Consiglio comunale di Giarre, per il Giudice non c'è stata alcuna Gettonopoli ma attività legittima -
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Consiglio comunale di Giarre, per il Giudice non c’è stata alcuna Gettonopoli ma attività legittima

Consiglio comunale di Giarre, per il Giudice non c’è stata alcuna Gettonopoli ma attività legittima

Anche il Giudice di Pace di Giarre riconosce la piena legittimità della corresponsione dei gettoni ai capigruppo che hanno partecipato alle commissioni consiliari, anche se non avevano diritto di voto non essendo membri della stessa commissione.

Occorre fare diversi passi indietro, la vicenda in questione risale ad oltre 5 anni fa e non è ancora l’ultima parola ma, di certo, una nuova sentenza che sconfessa l’ipotesi gettonopoli che imperversò cinque anni fa. Cinque anni fa intervenne pure una deputata regionale, scoppiò questo caso gettonopoli a Giarre, fango sugli interessati, post sui social al veleno, passano cinque anni e le sentenze invece sconfessano questa versione. Ma il danno d’immagine non si recupera più. Tutto questo dovrebbe indurre maggior cautela.

Andiamo per ordine

Nel 2019 il consigliere Raffaele Musumeci invia una lettera al sindaco e al Collegio dei revisori scrivendo che “l’ufficio competente del Comune è certamente incorso in ulteriori irregolarità oltre a quella che mi ha riguardato e che ho sanato, in quanto ha proceduto alla liquidazione ed al pagamento del gettone di presenza per la partecipazione delle sedute delle commissioni consiliari anche a favore dei capigruppo e ai delegati in sostituzione dei capigruppo, per la partecipazione alle sedute delle commissioni consiliari di cui non sono componenti”. L’erogazione sarebbe in aperto contrasto con le disposizioni della legge regionale 30 del 2000.

L’Assessorato Regionale alle autonomie locali e funzione pubblica chiede chiarimenti al Comune, poi chiede di procedere al recupero delle somme che sarebbero state indebitamente percepite, il Comune invita i consiglieri a restituire le somme, questi ultimi inviano le loro controdeduzioni.

I consiglieri capogruppo o che come delegati di capigruppo avevano partecipato a commissioni vengono diffidati. Ci sono le elezioni di mezzo, i consiglieri uscenti adottano percorsi diversi. L’ex consigliere Leo Patanè, ora assessore della giunta Cantarella, fa ricorso in tribunale e il presidente della I Sezione civile gli riconosce la piena legittimità della corresponsione dei gettoni ai Capigruppo che partecipano alle commissioni consiliari, in conformità al vigente quadro normativo.

La sentenza

Arriviamo a oggi. La sentenza è del Giudice di Pace di Giarre, dott. Massimo Lo Giudice, il quale conferma quanto era stato statuito dalla sentenza della causa Patanè: “A differenza di quanto si è sforzato di sostenere l’Ente convenuto – si legge nella sentenza del Giudice di Pace – l’effettiva partecipazione, a cui fanno espresso riferimento tanto l’art. 19 comma 4 L.R. 30/2000 quanto l’art. 82 comma 11 D. Lgs 267/2000, non è intesa dal legislatore nazionale e regionale come partecipazione ai lavori delle commissioni solo ed esclusivamente attraverso l’esercizio del diritto di voto bensì come vera e propria attività consistente nel “prendere parte” a qualcosa ossia nell’intervenire, insieme ad altri, a qualcosa che, nel caso che ci occupa, sono i compiti propri delle commissioni permanenti ossia le funzioni propositive, le funzioni consultive, le funzioni istruttorie e quelle di studio rispetto ai lavori del Consiglio comunale, concorrendo le stesse commissioni, unitamente al Consiglio comunale, a funzioni di indirizzo e di controllo politico amministrativo dell’Ente.

In tale cornice è di tutta evidenza che il voto ed il suo esercizio non rappresentano altro che solo l’atto finale in cui si sostanzia la predetta attività delle commissioni consiliari, al quale voto si giunge dopo vari propedeutici passaggi quali, per esempio, l’esame e la discussione degli argomenti posti all’ordine del giorno. In altri termini non può liquidarsi l’attività del componente della commissione consiliare al solo momento della votazione atteso che il contributo dello stesso componente si espleta, in maniera ancor più qualificante, nella elaborazione di iniziative utili alla definizione delle linee guida della stessa amministrazione, nella istruttoria di proposte di deliberazioni consiliari e così via; attività che presuppongono una trattazione complessa di materie oltre che una discussione approfondita di questioni rispetto alle quali il voto non è altro che il momento finale di un lungo iter procedimentale”.

Gli ex consiglieri che sono stati interessati da questa sentenza sono Francesco Cardillo, Armando Castorina, Fabio Di Maria, Rosy Finocchiaro, Giuseppe Leotta e Vittorio Valenti.

Il Comune di Giarre non può quindi vantare nessuna pretesa restitutoria e deve anzi pagare le spese di giudizio. Ma l’ultima parola non è ancora detta, il Comune potrebbe opporre un nuovo ricorso, rinviare al futuro la questione e poi lasciare che la prossima amministrazione forse debba fare i conti con le conseguenze economiche di questa vicenda quando ormai la giurisprudenza sembra propendere verso la legittimità dei compensi percepiti dai capigruppo o loro sostituti che partecipano alle commissioni. Di più: i capigruppo che hanno partecipato alle commissioni senza percepire nulla potrebbero avanzare richieste?

Ad ogni modo, chi ha una carica elettiva ha diritto ad un compenso, altrimenti solo i ricchi potrebbero permettersi di fare politica. Il punto è quali atti sono prodotti da una commissione o proposti da un consigliere, atti che non siano di quelli da approvare comunque: quali nuovi regolamenti o modifiche a regolamenti esistenti, quali indirizzi per l’amministrazione, quali benefici ha prodotto per la collettività una commissione o l’attività di un consigliere?

Se valutiamo l’attività di un consigliere solo in base alla lampadina fulminata della nostra strada che è riuscito a far riparare o la buca che è riuscito a far coprire riduciamo il ruolo istituzionale a una semplice agenzia di disbrigo pratiche, scambiando il clientelismo di prossimità con il buon governo. Ma è compito del cittadino informarsi e spesso questo non avviene.

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