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Da Mafia Capitale a Giarre Succursale?

Da Mafia Capitale a Giarre Succursale?

Da Mafia Capitale a Giarre Succursale? Dall’inchiesta giornalistica de “Il Fatto Quotidiano”, emergono inquietanti intrecci sulla gestione del Cara di Mineo. Sullo sfondo quell’appalto milionario da cento milioni di euro all’anno, appalti e fornitori, posti di lavoro e soprattutto voti da gestire.

mineo“In cima – riporta l’articolo del giornale nazionale – c’è la figura del sottosegretario Giuseppe Castiglione, indagato dalla Procura di Catania per turbativa d’asta, luogotenente di Angelino Alfano in Sicilia, genero del potentissimo senatore Pino Firrarello; poi ci sono tutti gli altri: faccendieri, politici e manager spregiudicati. Intorno un’intera provincia che cambia preferenze elettorali: dal centrosinistra al nuovissimo partito di Alfano e Castiglione. Eccolo qui il sistema del Cara di Mineo, il centro richiedenti asilo più grande d’Europa, finito nel ciclone dell’inchiesta su Mafia Capitale. Dalle rivelazioni di Luca Odevaine emerge un quadro inquietante. Egli stesso ammette davanti ai magistrati inquirenti di mafia Capitale di avere intascato 10mila euro al mese anche se – afferma – la richiesta complessiva era di 20 mila euro. Ma non erano solo per me: mi servivano per le cooperative sociali che presiedevo”. “Se ho favorito la vittoria delle gare per la gestione del centro? Sì, l’ho fatto” ammette nei verbali pubblicati dal Messaggero e dal Corriere della Sera.

Il racconto di Odevaine parte dal 2011 – si legge nell’inchiesta del Il Fatto – quando dopo lo scoppio della Primavera araba comincia l’ondata di sbarchi dal nord Africa.

Ed è a quel punto che Odevaine si materializza in Sicilia, dove incontrerà con l’allora presidente della provincia di Catania Castiglione e il giarrese Salvo Calì presidente della cooperativa Sisifo, iscritta a Legacoop, capofila dei gestori di Mineo fin dalla creazione del centro. Sisifo è il Consorzio di cooperative che dal 2011 gestisce il Cara di Mineo dopo aver vinto un appalto del valore di diverse decine di milioni di euro nel 2011 per gestire il servizio di accoglienza degli immigrati.

SALVO CALI'Ma chi è quel Salvo Calì che Odevaine tira in ballo? Fino al febbraio 2013 presidente di Sisifo è stato, per l’appunto, Salvo Calì, dirigente medico dell’Asp di Catania, già direttore sanitario a Giarre e Paternò e segretario del Smi, Sindacato medici italiani; nella metà degli anni ’70 è entrato a far parte nel Pci; è stato consigliere comunale del Pci dal 1980 al ‘90 e dal ’90 al ‘93, consigliere provinciale.

Salvo Calì nel novembre del ‘91 ebbe una grande opportunità: diventare presidente della Provincia di Catania, ma l’occasione sfumò e a conquistare la prestigiosa poltrona di Palazzo Minoriti al tempo fu Carmelo Rapisarda. Sullo sfondo di quella tormentata elezione accordi saltati per equilibri non trovati. In origine, il nome prescelto sarebbe stato quello di Clelia Papale ma nel Pci-Pds non tutti erano d’accordo. Anzi in quella circostanza ci sarebbero stati scontri durissimi e siccome il marito della Papale era quel Giacomo Torrisi, al tempo presidente della Lega cooperative, fu invitata a farsi da parte e in quell’occasione spuntò dal cilindro Salvo Calì. Sembrava fatta, ma anche sul nome del medico giarrese ci furono reazioni inattese di aspro dissenso. Calì non ce la fece. Oggi a distanza di molti anni, il nome di Calì spunta in questa vicenda torbida legata a Mafia Capitale e alla gestione del Cara di Mineo. È il famoso pranzo con sedia vuota.

“Castiglione – racconta Odevaine ai magistrati – non mi disse esplicitamente che Sisifo presieduta da Calì doveva vincere la gara, ma io capii perfettamente anche perché accompagnandomi all’aeroporto mi disse che Sisifo era per lui il gruppo più adatto a gestire Mineo; mi disse che erano cooperative di centrosinistra e quindi lui non aveva un interesse politico, ma li promuoveva perché li considerava capaci. Mi disse anche che vi era una esigenza politica primaria di favorire cooperative operanti sul territorio”.

E’ in questo modo che nasce la prima gara d’appalto milionaria per gestire Mineo, una gara che Odevaine racconta senza mezzi termini di avere praticamente truccato. “Il bando era scritto in modo da rendere certa la vittoria dell’Associazione temporanea d’imprese: la decisione fu presa congiuntamente da Paolo Ragusa, da me, da Castiglione, da Giovanni Ferrera“.  Ragusa, anche lui indagato con Castiglione, è un grande elettore del Nuovo Centrodestra, il partito creato da Alfano che nella zona del Calatino prende percentuali massicce di voti. A sentire Odevaine, non solo aveva ruolo nella gestione del centro, ma “imponeva la scelta dei fornitori dai quali acquistare e gestiva le convenzioni con i privati. privati presso i quali gli ospiti del centro potevano spendere 2,5 euro al giorno con una tessera”.

Ma non è finita qui: perché – secondo quanto riporta Il Fatto Quotidiano – dopo che Castiglione e Odevaine si accordano sul nome di Sisifo per gestire il centro, la rete comincia ad allargarsi. “Quando incontrai di nuovo Castiglione gli dissi che era necessario individuare una struttura in grado di gestire pasti, per cui gli consigliai di rivolgersi alla Cascina. In più di un’occasione Menolascina (dirigente della cooperativa) mi ha detto che La Cascina ha stretto rapporti con Lupi, Alfano e Castiglione e che finanziava la nascita di Ncd”. La cooperativa vicino a Comunione e Liberazione, dunque, secondo Odevaine è tra i main sponsor del nuovo partito di Alfano, diventato nel frattempo il principale partito politico dei comuni del Calatino.

 

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