propria forza dalla sapiente commistione tra surrealismo ed ermetismo, senza tuttavia perdere di vista la realtà del nostro tempo, con i suoi fatti eclatanti, ma anche con la risibile ed a volte drammatica quotidianità.

Dopo il conseguimento della laurea in Lettere presso l’Università degli Studi di Palermo, Angelo Maugeri ha intrapreso la carriera di insegnante in Lombardia, dapprima a Como, poi a Milano ed infine a Campione d’Italia (exclave italiana nel territorio svizzero del Canton Ticino), prestando ininterrottamente servizio sino al 2009.

Oltre che attraverso le tante e raffinate pubblicazioni, il suo impegno culturale lo ha profuso pure in veste di direttore di prestigiose collane letterarie, di membro di organizzazioni e società di autori e, soprattutto, in qualità di presidente dell’A.S.S.I. (Associazione degli Scrittori della Svizzera Italiana), per la quale ha curato l’allestimento di importanti eventi tra musica e poesia, andati in scena, nel 1998, anche alla Fiera del Libro di Francoforte e presso l’Auditorio della Radio di Lugano.

Angelo Maugeri continua a risiedere in Lombardia (esattamente a Montano Lucino, in provincia di Como), ma la sua Sicilia continua ad albergargli nel cuore e nei ricordi ed, inevitabilmente, ha fatto da musa ispiratrice, direttamente o indirettamente, a diverse sue composizioni (tra cui l’evocativa ed “intelligentemente” nostalgica “Tauromenion”, contenuta nella recente silloge “Prove d’impaginazione”). All’insigne poeta ed intellettuale ha, dunque, fatto immenso piacere riallacciare il rapporto con la terra d’origine, sia pur a distanza tramite il Web, rispondendo a qualche nostra domanda.

– Professor Maugeri, che sensazioni prova quelle rare volte che fa ritorno nella sua Sicilia?

«Penso che i luoghi da cui si parte da giovani pretendano di diventare, alla fine, mete di un ritorno che è tanto più desiderato quanto più rinviato a causa dei tanti fatti legati alla contingenza della vita. Nel frattempo tutto si è trasformato con noi e dentro di noi. Per questo, ogni ritorno è sempre l’arrivo in un posto nuovo e sconosciuto, ogni volta da scoprire. Per me la Sicilia, da cui sono andato via da giovane, è diventata il luogo prediletto di una mitologia personale. Ci ritorno sempre con la mente e con il cuore quando ripenso a tutti quelli che hanno reso dolce il tempo della giovinezza (oltre che della maturità). Soprattutto quelli ormai scomparsi: i parenti, gli amici, i compagni di avventure… Ma ci ritorno anche con un sentimento misto di rabbia ed impotenza. Perché i miti vivono nella dimensione del mistero. Ogni ritorno significa, quindi, immersione in una dimensione misteriosa, in quanto i miti chiedono sempre la soluzione di misteri. Ed i “misteri” della Sicilia sono tanti, forse troppi: basti pensare alla mafia ed alla diffusa “mentalità mafiosa”, alla corruzione politica ed amministrativa, o al mancato sviluppo economico. Malattie endemiche, apparentemente incurabili, da troppo tempo ritenute “misteriose”, indecifrabili. E che attendono di essere sconfitte. Da qui la rabbia e l’impotenza. Vi assicuro però che, superato il disappunto, ripenso con spirito allegro ai luoghi da me più profondamente amati».

– Per esempio?

«Innanzi tutto il paese della mia infanzia, ossia Motta Camastra, “nominato” per le piante di noce e le “vere maghe” (al riguardo si soleva dire “D’a Motta su’ li veri mavari”). E poi Francavilla di Sicilia, mio paese d’adozione dove ho trascorso gli anni della giovinezza, di cui ricordo, in particolare, i falò per le festività di fine ed inizio anno, il corteo mascherato di Carnevale, la processione del Venerdì Santo e la festa di Sant’Euplio con il concerto bandistico in piazza ed i fuochi d’artificio finali. Un discorso a parte meritano le affascinanti Gole dell’Alcantara, dove mi recavo spesso da piccolo (anche perché i miei nonni abitavano nell’adiacente frazione di Fondaco Motta). Scendevo fino al greto del fiume servendomi dell’unico accesso comunale, ovvero una scalinata stretta, erta e sdrucciolevole (allora non esisteva l’attuale impianto ricettivo e l’affluenza dei visitatori era minima). Giocavo con i ciottoli e con la sabbia ascoltando il canto dell’acqua e rimanendo incantato davanti al meraviglioso scenario delle rocce basaltiche. Le sensazioni provate allora le ho consegnate a quel poemetto scritto in due tempi, dal titolo “Nóstos”».

– Lasciando gli “amarcord” di gioventù per spostarci all’attività che ha caratterizzato il resto della sua vita e che tante esaltanti gratificazioni continua ad arrecarle, cos’è per lei la poesia?

«Come “facitore di versi”, posso dire che il “far poesia”, ossia quel “poiein” che come un potente “farmakon” (medicina e al tempo stesso veleno) dell’anima non mi ha mai abbandonato, ha contribuito a farmi osservare con sguardo critico il volto sorprendente della vita, nel bene e nel male. Ho cercato di inabissarmi all’interno delle parole, coltivando il dialogo con l’“altro” spesso camuffato dall’“io”, la cui fittizia costruzione è servita a sondarne la metamorfosi ed a registrarne il continuo “andare oltre”. Da qui il tema del trascendimento del confine e della frontiera, che è proprio di chi “migra” (e l’evento migratorio, oggi di scottante attualità, non ha mai smesso storicamente di agire), riferito in termini di poetica alla trasformazione del senso nel fluire del discorso (analogie, metafore, ecc.). Nel mio piccolo, pertanto, la “migrazione” dalla Sicilia alla Lombardia ha notevolmente influito sul mio far poesia. Considero ciò una sorta di destino esistenziale che mi ha spinto a prendere la vita per il “verso” giusto».

– In tempi di superficialità, ritmi di vita oltremodo frenetici, nuove emergenze sociali e sottocultura dilagante, c’è ancora “spazio” per la poesia?

«So benissimo che oggi la poesia ha un riscontro molto limitato in quanto ben altri sono gli interessi, per lo più pseudoculturali, del cosiddetto “grande pubblico”. Tuttavia voglio ben sperare per il futuro. Per quanto mi riguarda, posso dire che, qualche mese fa, la presentazione di “Prove d’impaginazione” alla Libreria Feltrinelli di Varese ha avuto un discreto successo. Gli intervenuti, benché fosse un tardo pomeriggio di domenica, erano abbastanza numerosi. Addirittura un lettore è venuto in treno da Parma appositamente per conoscermi: pensate che possedeva tutti i miei libri e conosceva le mie opere meglio di me!».

Rodolfo Amodeo

Angelo Maugeri in una foto degli Anni Ottanta ed, ai lati, le copertine, illustrate dalla figlia Arianna Maugeri, delle sue recenti pubblicazioni VARIANTI VARIABILI e PROVE D'IMPAGINAZIONE 

FOTO: Angelo Maugeri in primo piano ed insieme alla figlia Arianna, autrice delle copertine e delle illustrazioni dei suoi recenti volumi, che mostriamo anche nelle altre immagini insieme ad una foto del poeta e scrittore risalente agli Anni Ottanta 

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