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Randazzo: quell’estate 1943. Il dovere della memoria storica, per non dimenticare VIDEO

Randazzo: quell’estate 1943. Il dovere della memoria storica, per non dimenticare VIDEO

I bombardamenti aerei dell’estate 1943 sull’abitato di Randazzo rappresentano il triste epilogo del passato glorioso della più importante città medievale allora esistente in Sicilia, un raro esempio di architettura del medioevo. Un luogo simbolo di una millenaria cultura scampata al tempo e al travolgimento della storia o più romanticamente un “cantuccio di mondo sopravvissuto al medio Evo”.

Il 13 luglio del 1943 non fu un giorno come tutti gli altri, Randazzo conobbe l’orrore della guerra e l’inizio della distruzione finale. I bombardamenti non arrivarono all’improvviso. Nei giorni precedenti vi era stato un massiccio lancio di volantini con cui si intimò la popolazione a sgomberare le abitazioni e a rifugiarsi in luoghi sicuri, fuori dall’abitato.

Il terrore piombò dall’alto. Gli aerei della Northwest African Tactical Air Force (NATAF), sganciarono migliaia di tonnellate di bombe sull’inerme e assolata città.

Randazzo, “civitas Plena et Generosissima”, città malinconica, città da romanzo e da poeta nordico, luogo che sembrava avesse “sulle sue torri i baroni alla vedetta per diffondere il terrore”, era appena uscita dalla tradizione culturale locale per proiettarsi nel quadro della cultura europea.

L’ignota località etnea era stata riscoperta qualche decennio prima da alcuni studiosi, i pionieri dei beni culturali, coloro che consentirono a un vasto pubblico di conoscere i tesori dell’arte medievale locale.

Qui si stava formando un fiorente centro turistico che avrebbe dato lustro alla Sicilia e prosperità economica ai suoi cittadini. Il sogno si infranse e prevalse un destino doloroso.

Quasi tutta l’architettura antica di Randazzo, piana e coerente, tanto civile quanto religiosa, senza esclusione, fu rasa al suolo. Tra macerie e fuoco si dispersero anche diversi manoscritti, un importante patrimonio librario e non poche opere d’arte.

In trentuno giorni, dal 13 luglio al 15 agosto 1943, la città sofferse quasi un centinaio di violenti bombardamenti, di cui ventiquattro nel solo giorno 7 agosto. Ma perché tanto accanimento contro quel recondito borgo patrimonio dell’umanità in pectore? La storia è intrisa di paradigmi e di metafore ridondanti. Qui non ha prevalso il progresso, ma la tesi caratteristica del Vico, quella dei “corsi e ricorsi storici”.

Gaetano Scarpignato

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