“L’arte delle otto armi”, la storia di Luca Lombardo: dalla Sicilia alla Thailandia, fino ai vertici mondiali della Muay Thai -
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“L’arte delle otto armi”, la storia di Luca Lombardo: dalla Sicilia alla Thailandia, fino ai vertici mondiali della Muay Thai

“L’arte delle otto armi”, la storia di Luca Lombardo: dalla Sicilia alla Thailandia, fino ai vertici mondiali della Muay Thai

Una lunga striscia di asfalto si snoda, mentre le auto sfrecciano incessantemente verso i grattacieli. In questo scenario urbano, il movimento continuo delle macchine riflette la frenesia e il dinamismo di una grande città, Bangkok.

Contemporaneamente, altrove, un uomo a torso nudo corre solitario e veloce sopra una montagna, immerso nella natura, tra rocce vulcaniche e staccato dal caos cittadino.

Due mondi distanti e diversi mostrano una vicinanza sorprendente: da un lato la Thailandia, dall’altro la Sicilia, l’Etna.

La connessione tra questi luoghi, pur essendo spazialmente lontani, si manifesta nelle emozioni che attraversano chi li vive: il ritmo del movimento, il senso di libertà, la ricerca di emozioni autentiche.

Nonostante le differenze geografiche e culturali, Thailandia e Sicilia si uniscono in una storia condivisa, un punto di contatto grazie a Luca Lombardo, trentaduenne originario di Francavilla, campione mondiale di Muay Thai, la tradizionale boxe thailandese.

Lombardo ha ottenuto sei titoli mondiali e si è esibito in oltre 70 combattimenti che lo hanno portato in tutto il mondo: dal Giappone alla Cina, passando per Hong Kong, Germania, Romania, Malta e naturalmente l’Italia.

Malgrado le cicatrici, che testimoniano oltre cento punti di sutura, Luca conserva una dolcezza straordinaria nel suo sguardo. Le ferite, che raccontano le battaglie e i sacrifici affrontati sul ring, non hanno intaccato la gentilezza e la serenità che traspare dal suo volto.

La sua espressione, pur segnata dalla durezza dello sport e dalla lotta, rispecchia la profondità di chi riesce a mantenere una sensibilità genuina, anche dopo aver vissuto intensi momenti di dolore e fatica.

La straordinaria storia di Luca Lombardo, seguito da un elevato numero di followers sulle principali piattaforme social (lucalom93), trova una rappresentazione forte e autentica nel documentario dal titolo “L’arte delle otto armi”, con sottotitolo “Dai piedi del vulcano fino alla cima del mondo”.

Diretto da Doriana Rapisardi e Gabriele Tringali, il film è prodotto da Mechanismo S.r.l. ed è disponibile su Amazon Prime Video.

Attraverso le immagini e le testimonianze, il documentario offre uno sguardo privilegiato sulla vita e sul percorso sportivo di Lombardo, dalla Sicilia, dalla sua Francavilla, ai vertici internazionali della Muay Thai.

Luca ha iniziato la sua carriera a 19 anni presso la palestra “Pitbull Gym”, nel comune dell’Alcantara, e si è rapidamente dedicato alle competizioni agonistiche.

A 21 anni, dopo il suo primo match professionistico in Romania, ha deciso di partire per la Thailandia per imparare quest’arte nelle migliori palestre del mondo.

Attualmente vive e si allena nel centro di addestramento sportivo Kaewsamrit Gym, a Bangkok: “Il rumore che amo è quello delle palestre di Muay Thai, un rumore che mi fa scordare tutto e che ho imparato ad amare”, afferma Luca nel video.

La Muay Thai, arte marziale nata in Thailandia, è riconosciuta sia come disciplina sportiva sia come metodo di autodifesa.

Caratterizzata dall’impiego integrato di pugni, gomitate, ginocchia e calci, questa pratica viene spesso definita “arte delle otto armi”, in riferimento alle otto parti del corpo impiegate nelle tecniche offensive.

Luca racconta che i suoi primi anni in Sicilia sono stati instabili e segnati da uno stile di vita disordinato.

Lo sport, e in particolare l’incontro con Matteo Sciacca, maestro di thai boxe a Francavilla, hanno rappresentato un punto di svolta: grazie alla Muay Thai, Luca ha abbracciato non solo una disciplina fatta di tecnica, forza, resistenza e rispetto, ma anche una nuova filosofia di vita, ispirandosi a campioni come Saenchay.

Poi il salto. All’altro capo del mondo, in Thailandia, dove ha scoperto la vera potenza della Muay Thai, “che è una vera e propria cultura, uno stile di vita”.

Durante i suoi primi anni nella capitale thailandese ha dovuto affrontare difficoltà come la solitudine, problemi economici e una vita trascorsa principalmente in palestra. Tuttavia, grazie alla sua determinazione, non si è mai arreso; ha continuato a combattere sul ring, guidato dall’obiettivo di crescere e raggiungere il massimo livello possibile.

Nel filmato compare Francavilla ripresa dall’alto: il castello spicca sul paesaggio, mentre le abitazioni si distribuiscono intorno alla collina. Si scorgono anche le Gole dell’Alcantara, e l’ombra di Luca, riflessa sui prismi di basalto: sembra impegnata in una lotta, forse interiore.

Maurizio, apprezzato cantante e musicista francavillese e padre di Luca, riferisce che il cortometraggio è stato realizzato la scorsa estate.

Mi informa inoltre che il video contiene una sezione rap dedicata a Luca, realizzata dal rapper Maurizio Musumeci, conosciuto come Dinastia.

«Vieni, voglio mostrarti qualcosa…», mi dice. Mi porta nella stanza di suo figlio, un luogo pieno di memorie, episodi vissuti e una moltitudine di trofei e premi, così numerosi da essere impossibili da contare.

In questo spazio, tira fuori una valigia da sotto il letto, colma di placche e cinture da campione, pesantissime; è un tripudio di colori; non semplici oggetti, ma veri e propri pezzi di vita, simboli tangibili dei sacrifici, delle sfide affrontate e delle vittorie ottenute.

Ogni trofeo, coppa o distintivo narra una parte della storia di Luca, rappresentando non solo i risultati sportivi, ma anche la crescita personale, l’impegno e la determinazione che lo hanno portato a superare gli ostacoli e a costruire una nuova identità attraverso la Muay Thai.

Ed è proprio in questo contrasto tra forza fisica e delicatezza d’animo, che si racchiude il segreto del suo successo e della sua capacità di ispirare chi lo incontra: “Negli ultimi dieci anni ho trascorso gran parte della mia vita in questa palestra, dove sono diventato un atleta di muay thai e un vero uomo. Inizialmente mi colpiva vedere ragazzini combattere, ma ho imparato a non giudicare le culture degli altri. Spesso questi giovani trovano nel muay thai una via per migliorare la propria vita.

Sono sempre stato consapevole dei miei limiti e non ho mai voluto dimostrare di essere il migliore. Il mio orgoglio più grande è ricevere messaggi da ragazzi che mi vedono come fonte d’ispirazione.

Credo che il motivo non sia la mia tecnica o forza, non è così.

Secondo me, loro mi amano perché io sono “nessuno”, ma allo stesso modo rappresento tutti quei “nessuno” che come me non hanno speranze, ma con la forza e con la tenacia sono in grado di realizzare i propri sogni: dai piedi di un vulcano fino alla cima del mondo”.

Luigi Lo Presti 

 

 

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