Dal nostro “inviato” di Francavilla di Sicilia a Sanremo… -
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Dal nostro “inviato” di Francavilla di Sicilia a Sanremo…

Dal nostro “inviato” di Francavilla di Sicilia a Sanremo…

Il cantante e musicista Maurizio Lombardo racconta l’esaltante esperienza da lui vissuta al recente Festival della Canzone Italiana nello staff della “Riolo Spettacoli” e di Francesco Sarcina

Quale miglior occasione, per un “acchiappavip”, frequentare la ridente cittadina ligure di Sanremo durante la settimana del glorioso Festival? A Francavilla di Sicilia lo sa bene Maurizio Lombardo, fresco reduce dalla città dei fiori e delle canzoni, dove ha potuto ulteriormente incrementare la sua già ricca collezione di foto che lo ritraggono insieme ai più acclamati divi del pop e dello spettacolo in genere.

Maurizio, che nel Comune dell’Alcantara esercita l’attività di calzolaio “ipertecnologico”, è anche un apprezzato cantante, con all’attivo pure un intenso e trascinante motivo inedito intitolato “Ancora non va”. Al Festival appena conclusosi avrebbe senz’altro meritato di concorrere (molto meglio lui di tanti altri “campioni”!…), ma si è “accontentato” di seguirlo dall’esterno al seguito di Francesco Sarcina. L’ex frontman della band “Le Vibrazioni”, in gara con i brani “Nel tuo sorriso” ed “In questa città”, annovera infatti tra i suoi agenti esclusivisti i fratelli Massimiliano e Salvatore Riolo, anche loro provetti musicisti di Francavilla di Sicilia (attualmente impegnati nel progetto “Experimenta” da cui è nato l’accattivante singolo “You are to me”) nonché titolari a Giarre del noto disco-pub “Macbeth”, dove Maurizio Lombardo è spesso mattatore con le sue coinvolgenti serate musicali.

I tre francavillesi dell’agenzia “Riolo Spettacoli” hanno, quindi, trascorso un’indimenticabile settimana al fianco di Sarcina, ma anche di tutti gli altri protagonisti (cantanti, presentatori, direttori d’orchestra, giornalisti, discografici, ecc.) della colossale kermesse “nazionalpopolare”, i quali nelle giornate del festival amano pure loro mischiarsi tra la folla che, per l’occasione, prende d’assalto la rinomata località della riviera ligure.

– Caro Maurizio, hai avuto difficoltà nell’accostarti ai tanti “vip” sanremesi per farti fotografare accanto a loro?

«Devo dire che quasi tutti si sono mostrati disponibili ed alla mano. Oltre che con Francesco Sarcina, della “scuderia” degli amici Riolo, personalmente ho instaurato dei bei rapporti con Francesco Renga, col maestro Beppe Vessicchio e col simpaticissimo Pif. A “tirarsela” ed a dare poca confidenza alla gente erano solo Checco dei “Modà” (sicuramente il più antipatico), Ron, Noemi e la vincitrice Arisa. Sono riuscito a rubare una foto anche a Luciana Littizzetto, la quale inizialmente si faceva pregare, ma poi l’ho “intenerita” dicendole che per venire a Sanremo avevo fatto un… mutuo».

– Com’era la vostra giornata-tipo durante questa “vacanza-lavoro” a Sanremo?

«Diciamo che… non dormivamo mai, in quanto al festival classico del teatro “Ariston” fanno da corollario numerosi eventi ed iniziative collaterali che si svolgono a tutte le ore (anche a notte fonda) nei vari angoli della cittadina e con la partecipazione di artisti già affermati (come, ad esempio, Povia, che ha tenuto un concerto in una particolare piazza di Sanremo). E mi piace sottolineare che, in tutto questo grandissimo “fermento”, a Sanremo, persino nel bar accanto al teatro Ariston, un caffè lo si paga appena un euro! Se il Festival fosse stato dalle nostre parti, credo che lo stesso caffè sarebbe costato almeno il quintuplo… In linea di massima, comunque, il sottoscritto ed i fratelli Riolo avevamo libero accesso alle prove pomeridiane e preserali al teatro Ariston (esilarante vedere la Littizzetto che aveva paura di entrare nella “terrificante” scatola di Silvan…). L’organizzazione ci ha poi fornito i biglietti per poter assistere ad una delle serate comodamente seduti nella sedicesima fila della platea; devo dire che da lì abbiamo pienamente gustato le quattro ore di spettacolo, mentre chi siede nelle primissime file è paradossalmente penalizzato in quanto, per esigenze di ripresa televisiva, il palco dell’Ariston è parecchio sollevato da terra e, quindi, impedisce a chi ne è vicino una visione complessiva della scena».

– A proposito del leggendario palco dell’Ariston: una di quelle sere, intrufolandoti tra tecnici ed addetti ai lavori, anche tu, sia pur a telecamere e microfoni ormai spenti, sei riuscito a calcarlo…

«Ed è stata quella l’emozione più grande che mi ha procurato questa trasferta sanremese. Ero lì lì per svenire pensando di stare calpestando il suolo da cui era passata la “storia” della musica, della televisione e, più in generale, dello spettacolo italiano ed internazionale. Mi sono messo al centro (dove solitamente si posizionano i presentatori ed i cantanti solisti), ho guardato la sala e, in quei pochi indimenticabili istanti, ho creduto di vivere un sogno… Parecchi anni fa, partecipando ad una selezione per “Sanremo Giovani”, ero stato sul palco del “PalaFiori”, ma non è la stessa cosa».

– Trasferendoci dal palco alla… platea, cosa ne pensi del tentato suicidio dei due operai campani senza stipendio?

«Sospetto che si sia trattato di qualcosa di combinato in quanto, girovagando nel teatro durante le prove, ho potuto personalmente appurare che raggiungere la balaustra da cui i due hanno minacciato di lanciarsi era pressoché impossibile, specie se si pensa all’imponente spiegamento di forze dell’ordine e personale della security che c’era attorno».

– Al di là della sicuramente esaltante esperienza che tu ed i fratelli Riolo avete vissuto in prima persona, cosa ne pensi, in tutta sincerità, di questa particolarmente discussa sessantaquattresima edizione del Festival di Sanremo?

«Diciamo che mi ritengo un “privilegiato” perché, guardandolo da casa, anch’io mi sarei sicuramente annoiato. A parte la qualità non eccelsa della maggior parte delle canzoni in gara, è andato in scena uno spettacolo piuttosto monotono, ravvivato solo dagli spassosi interventi della Littizzetto, con una conduzione di Fabio Fazio rivelatasi lenta e pesante. Ma c’è anche da dire che la tv non rende certo giustizia alla musica. Perché ascoltare di presenza al teatro Ariston i brani di Giusy Ferreri (che, a mio modesto avviso, avrebbe meritato la vittoria al posto di Arisa) o di Frankie Hi Nrg, non è certo la stessa cosa di sentirli “uscire” dalle casse, sia pur tecnologicamente avanzatissime, del televisore: è tutta un’altra… musica».

Rodolfo Amodeo

FOTO: Maurizio Lombardo con i fratelli Riolo, con la Littizzetto e davanti al palco dell’Ariston

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