Rubinetti a secco, telefoni muti e sportelli fantasma. È questo lo scenario che si presenta ormai quotidianamente per centinaia di cittadini giarresi che lamentano disservizi gravi e persistenti nel servizio idrico, senza però avere un punto di riferimento a cui rivolgersi. Dopo il passaggio della gestione dalle mani del Comune alla SIE – Servizio Idrico Etneo -, la situazione non è solo peggiorata sotto il profilo tecnico, ma è diventata drammaticamente opaca dal punto di vista del rapporto con l’utenza.
Il nodo più grosso è proprio questo: a Giarre non esiste nemmeno uno sportello fisico della SIE. Nessun ufficio, nessun addetto sul territorio, nemmeno un numero verde realmente operativo. Solo un paio di recapiti telefonici affissi, alla meno peggio, all’ingresso del Comune, e molto spesso irraggiungibili. Un paradosso inaccettabile in un territorio che continua a soffrire quotidianamente interruzioni improvvise del servizio, cali di pressione e guasti non segnalati né risolti.
Le segnalazioni da Trepunti, Altarello, centro storico e Carrubba sono quotidiane. Ma le risposte, purtroppo, non arrivano da nessuna parte. Nemmeno dall’amministrazione comunale, che sembra essersi defilata dal problema dopo aver trasferito le competenze.
L’assenza di un interlocutore locale per il servizio più essenziale – l’acqua – genera disorientamento, rabbia e frustrazione. In molte zone, i cittadini si organizzano autonomamente per capire se si tratta di un guasto localizzato o di un’interruzione più ampia. “Non sappiamo a chi rivolgerci. La SIE non risponde, il Comune dice che non è più di sua competenza. Ma nel frattempo restiamo senz’acqua per giorni”, racconta un residente esasperato.
In questo quadro, l’amministrazione Cantarella viene accusata di silenzio e inazione, proprio su un tema che tocca la quotidianità e la dignità dei cittadini. Nessuna informazione ufficiale, nessun avviso preventivo, nessuna assistenza di emergenza. Solo comunicazioni tardive, se e quando vengono pubblicate.
Intanto l’inverno avanza, ma la crisi idrica non ha mai smesso di colpire, né in estate né adesso. E se la carenza d’acqua è già un danno, la mancanza di trasparenza, supporto e dialogo è un’offesa.
A questo punto i cittadini si chiedono: a chi dobbiamo rivolgerci per vedere riconosciuti i nostri diritti fondamentali? E soprattutto, quanto ancora si potrà andare avanti con un servizio che, tra disorganizzazione e assenza di controllo, somiglia più a una scomparsa che a una gestione?




