Febbraio è finito e lascia spazio all’inizio di marzo che porta verso la nuova stagione: la primavera. E primavera per la politica significa elezioni amministrative.
La data ancora non c’è ma non potrà ritardare troppo e la si dovrebbe conoscere probabilmente entro il mese appena iniziato se è vero che si sta pensando ad un voto alla fine di maggio con ballottaggi a metà giungo.
Ma le amministrative 2026 non portano con se solo temi politici legati alla scelta dei candidati. C’è il rischio concreto di una valanga di candidature da parte dei sindaci uscenti nei Comuni fino a 15mila abitanti e che si presenteranno anche se hanno già concluso il secondo mandato.
Parola ai tribunali più che alle urne
Una sentenza della Corte Costituzionale dice che la Regione non può impedirlo visto che in tutto il Paese il terzo mandato esiste per i sindaci dei piccoli Comuni. Ma la legge siciliana è stata bocciata recentemente.
La conseguenza sarà certamente un certo numero di candidature respinte e di ricorsi che stravolgeranno le campagne elettorali. E, parimenti, una valanga di ricorsi anche ad elezioni concluse e sindaci eletti
“La sentenza della Corte costituzionale non lascia spazio a interpretazioni: impedire ai sindaci siciliani di ricandidarsi dopo il secondo mandato significa forzare la legge e mortificare la volontà popolare. Chi continua a opporsi al terzo mandato lo fa per calcolo politico, tentando di eliminare avversari non nelle urne ma attraverso cavilli e letture di comodo. Questo non è rispetto delle regole, è paura del consenso” dice Vincenzo Figuccia, deputato questore della Lega all’Ars.






