Il rumore in ufficio e la concentrazione
Telefonate, conversazioni tra colleghi e videoconferenze fanno parte della quotidianità lavorativa. Negli uffici condivisi, però, la sovrapposizione dei suoni può rendere più difficile concentrarsi, soprattutto durante attività che richiedono attenzione prolungata.
Il disturbo non dipende soltanto dal livello sonoro, ma anche dalle caratteristiche del rumore. Una conversazione comprensibile può distrarre anche a volume moderato, mentre il riverbero può rendere l’ambiente più rumoroso e le comunicazioni meno chiare.
Problemi simili possono presentarsi nel lavoro da remoto, quando gli spazi domestici non consentono di separare le attività professionali da quelle familiari.
È importante distinguere il comfort acustico dai rischi per la salute legati all’esposizione al rumore. L’INAIL, nella sua documentazione sul rumore nei luoghi di lavoro, approfondisce gli effetti che un’esposizione significativa e prolungata può avere sull’udito e illustra i criteri utilizzati per valutare il rischio, tra cui il livello sonoro e la durata dell’esposizione. Questo riferimento aiuta a distinguere la prevenzione dei danni da rumore dalla gestione dei disturbi quotidiani in ufficio: un ambiente che rende difficile concentrarsi non implica necessariamente un’esposizione dannosa per l’udito, ma può comunque richiedere interventi per migliorare il comfort acustico.
Migliorare il comfort acustico significa quindi individuare le fonti di disturbo e scegliere interventi coerenti con le caratteristiche degli spazi e le attività svolte.
Open space e coworking: come ridurre le interferenze
Gli uffici aperti favoriscono la collaborazione, ma la vicinanza delle postazioni può aumentare le distrazioni. Nei coworking, la presenza di professionisti con esigenze differenti rende particolarmente importante conciliare telefonate, riunioni e attività individuali.
Una prima misura consiste nel separare, quando possibile, le aree dedicate alle conversazioni dalle postazioni destinate ai compiti che richiedono maggiore concentrazione. Sale riunioni, spazi per le chiamate e zone operative ben organizzate possono ridurre le interferenze.
Anche le regole condivise sono utili: concordare dove svolgere le videoconferenze, limitare le conversazioni prolungate accanto alle postazioni e organizzare le riunioni con attenzione aiuta a gestire il rumore senza interventi strutturali.
Nel lavoro da remoto, invece, possono essere utili una migliore pianificazione delle chiamate, uno spazio dedicato quando disponibile e strumenti audio adeguati. Le soluzioni devono tenere conto delle condizioni reali di ciascun lavoratore.
Come individuare la causa del rumore
Prima di acquistare materiali o dispositivi, è opportuno capire da dove proviene il disturbo e come interferisce con le attività.
- Conversazioni comprensibili a distanza: valutare la disposizione delle postazioni e la possibilità di spostare le chiamate in aree dedicate.
- Voci che si riflettono nella stanza: verificare se il riverbero contribuisce al problema; può essere utile valutare un trattamento fonoassorbente.
- Rumore proveniente da altri locali: controllare porte, pareti, serramenti e possibili percorsi di trasmissione del suono.
- Difficoltà durante le videoconferenze: verificare il microfono, le impostazioni audio e il rumore presente nell’ambiente.
Per esempio, se le distrazioni aumentano soprattutto durante le telefonate dei colleghi, può bastare riorganizzare le aree per le chiamate. Se invece le voci si propagano in tutto l’ufficio, potrebbe essere necessario valutare anche il riverbero. Le segnalazioni dei dipendenti aiutano a individuare le priorità; se la causa non è chiara o il disturbo persiste, può essere opportuno rivolgersi a un professionista competente in acustica.
Comfort acustico e welfare aziendale: come intervenire
Un intervento efficace parte dall’analisi delle criticità e procede attraverso quattro fasi.
1. Raccogliere le segnalazioni. Questionari brevi e momenti di confronto aiutano a individuare le fonti di disturbo, le aree coinvolte e le attività maggiormente ostacolate.
2. Analizzare le cause. Occorre distinguere tra riverbero, propagazione delle conversazioni, isolamento insufficiente e organizzazione poco funzionale degli spazi.
3. Scegliere le misure adatte. Le soluzioni possono includere una diversa disposizione delle scrivanie, spazi dedicati alle telefonate, pannelli fonoassorbenti o dispositivi audio individuali. La scelta dovrebbe considerare esigenze operative, costi e caratteristiche dell’ambiente.
4. Verificare i risultati. Dopo gli interventi, è utile ripetere la raccolta delle valutazioni con le stesse domande iniziali e confrontare i risultati. Se le criticità persistono, occorre capire se modificare le misure adottate o intervenire su altre cause.
Questo approccio aiuta a destinare le risorse ai problemi effettivi, evitando acquisti poco mirati. Per la progettazione degli uffici aperti, la norma ISO 22955 offre un riferimento tecnico sulla qualità acustica in relazione alle diverse attività svolte negli open space.
Fonoassorbimento, isolamento acustico e cancellazione del rumore
Le soluzioni per il comfort acustico non sono intercambiabili: ciascuna risponde a esigenze differenti.
Fonoassorbimento. I materiali fonoassorbenti riducono l’energia sonora riflessa dalle superfici e possono contribuire a contenere il riverbero. Pannelli a parete o a soffitto possono migliorare il comportamento acustico della stanza se scelti e posizionati correttamente. Non garantiscono, da soli, l’isolamento tra postazioni o locali.
Isolamento acustico. Riduce la trasmissione del suono tra ambienti distinti o dall’esterno verso l’interno. Pareti, porte, serramenti e aperture possono influire sul risultato. Se il rumore proviene da un locale adiacente, il solo trattamento delle superfici interne potrebbe non essere sufficiente.
Schermature e organizzazione degli spazi. La distanza tra le postazioni, la disposizione delle aree operative e le schermature possono contribuire a limitare alcune interferenze. L’efficacia dipende dalla configurazione dell’ambiente e dalle caratteristiche delle barriere utilizzate.
Cancellazione attiva del rumore (ANC). Questa tecnologia utilizza microfoni e circuiti elettronici per attenuare alcune componenti del rumore percepito dall’utilizzatore. Le prestazioni variano in base al dispositivo e al tipo di suono: l’ANC non elimina necessariamente le voci e non modifica l’acustica della stanza.
La scelta dovrebbe quindi partire dalla causa del disturbo. Per problemi persistenti o interventi strutturali, è opportuno richiedere una valutazione tecnica.
Auricolari per il lavoro: criteri di scelta
Auricolari e cuffie possono essere utili durante le videoconferenze e le attività individuali, ma non rappresentano una soluzione universale al rumore.
Prima dell’acquisto, è importante valutare alcuni criteri:
- Qualità del microfono: per garantire una voce chiara durante le chiamate.
- Comfort: per favorire un utilizzo prolungato senza fastidi.
- Compatibilità: con computer, smartphone e piattaforme aziendali.
- Autonomia: soprattutto per chi partecipa a numerose riunioni.
- Isolamento acustico e cancellazione attiva del rumore (ANC): considerando che le prestazioni variano in base al dispositivo e al tipo di rumore.
- Igiene e manutenzione: in particolare quando i dispositivi sono condivisi tra più persone.
Oltre agli interventi sugli ambienti, molte organizzazioni integrano il supporto al comfort individuale all’interno dei piani di welfare e onboarding. Inserire cuffie professionali tra le dotazioni personali tutela la privacy delle conversazioni e aiuta a gestire le chiamate senza disturbare i colleghi: per le forniture destinate ai team, rivolgersi a un fornitore di auricolari personalizzati permette di combinare specifiche tecniche adeguate al lavoro da remoto e allineamento all’identità visiva aziendale.
È inoltre importante che cuffie e auricolari non compromettano la percezione di avvisi, allarmi o comunicazioni rilevanti per la sicurezza. Questi strumenti dovrebbero quindi affiancare, e non sostituire, una gestione adeguata degli spazi e delle fonti di disturbo.
Come verificare se gli interventi funzionano
Per capire se gli interventi hanno funzionato, è utile confrontare la situazione prima e dopo le modifiche, utilizzando gli stessi criteri di valutazione.
Le aziende possono verificare:
- Percezione del disturbo: confrontare le risposte dei dipendenti a domande identiche prima e dopo l’intervento.
- Adeguatezza degli spazi: verificare se le aree per telefonate, riunioni e attività individuali rispondono alle esigenze quotidiane.
- Qualità delle comunicazioni: individuare eventuali difficoltà che persistono durante le chiamate e le attività condivise.
- Utilizzo delle soluzioni: controllare se gli spazi e i dispositivi introdotti vengono effettivamente utilizzati.
- Problemi residui: stabilire se siano necessari ulteriori interventi organizzativi o tecnici.
Le valutazioni dei lavoratori aiutano a comprendere l’esperienza quotidiana, ma non sostituiscono le misurazioni acustiche quando necessarie. Allo stesso modo, un miglioramento percepito non dimostra automaticamente un aumento della produttività o una riduzione dello stress.
Comfort acustico in ufficio: da dove iniziare
Un intervento efficace parte dall’analisi delle sorgenti sonore e delle attività più esposte alle interferenze. In base al contesto, le misure possono riguardare la disposizione degli spazi, il trattamento acustico delle superfici, l’isolamento o l’uso di strumenti audio individuali.
Il risultato dipende dalla coerenza tra problema e intervento. Valutare le caratteristiche dell’ambiente, raccogliere il riscontro dei lavoratori e verificare nel tempo gli effetti delle misure permette di correggere le criticità e costruire condizioni di lavoro più adatte alla concentrazione.








