Si è concluso con l’assoluzione piena dei cinque funzionari del Comune di Mascali il processo per omicidio colposo legato alla tragica morte della 34enne Dorotea Sciortino, deceduta l’8 marzo 2021 in un incidente avvenuto in via Carrata a Mascali, all’altezza del civico 20.
La giovane, di Fiumefreddo di Sicilia, perse la vita a seguito di un incidente autonomo: l’auto su cui viaggiava uscì di strada andando a impattare contro un tratto di guardrail che penetrò nell’abitacolo, causandone il decesso.
In un primo momento il procedimento era stato archiviato come incidente autonomo, ma successivamente venne riaperto dopo la denuncia presentata dalla famiglia della vittima, costituitasi parte civile.
Secondo l’originaria ipotesi accusatoria, i cinque dipendenti comunali avrebbero avuto responsabilità nella non corretta manutenzione della barriera stradale e nella mancata vigilanza su quel tratto di strada.
In particolare, l’accusa sosteneva che, durante i lavori di manutenzione eseguiti nel 2018, non sarebbero stati installati correttamente i terminali di sicurezza previsti dalle normative tecniche di settore.
Il lungo e complesso dibattimento, caratterizzato da un’istruttoria particolarmente serrata sui numerosi aspetti tecnici della vicenda, ha però portato a una conclusione opposta.
Il Tribunale di Catania ha assolto tutti gli imputati con la formula “perché il fatto non sussiste”, accogliendo di fatto anche la richiesta avanzata dalla Procura della Repubblica al termine del processo.
Dagli accertamenti tecnici è infatti emerso che i lavori di manutenzione sul guardrail erano stati eseguiti correttamente e che la barriera era stata regolarmente messa in sicurezza con l’installazione dei terminali prescritti.
Secondo quanto ricostruito durante il processo, il tragico incidente sarebbe stato determinato da un insieme di fattori: l’elevata velocità del veicolo, superiore agli 80 chilometri orari, e la massiccia presenza di sabbia vulcanica sul manto stradale, caduta copiosamente il giorno precedente al sinistro.
Proprio la presenza della sabbia vulcanica, considerata un grave fattore di rischio per la circolazione, aveva spinto il sindaco di Mascali ad adottare un’ordinanza straordinaria che riduceva a 20 km/h il limite massimo di velocità su tutto il territorio comunale e vietava la circolazione ai mezzi a due ruote.
Grande soddisfazione è stata espressa dall’avvocato Sandro Del Popolo, difensore del Comune di Mascali.
“Si tratta di una tragedia, questo non lo dimentica nessuno – ha dichiarato il legale – ma oggi si chiude un processo nel modo giusto, perché è stata accertata l’assenza di qualunque responsabilità da parte del Comune e dei suoi funzionari”.
L’avvocato Del Popolo ha inoltre sottolineato come lo stesso pubblico ministero, all’esito dell’istruttoria dibattimentale, abbia riconosciuto l’assenza di responsabilità penali degli imputati chiedendone l’assoluzione.
“Il tribunale di Catania ha pronunciato una sentenza chiara: i funzionari del Comune hanno agito correttamente e avevano messo in sicurezza quella barriera. Il tragico evento è stato causato da un mix letale tra l’alta velocità e la presenza della sabbia vulcanica sulla carreggiata” ha aggiunto il difensore.
Il collegio difensivo era composto dagli avvocati Sandro Del Popolo, Giuseppe Musumeci, Giovanni Spada, Antonio Lombardo, Fabrizio Maugeri, dal professor Emilio Castorina e dall’avvocato Giuseppe Marletta.
La sentenza mette così fine a un procedimento giudiziario lungo e travagliato, restituendo serenità ai cinque funzionari comunali coinvolti, rimasti per anni sotto il peso di un’accusa particolarmente grave sia sul piano professionale che umano.
Di diverso tenore la posizione della famiglia della vittima. L’avvocato Rosalia Mandalà, legale dei familiari di Dorotea Sciortino, ha espresso “profondo dolore, amarezza e disorientamento” per l’assoluzione dei tecnici comunali imputati nel processo.
Secondo la ricostruzione sostenuta dalla parte civile, la giovane sarebbe deceduta “a causa della perforazione dell’addome ad opera di un troncone di guardrail lasciato parallelo all’asse stradale con la lama metallica verso il flusso veicolare in prossimità di un varco abusivo tollerato per oltre vent’anni”.
“La famiglia ritiene inaccettabile che si possa morire a causa di infrastrutture stradali lasciate in condizione di grave pericolosità senza che coloro che sono deputati alla loro manutenzione ne rispondano” ha dichiarato il legale.
Nel rispetto della decisione dell’autorità giudiziaria e in attesa del deposito delle motivazioni della sentenza, la famiglia Sciortino si è riservata ogni ulteriore valutazione e iniziativa prevista dalla legge affinché “sia pienamente accertata la verità e ogni responsabilità legata alla tragedia”.







