Zafferana Etnea: le foreste di castagno locali, risorsa economica da preservare -
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Zafferana Etnea: le foreste di castagno locali, risorsa economica da preservare

Zafferana Etnea: le foreste di castagno locali, risorsa economica da preservare

Nella sala consiliare del Comune di Zafferana Etnea, si è tenuto un Workshop sul tema dal titolo “Le foreste di castagno sull’Etna: una prospettiva integrata tra ambiente, antropologia e economie della montagna”, organizzato dall’Associazione “Trucioli” di Fornazzo, che gestisce l’Ecomuseo del Castagno dell’Etna, presieduto dalla dott.ssa Lavinia Lo Faro, e dal Kiwanis club di Zafferana Etnea con il suo Presidente Salvatore Leone. Hanno relazionato al workshop studiosi ed esperti di rilievo nazionale e internazionale: Andrew Mathews (professore di Antropologia ambientale, Università della California, Santa Cruz), Alessandro Lutri (professore di Antropologia ambientale, Università di Catania), Tommaso La Mantia (professore di Ecologia Forestale, Università di Palermo), Stefano La Malfa (professore di Arboricoltura generale e coltivazioni arboree, Università di Catania), Giuseppe Palanga (architetto, esperto in costruzioni in bioedilizia); Luigi Zappalà (imprenditore e castanicoltore etneo). Sono intervenuti anche il Sindaco di Piedimonte e Presidente del GAL Terre dell’Etna e dell’Alcantara, Avv. Ignazio Puglisi, l’assessore alle Attività produttive del Comune di Trecastagni, dott. Edmondo Pappalardo, e l’assessore alle Attività produttive del Comune di Zafferana Etnea, dott. Francesco Leonardi.

I relatori hanno discusso dell’importanza della castanicoltura sull’Etna, affrontando temi quali la gestione sostenibile dei boschi, la produzione agricola e forestale, il valore economico del legno e del frutto, e le connessioni tra ambiente naturale e pratiche umane. Obiettivo dell’incontro è stato quello di valorizzare e potenziare la coltivazione dei castagni nei boschi di Sicilia, con particolare attenzione per le aree boscate alle pendici dell’Etna, anche come tecnica di contrasto al cambiamento climatico e per la mitigazione delle temperature. Nel corso dei lavori è stato sottolineato che «della pianta di castagno si deve amare tutto, e non a caso durante le ristrettezze economiche dei periodi bellici quando le castagne hanno sostituito il pane quotidiano hanno assunto la denominazione “cibo dei poveri”. Della pianta di castagno apprezziamo l’ombra e la frescura soprattutto nei mesi estivi, e la bontà dei frutti conservati in inverno». Un altro elemento importantissimo del castagno è il pregiato legno, impiegato storicamente per la costruzione dei tetti delle nostre abitazioni e rivalutato recentemente dai programmi di sviluppo europei che hanno scelto l’impiego del legno massello nelle ristrutturazioni finanziate con fondi europei. Le foreste di castagno promuovono l’equilibrio dell’ecosistema del bosco, e la cura dei castagneti è considerata un elemento chiave per contrastare l’abbandono delle aree montane e favorire l’economia circolare.

Il Seminario, che ha costituito un gruppo di lavoro collettivo sulla salvaguardia delle foreste di castagno sull’Etna, è il risultato una prospettiva integrata nell’ambiente della nostra montagna. I boschi di castagno sull’ Etna, diffusi specialmente sui versanti Est e Nord tra 1.000 e 1.500 metri, offrono un frutto pregiato e dal sapore unico, grazie ai minerali che attingono dal suolo del Vulcano. In autunno le piante si colorano di rosso, arancione e giallo e possono ancor di più diventare delle importanti risorse agricole e paesaggistiche, rappresentando un ecosistema prezioso e rigoglioso, ideale per l’escursionismo autunnale e per la raccolta del frutto più amato dell’autunno nelle aree montane che includono Milo, Sant’Alfio, Trecastagni, Pedara e Nicolosi.

La castagna, frutto magico dell’Etna, è stata valorizzata a pieno titolo da tutti i relatori del seminario, scrutando ed analizzando l’utilità dei castagneti dell’Etna che passano attraverso la tutela della biodiversità locale, mettendo in risalto l’innovazione delle tecniche di coltivazione, la trasformazione e la promozione enogastronomica del territorio. Oggi, sappiamo con certezza che il castagno è un elemento autoctono dell’Etna, come testimonia la presenza di molti esemplari monumentali, tra cui si distingue il millenario Castagno dei Cento Cavalli. Questo patrimonio arboreo arricchisce la bellezza del paesaggio etneo, rappresentando una risorsa storica e agricola di grande rilievo, spesso sottoutilizzata nonostante l’alto valore delle varietà autoctone. Alle falde dell’Etna si trovano vaste estensioni di castagneti, ed è importante la salvaguardia di queste piante per la conservazione del paesaggio, dell’economia rurale, e della biodiversità. È vero pure che, in quest’ultimi decenni, sull’Etna i castagneti sono stati minacciati da parassiti e da malattie fungine, che hanno richiesto interventi mirati, principalmente biologici e selvi-colturali. Per proteggere le piante, si richiede una gestione integrata, contro il cancro della corteccia e del mal di inchiostro, dove diventano fondamentali le potature di risanamento e la riproduzione di giovani fusti.

Anna Fichera

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