Mascali, terremoto politico al Comune: si dimettono i 9 consiglieri di opposizione. Consiglio decaduto -
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Mascali, terremoto politico al Comune: si dimettono i 9 consiglieri di opposizione. Consiglio decaduto

Mascali, terremoto politico al Comune: si dimettono i 9 consiglieri di opposizione. Consiglio decaduto

Terremoto politico con epicentro, di nuovo, nel palazzo di città. Stamane i 9 consiglieri di opposizione hanno presentato un documento collettivo di dimissioni. Un colpo di scena ad 1 anno e mezzo dalle prossime amministrative a Mascali.

Il documento con cui i 9 consiglieri di opposizione  – su 16 consiglieri – hanno notificato al segretario generale, suona come un duro atto di accusa all’amministrazione Messina. A questo punto, di fatto, il Consiglio comunale di Mascali decade e rimangono in carica solo il sindaco e la Giunta fino alla scadenza del proprio mandato. Il ruolo del Consiglio verrebbe affidato ad un commissario della Regione.

Il sindaco di Mascali Luigi Messina commentando a caldo i fatti, non nasconde la propria sorpresa: “Mi dispiace che ciò sia avvenuto. L’assenza del consiglio manifesta una grave carenza di democrazia. Verificheremo un modo diverso di condividere con la collettività le azioni amministrative che intendiamo portare avanti”.

I consiglieri di opposizione che hanno presentato le dimissioni sono: Ilaria Barbarino, Agata Cardillo, Giuseppe Cardillo, Gaetana Finocchiaro, Melania Le Mura, Emanuele Nigrì, Carmelo Portogallo, Graziana Scandurra, Rosario Tropea.  

Nel documento si motiva la decisione per il fatto che “il Comune di Mascali è allo sbando, con una serie interminabile di finanziamenti persi dall’amministrazione, procurando un danno grave e irreparabile all’Ente; tutti gli adempimenti essenziali, Rendiconti, Bilanci di previsione, Bilanci consolidati, vengono omessi o presentati in ritardo di anni, privandoli di fatto di efficacia ai fini della programmazione; che la stessa amministrazione è rimasta sorda a tutte le grida di allarme sollevate dall’opposizione che sono rimaste inascoltate. In conclusione sono venute meno le condizioni per espletare, in maniera dignitosa, il proprio mandato sino alla naturale scadenza”.

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