Il dibattito sulla modernizzazione delle infrastrutture italiane non può oggi prescindere da un concetto chiave: l’intermodalità. Un termine che racchiude una strategia industriale precisa, capace di connettere porti, ferrovie e reti stradali in un sistema logistico integrato, funzionale ed efficiente. Per l’Italia, al centro delle rotte commerciali del Mediterraneo, questo significa non solo adeguarsi agli standard europei, ma cogliere l’opportunità di diventare uno snodo strategico nei flussi di merci tra Est e Ovest.
Le opere portuali sono oggi al centro di una rinnovata attenzione, anche grazie al ruolo di aziende storiche del settore, come Fincosit, da tempo impegnata nella realizzazione di infrastrutture marittime complesse in tutta la penisola, con particolare attenzione alle aree del Mezzogiorno. Il loro contributo si rivela essenziale non solo per la costruzione fisica delle opere, ma per l’approccio ingegneristico che integra la realizzazione con una visione d’insieme dei flussi logistici.
Secondo l’ingegnere Alessandro Mazzi, figura tecnica di riferimento in ambito infrastrutturale e volto operativo di Fincosit, “l’intermodalità è il fondamento della logistica moderna”. In questo modello, la capacità dei porti di connettersi alle reti ferroviarie e stradali non è solo una questione tecnica, ma una leva economica strategica, capace di generare sviluppo e occupazione in aree spesso periferiche o sottoutilizzate.
L’Europa lo ha compreso da tempo: la rete TEN-T punta proprio a migliorare la connettività tra porti e hinterland, con investimenti significativi anche sul fronte digitale e ambientale.
In Italia, sono diversi i cantieri che stanno dando concretezza a questa visione. “Possiamo parlare di interventi emblematici che coniugano esigenze tecniche e visione strategica, in linea con quella logica di sistema delle infrastrutture portuali che dialogano con il territorio e con le altre modalità di trasporto”, ha commentato Alessandro Mazzi.
Tuttavia, l’infrastruttura da sola non basta. Per rispondere alla crescente complessità dei sistemi logistici, è necessario investire anche nelle competenze.
È in quest’ottica che Fincosit ha partecipato nel giugno scorso alla Career Fair del Politecnico di Bari, un’occasione utile per avviare percorsi formativi con giovani ingegneri e figure tecniche, destinati ad alimentare una filiera di competenze al passo con l’evoluzione tecnologica del settore.
Alessandro Mazzi: “il futuro della logistica italiana si gioca su più livelli: realizzazione di opere complesse, integrazione tra le reti, formazione tecnica e valorizzazione delle professionalità.”
Ma anche, e soprattutto, sulla capacità del Paese di guardare a queste opere come leve strategiche per la crescita, non solo come cantieri da finanziare. Resta da capire se la posizione privilegiata dell’Italia saprà trasformare questo vantaggio geografico in un vantaggio competitivo duraturo, in grado di attrarre investimenti, lavoro e opportunità.










