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Catania, da quasi un mese in cattedrale: diritti e non favori per i “disagiati”

Catania, da quasi un mese in cattedrale: diritti e non favori per i “disagiati”

Da quasi un mese alcune famiglie provenienti dai quartieri Librino, Pigno, San Giorgio e Villaggio Sant’Agata stanno protestando. Protestano perché sono senza un tetto: ci sono famiglie sfrattate o sgomberate, c’è chi ha fatto richiesta per avere una casa popolare, ma è ormai noto il caso di Catania come città dove le istituzioni politiche sono totalmente immobili sulla questione case-diritto all’abitare.

I “disagiati”, come si qualificano nei loro striscioni, inizialmente avevano occupato pacificamente la cattedrale, convinti di trovare il sostegno da parte dell’arcivescovado. Questo non solo non si è verificato, ma, convinti ad uscire fuori dalla chiesa, si sono visti sbarrare tutti i portoni della stessa alle loro spalle.

E la cattedrale, per tanti giorni, è rimasta chiusa e non ha svolto le regolari messe per impedire l’ingresso di queste famiglie, dove ci sono anche bambini e anziani, che sono rimasti sotto la pioggia e al freddo.

Da subito si è attivato un meccanismo di solidarietà e di mutuo soccorso con dei volontari che hanno portato alle famiglie cibo, acqua, coperte.

Da due settimane, i disagiati si trovano “alloggiati” nella navata destra della cattedrale in attesa che le istituzioni, finalmente, intervengano.

Questa dolorosa vicenda è il simbolo del crescente impoverimento delle classi sociali più deboli, in una città dove il 95% degli sfratti avviene perché non si riesce più a pagare l’affitto a causa della drastica riduzione del reddito, cioè la perdita del posto di lavoro di uno dei coniugi.

Nel territorio del Comune di Catania si contano oltre 4.000 famiglie coinvolte in procedure di sfratto, procedure in gran parte già esecutive.

Agli sfratti si aggiungono gli sgomberi contro altri senza tetto che hanno occupato singole abitazioni o edifici privati o pubblici abbandonati all’usura del tempo, e che al momento dell’occupazione “ritornano” alla mente dei proprietari pubblici o privati.

Nel 2016, la Regione Siciliana ha assegnato dei fondi ai comuni considerati “ad alta tensione abitativa”, come il Comune di Catania, con lo scopo di sostenere le famiglie che hanno in corso uno sfratto, nella logica retorica dell’emergenza, in un territorio, la Sicilia, dove non esiste ancora un piano di edilizia sociale. Esiste solo l’emergenza! E per la Catania ufficiale – da quella che ha il tempo e l’interesse, con fotografi e cronisti al seguito, per inaugurare alberi di Natale nelle piazze, a quella partitica, che fino a qualche settimana fa, in tutti i quartieri, chiedeva voti e spargeva promesse illusorie, a quella del sindacato giallo, così collaborazionista da non permettersi di entrare in contatto con chi soffre di povertà –, i disagiati, come tutti gli altri 4000 sfrattati, sono solo una emergenza.

Retorica dell’emergenza che alimenta quelle soluzioni temporanee e precarie, sulla cui base sono cresciuti i circuiti speculativi, spesso mafiosi, che condannano ad una condizione di perenne precarietà interi settori sociali di Catania.

Recentemente, mentre il Comune di Catania stanziava oltre 180mila euro per il “concerto” di fine anno, i disagiati sono stati convocati, presso il Palazzo dei Chierici, dalle autorità preposte che, dopo quasi un mese, finalmente, hanno chiesto di conoscere ufficialmente le loro richieste e le loro posizioni abitative e lavorative.

In attesa che vengano prese decisioni che mettano fine a questo calvario, fra i disagiati si contano nuovi arrivi, altre realtà del disagio sociale che vive Catania, dove, spesso, i diritti diventano favori, logica metamorfosi di apparati clientelari.

Orazio Vasta

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