Giarre, il triennio di prevenzione dell'ASP e gli studi sull'impulsività dei giocatori -
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Giarre, il triennio di prevenzione dell’ASP e gli studi sull’impulsività dei giocatori

Giarre, il triennio di prevenzione dell’ASP e gli studi sull’impulsività dei giocatori

All’istituto Leonardo di Giarre si è chiuso il progetto triennale sulla prevenzione del gioco d’azzardo patologico promosso dall’ASP di Catania, unica scuola del territorio ad avere completato per intero il percorso proposto dall’azienda sanitaria.

Programmi di questo tipo poggiano su una premessa presa dalla letteratura scientifica, secondo cui il comportamento a rischio si riconosce prima che diventi un problema clinico. Da almeno un decennio gli studi internazionali hanno spostato l’attenzione dalla diffusione del fenomeno al modo in cui le persone decidono mentre giocano.

Il percorso realizzato a Giarre è stato condotto dai professionisti dell’azienda sanitaria insieme al Dipartimento di Salute Mentale, con incontri in classe distribuiti nell’arco dei tre anni scolastici. La dirigenza dell’istituto ha aderito dall’inizio e ha portato a termine ogni fase prevista, cosa che nel territorio non è avvenuta altrove.

Sul fronte della ricerca, fra i lavori che hanno provato a misurare i comportamenti dei giocatori c’è una ricerca universitaria sui comportamenti di chi vince più spesso ai casinò online, condotta da un gruppo australiano insieme a ricercatori norvegesi, che ha rilevato una correlazione con la bassa impulsività.

Il risultato non descrive una tecnica per vincere. I giocatori meno impulsivi fissano limiti prima di iniziare, interrompono la sessione quando quei limiti vengono raggiunti e non modificano la soglia di spesa in base all’andamento della serata. Chi gioca in modo impulsivo adatta le proprie regole al risultato del momento.

Su questo genere di ricerche vanno tenuti presenti anche i limiti. Le rilevazioni si basano in buona parte su questionari autocompilati, e una correlazione fra due caratteristiche non dice quale delle due venga prima. Il dato indica che i due profili si comportano in modo diverso, senza stabilire che il controllo degli impulsi produca da solo un risultato migliore.

Per le équipe che seguono le dipendenze quel dato conferma un’impostazione già in uso. Il fattore critico riguarda la capacità di restare dentro una decisione presa a mente lucida più che il tipo di gioco, e i percorsi rivolti agli studenti insistono infatti sul riconoscimento degli stati emotivi invece che sulla descrizione dei singoli giochi.

In Italia il monitoraggio è coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, che ha condotto le indagini nazionali sulla diffusione del gioco d’azzardo nella popolazione generale e fra gli studenti. Da quelle rilevazioni i dipartimenti di salute mentale ricavano le fasce su cui intervenire per prime.

Un secondo filone di studi riguarda la percezione del controllo, con giocatori che tendono a sovrastimare la propria capacità di influenzare esiti dipendenti dal caso. Nelle attività dove interviene una componente di abilità la distinzione si complica, e per questo la letteratura tiene separati i giochi di pura sorte da quelli con un margine decisionale.

Le indagini dell’istituto distinguono la popolazione adulta da quella scolastica, e proprio quella distinzione orienta il lavoro nelle scuole. Gli operatori sanitari lavorano sulla fascia di età in cui le abitudini si formano, quando il contatto con il gioco passa quasi sempre da uno smartphone e non da una sala.

Sul piano delle regole l’ordinamento italiano prevede l’identificazione per l’accesso al gioco a distanza e gli strumenti di autolimitazione che i concessionari devono mettere a disposizione. La loro efficacia dipende da quanto sono conosciuti, e su questo chi lavora sul territorio segnala il ritardo maggiore.

Il contatto con il gioco a distanza, per quella fascia di età, resta comunque vietato dalla legge, e proprio per questo gli operatori insistono sul controllo degli accessi e sulla responsabilità delle famiglie.Il bilancio del triennio lo ha illustrato la dirigente scolastica Tiziana D’Anna alla chiusura del percorso, parlando di strumenti concreti di consapevolezza offerti agli studenti. La prosecuzione dipende dal rinnovo dei finanziamenti e dall’adesione di altri istituti: nel territorio dell’ASP di Catania, finora, il ciclo lo ha completato una scuola sola.

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