Ha suscitato grande emozione la scomparsa di Tancredi Pafumi, 89 anni, maestro artigiano fabbro ferraio, ma più conosciuto come “Baffone” per via dei suoi vistosi baffi che incorniciavano il suo sorriso.
Tancredi ha seguito le orme del padre e con lui ha gestito una fucina a Catania e un’altra a Giarre, in via Orlando 2. La sua era una fucina speciale, con un’incudine acquistata a Bergamo e dove è stato forgiato di tutto, di più: arnesi per l’agricoltura, per l’edilizia ma ma non solo. Era tale la sua fama che pure il presidente dell’Unione liberi artigiani, Diego Bonaccorso, racconta l’attività di Tancredi in un suo libro sugli artigiani giarresi.
Ma Tancredi è con affetto ricordato anche da generazioni di giarresi perché dopo gli anni ’70 ha lavorato come collaboratore scolastico a Riposto, all’Alberghiero e soprattutto nella scuola media “Macherione”. Tra i tanti che su facebook lo hanno ricordato non a caso c’è l’ex dirigente scolastico del “Macherione”, Carmelo Torrisi che in un messaggio al figlio di Tancredi, Mario, scrive: “Ha amato la scuola “Macherione” come un bene da custodire e salvaguardare . Non si può dimenticare la sua disponibilità, il rispetto, l’amicizia”. La parrocchia poi era la sua seconda casa e la sua fede incrollabile lo ha accompagnato sino alla fine.
Quando una persona lascia un buon ricordo negli altri sono tanti i ricordi e gli aneddoti che al momento della sua scomparsa vengono un mente. Tra questi ne ricordiamo uno.
Un giorno, mentre Tancredi lavorava al Macherione, un professore gli chiese di tenere d’occhio gli alunni perché doveva allontanarsi qualche minuto dalla classe. Trent’anni fa gli alunni non erano problematici come tanti ragazzi di cui si sente parlare oggi, ma tenere a bada una scolaresca di venti ragazzini è stata sempre un’impresa.
Con Tancredi non c’era problema. Baffone guardò i ragazzini e disse: “Ripetete dopo di me “Ohi ohi ohi i più forti siamo noi”. E gli alunni divertiti ripeterono il ritornello. Ma Tancredi li incalzò: “Più forte, non vi sento”. La classe, come i fan di una rock star a un concerto, ripeté più forte il ritornello. E con questo giochino i minuti passavano e l’insegnante tornava in classe, trovando tutti gli alunni in silenzio fermi lì dove li aveva trovati. Tancredi mica era un dilettante di quelli che oltre a inutili “Fate silenzio”, “state buoni” non avrebbero saputo dire nulla. E’ la pedagogia, bellezza!
Adesso qualcuno dal cielo ha chiamato Tancredi per un altro lavoro importante: c’era il battaglio di una campana del paradiso da riparare e serviva un fabbro esperto. Tancredi già aveva dato prova della sua bravura sulla terra, quando una volta, senza farsi pagare, riparò il battaglio della campana di una chiesa che non poteva suonare a festa. Adesso è arrivato il momento della sua ricompensa.
La redazione del gazzettinonline.it si stringe al dolore dei familiari tutti.







