Le radici storiche nel territorio -
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Le radici storiche nel territorio

Le radici storiche nel territorio

Un’escursione alla ricerca della casa di Pietro Paolo Vasta nelle campagne di Santa Venerina

 Una passeggiata lungo la via rurale XXV Aprile a Santa Venerina, in parte basolata in epoca remota per il passaggio dei carretti ed in alcuni tratti rimasta con semplice selciato naturale, per esplorare un’area, la contrada Fago, una volta appartenente all’ex Contea di Mascali e che oggi fa da confine tra i Comuni di Santa Venerina e Giarre. Sono in compagnia dell’ing. Leonardo Russo che in quei pressi, assieme ad alcuni suoi parenti, possiede dei terreni con dei fabbricati e conosce benissimo quel territorio, non solo per averlo frequentato, ma anche per aver sviluppato una ricerca storica, tramite atti notarili dei passaggi di proprietà in tutto il circondario, per ragioni professionali, dovendo individuare le particelle e i loro titolari di ieri e di oggi per fini “volturali”. Un’escursione molto interessante, perché contribuisce ad integrare la conoscenza dei luoghi e delle vie poco frequentate del territorio comunale ed a esplorare altarini ed edifici di alcuni secoli fa.

Soprattutto, però, il mio interesse si è concentrato su una casa in mezzo alla campagna, ma non molto distante dalla stradella sopra indicata, di cui fu proprietario il noto pittore acese Pietro Paolo Vasta e successivamente il figlio Alessandro. Da testimonianze scritte e da studi effettuati, oltre che da me, da altri studiosi di storia locale, risultava questa presenza dei Vasta in quest’area che faceva da spartiacque tra le Terre di Aci e l’antica Contea di Mascali. Presenza che veniva messa in relazione con la presenza nella Chiesa Madre Santa Venera (edificata nel 1749) di uno dei quadri più belli di Pietro Paolo Vasta, recentemente restaurato, che raffigura la Sacra Famiglia e si trova collocato nel coro a destra dell’altare maggiore. Altri due quadri del figlio Alessandro raffigurano l’Immacolata e Sant’Antonio Abate (anch’essi restaurati), il primo di fronte a quello dipinto dal padre e l’altro in alto sul lato destro dell’ingresso principale della chiesa. Paolo Vasta, da buon acese, volle rendere il suo tributo alla patrona della sua città S. Venera e alla nuova chiesa edificata da acesi al confine tra i due territori, anch’essa dedicata alla santa.

La casa si trovava all’interno di una zona “vitata e arborata” ed era funzionale per una vita semplice ma con le “comodità” comuni dell’epoca. La casa mantiene tuttora le sue caratteristiche settecentesche, mentre invece la cantina allocata poco distante ha subito dei rifacimenti in tempi più recenti ed il cancello in ferro originario è stato trafugato. Attualmente, i due edifici sono condivisi dagli proprietari (Fichera e Pulvirenti) dei due appezzamenti di terreno, i quali hanno provveduto a separare le parti di propria pertinenza.

Paolo Vasta, dopo aver dominato la scena artistica per tanti anni affrescando le principali chiese di Acireale, nel 1755 fu colpito da ictus cerebrale e, per ben cinque anni, rimase paralitico fino alla morte, che intervenne all’età di 63 anni, il 28 novembre 1760. Aveva avuto sette figli da Isabella Adami, che aveva sposato durante il suo periodo di perfezionamento artistico a Roma tra il 1714 e il 1730. La malattia di cui venne colpito impedì a Vasta di continuare il suo lavoro e si trovò in cattive acque, mancandogli le risorse finanziarie per il mantenimento della numerosa prole. Dovette ipotecare i suoi beni, richiedere prestiti e fruire dei frutti del fondo della sorella Teresa. Una testimonianza interessante è quella raccolta nell’archivio storico di Acireale da Gaetano Gravagno, il quale riferisce che, con atto del 19 aprile 1745 del notaio Mariano Gambino, ricevettero, lui e Alessandro, unico figlio maggiorenne, un aiuto di venti onze dalla “Venerabile Arciconfraternita S. Maria del Suffragio delle Anime Purganti”, ma dovettero dare in garanzia proprio questo terreno di contrada Fago a Santa Venerina, e nel 1755 il Vasta fu costretto ad assumere nuove obbligazioni per 130 onze per far fronte ai debiti scaduti. Mesta fu l’ultima parte della vita del grande pittore, non soltanto per le condizioni economiche, bensì anche per la cattiva condotta del figlio Rosario che gli procurò dolore e ulteriori spese legali.

Oggi, Vasta è stato finalmente riconosciuto nella sua grandezza e studiosi d’arte autorevoli ne hanno messo in risalto la genialità e le qualità artistiche. La passeggiata in contrada Fago, dunque, mi ha riportato indietro nel tempo perché in quei luoghi si ha l’impressione di trovarsi in un posto ancora incontaminato e l’immaginario si scatena, al pensiero che in quel sito figure illustri vi svolgevano parte della loro vita, contribuendo allo sviluppo del territorio e lasciando tracce indelebili della loro arte.

L’occasione è stata propizia anche per scoprire nella confluente via Napoleone Colajanni, che segna il limite tra S. Venerina e Giarre, un altarino dedicato a San Giuseppe, recentemente restaurato da volontari. In ogni angolo del territorio, infatti, a protezione dei residenti e dei passeggeri, venivano edificati questi altarini con l’effigie della Vergine Maria o di altri santi. Dalla visione degli atti di successione apprendiamo, inoltre, che in contrada Fago parte dei terreni furono di proprietà di Mariano La Rosa, che fece parte della commissione nominata dal senato cittadino di Acireale, nel 1837, per recarsi a Napoli per chiedere al sovrano, tra l’altro, l’elevazione di Acireale a Capo di Distretto e che fu eletto, nel 1848, componente del “Comitato provvisorio”, per reggere la cosa pubblica in occasione della rivolta che aveva interessato la città. Dunque, un’immersione nel passato, per consolidare la conoscenza delle radici storiche di questo territorio.

Giovanni Vecchio

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