Come sparare fuochi d’artificio in occasione di una festa quando quello stesso rumore in un’altra parte del mondo, non troppo lontano da qui, da tre settimane circa, è un rumore di morte e distruzione? Come festeggiare un santo patrono, anche con i botti, mentre le sacrestie si riempiono di alimenti, farmaci e vestiti per l’Ucraina, mentre si intensificano i momenti di preghiera, si moltiplicano le bandiere della pace appese sui balconi, mentre si sfila con le fiaccole accese per invocare la pace? Non si può.
I vescovi siciliani, in un recente comunicato, sono stati chiari e hanno invitato “ad evitare i fuochi o le cosiddette “bombe pirotecniche” per le prossime feste pasquali (Domenica delle Palme – Pasqua)” perchè “Non si possono sparare i fuochi d’artificio mentre uomini e donne, anziani e, specialmente, bambini sono atterriti dal suono delle sirene e uccisi dalle bombe belliche. In segno concreto di solidarietà, si invita a convertire il corrispettivo dei fuochi pirotecnici in aiuti umanitari ai profughi che saranno accolti nelle nostre Diocesi e nelle nostre Città”.
Un piccolo segnale di solidarietà che non può vedere d’accordo quanti vivono proprio di questo: produzione e vendita di fuochi d’artificio e realizzazione di spettacoli pirotecnici. Anche loro hanno sofferto la pandemia, con i divieti di assembramenti, le feste e sagre vietate per chi si dovevano sparare fuochi d’artificio?
Così l’invito alla rinuncia ai botti, formulato dai vescovi siciliani, è l’ultimo colpo di grazia per il settore. Per questo l’Associazione Pirotecnica Italiana, che rappresenta in Italia imprenditori che operano nel settore pirotecnico, in un comunicato esprime il proprio grido di dolore: «Quello che sta succedendo in Ucraina è spaventoso, ci trascina nuovamente tutti nello sconforto, nella paura, ravviva in noi quel senso di impotenza che avevamo sperato di poter dimenticare con la fine dello stato di emergenza. Eppure, fermare le nostre “bombe” può essere la soluzione? Convertire tutta la nostra fonte di guadagno in aiuti umanitari ai profughi, può fare una differenza sostanziale? Il vostro “invito” ha già causato la revoca di quelle poche commissioni che timidamente tornavano ad affacciarsi sulle nostre scrivanie, bloccando sul nascere le speranze ritrovate in attesa del 31 marzo di quest’ anno. Vorremmo anche noi dare un contributo concreto a sostegno dei rifugiati, accogliere e sostenere, ma ne dobbiamo avere le capacità economiche e queste ci mancano da due anni, non possiamo lasciare che la nuova crisi mondiale causata da questa guerra penalizzi così tanto, ancora una volta, il nostro settore. Siamo persone, siamo famiglie, siamo padri, siamo madri, siamo figli, siamo uomini e donne che hanno bisogno di riprendere in mano la propria vita, di tornare a credere che quel lavoro, per cui non si sono arresi in questi due anni, possa tornare a portare dignità sulle loro tavole. Vi chiediamo di trovare posto anche per noi nelle Vostre preghiere, perché ci sentiamo dimenticati, ma, nel nostro silenzio, ne abbiamo davvero molto bisogno».







