“Il Fuoco”, secondo romanzo del prof. Antonino Alibrandi, presentato a Mascali -
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“Il Fuoco”, secondo romanzo del prof. Antonino Alibrandi, presentato a Mascali

“Il Fuoco”, secondo romanzo del prof. Antonino Alibrandi, presentato a Mascali

A Mascali, nel Duomo di San Leonardo Abate (gremito da un notevole pubblico competente e attento), il 4 novembre, nel contesto dei festeggiamenti in onore proprio del Patrono, San Leonardo (presidente del Comitato dei festeggiamenti, il sig. Nuccio Cantarella), è stato presentato, per la prima volta, il secondo romanzo del prof. Antonino Alibrandi (Susil editore, agosto 2025). Dopo i saluti dell’Arciprete parroco don Giovanni Natale Marino, è stata la Vice-Sindaco dott.ssa Veronica Musumeci a portare i Saluti dell’Amministrazione comunale.

A dialogare con l’autore (noto storico, particolarmente sul nostro territorio, e mascalese di nascita e di residenza) sono stati due altri noti intellettuali mascalesi di valore, il prof. Salvatore Fichera e l’avv. Giuseppe Musumeci (rispettivamente, a destra e a sinistra nella foto sopra), che hanno tratto più che intriganti riflessioni di critica letteraria su questa avvincente e coinvolgente opera letteraria che sta già interessando sia la critica più attenta che il pubblico.

“Il Fuoco” è ambientato a Mascali, in Sicilia, dove il protagonista principale ed io-narrante, Andrea Altavilla, vive una vivace e complessa storia d’amore, dai risvolti sempre imprevedibili, con Teresa Fogliani. Il romanzo inizia con la voce del generale inglese Bernard Law Montgomery che, nella Piazza Duomo del paese, si rivolge ai suoi soldati lì schierati, nel pomeriggio del 29 agosto del 1943. Da quel momento fino al 13 settembre, al risveglio, ogni mattina, Andrea pensa alla sua Teresa (che, da alcuni giorni, si è allontanata dall’Isola per recarsi a Venezia) e ricorda i momenti più significativi della loro rocambolesca storia; ad ogni pranzo, in quei giorni (e durante l’unica cena narrata, quella del 3 settembre), è ospite, del suo desco, un personaggio sempre diverso, del territorio, con il quale egli discute degli argomenti più vari, dalla distruzione di Mascali a causa della colata lavica dell’Etna dei primi di novembre del 1928 alla ricostruzione dello stesso paese, avvenuta negli anni successivi fino al 1935, e di altri argomenti ancora i più vari e disparati legati molto spesso alla particolare vicenda storica di quel momento letta attraverso la lente oculare della Sicilia. Nell’Isola, ormai, il conflitto è passato, le armate anglo-americane sono nel continente, e si formano le prime organizzazioni politiche che si richiamano ai partiti pre-fascisti e ai quali si aggiunge il movimento separatista (vi sono, anche, i fascisti, pochi, che ancora si considerano tali e che tendono per lo più a riciclarsi nelle nuove forze politiche per mimetizzarsi in attesa di un loro futuro momento favorevole).

Nel pomeriggio, Andrea si reca o ad incontrare persone le più caratteristiche e peculiari, con le quali intreccia, anche con loro, le discussioni le più svariate, nelle quali, così come nei racconti del pranzo, emergono le figure e le storie, soprattutto, del paese e del territorio anche le più lontane nei decenni e nei secoli, in modo tale che particolarmente Mascali e la sua comunità risultano (con la loro cultura “magica” e superstiziosa, con i suoi soprannomi e i suoi specifici atteggiamenti pubblici e privati) essere anche loro protagonisti del romanzo. Altro personaggio protagonista è don Giuseppe Rossi, con il quale Andrea discute di trattazioni non terragne, dalla Cosmogonia ad argomenti esoterici, da Atlantide al mistero delle Piramidi di Giza, alla storia della sciagurata impresa navale genovese dei fratelli Vivaldi ad altri ancora. La storia d’amore con Teresa trova chiarezza e conclusione attraverso missive scambiate nelle settimane successive fino all’1 dicembre di quel 1943.

Molti personaggi del romanzo sono veramente vissuti (l’“Africano”, Antonino Alibrandi nonno dell’autore e la sua famiglia, il Beato Gabriele Maria Allegra, Luigi Averna, Carmelo Barbagallo, la Serva di Dio Margherita Bassi e Scandura, Turiddu Bella, Rosario Brancati e il figlio Vitaliano, Carmelo Calabrò, Antonino Casale, Attilio Castrogiovanni, Santi Correnti, Francesco Fichera, Arnaldo Fortini e i componenti della sua assisiate famiglia, Leonardo Grassi, Rosario Grasso, il Venerabile Luigio La Nuza, Giovanni Musumeci e la futura moglie Jany’ Grasso, il sac. Carmelo Parisi, Francesco Patané, Leonardo Patané, padre Ambrogio Pepe, il Servo di Dio Pietro di San Pietro Clarenza, Alfio Russo e la moglie Leonarda Urzì, Antonino Sirretta, Orazio Strano, Turi “Ciacià”, il sac. Antonio Vasta, il sac. Mariano Vecchio, ed altri molti ancora), e pochi sono del tutto inventati (Alfredo Briganti, Pietro Calini, Egidio Cassaniti, Salvatore Cernuto, Concettu “‘u puparu”, Francesco Saverio Ferro, Gerlanda “la criata”, Francantonio Maddem, Michele Pappalardo, Mario Sottile, Procopio Vitale e ancora altri). Molti sono i rimandi letterari, da Foscolo a Manzoni, da Boccaccio a Pirandello, da Verga a Martoglio e a Brancati e a Malaparte e a molti altri.

Particolarmente attento il pubblico quando, alla fine, il prof. Alibrandi, essendo il 4 novembre festa dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, ha voluto leggere il breve capitolo XV del romanzo, dal titolo “Il caporale Mario Sottile, da Caporetto al Piave, e la fucilazione, per diserzione, di Ludovico da Codogno in quel di Lodi”.

Lo stile del romanzo predilige le rime interne, le allitterazioni e le proposizioni ad incastro, in una struttura simile a quella di un poema (arditissima la struttura, alibrandiana ma di ispirazione manzoniana, del rigo 9 di pag. 60, relativa all’uso della minuscola dopo il punto esclamativo, con la voce verbale “esordì” che si lega all’espressione che la precede e, anche, per flusso rapido di pensiero, con quella che segue). Il romanzo ha legami con il primo scritto da Antonino Alibrandi, “Il Mare”, e prelude al terzo, “Il Vento”, che completerà la trilogia.

Gabriele Garufi

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