Randazzo: "caro pane", da lunedì 21 marzo ulteriore aumento. Il malcontento dei consumatori. -
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Randazzo: “caro pane”, da lunedì 21 marzo ulteriore aumento. Il malcontento dei consumatori.

Randazzo: “caro pane”, da lunedì 21 marzo ulteriore aumento. Il malcontento dei consumatori.

Sembra non arrestarsi l’impennata del prezzo del pane anche nei centri minori della Sicilia. Per alcuni, l’aumento di un bene di prima necessità come il pane è ingiustificato, mentre per i diretti interessati, i panificatori, l’ulteriore rincaro si è reso necessario per compensare le maggiori spese delle materie prime (farina ed energia).

Con un volantino informale, che a prima vista sembrerebbe uno scherzo, i panificatori di Randazzo hanno annunciato agli ignari consumatori che da lunedì 21 marzo 2022 imporranno un aumento del prezzo del pane. A dire il vero, si tratta del secondo rincaro in pochi mesi. Per oltre un decennio il pane ha mantenuto un prezzo costante, fino al primo settembre 2021 allorquando si è registrato un aumento del 20% accettato del resto dai consumatori senza grandi polemiche. A distanza di pochi mesi si sta registrando un ulteriore rincaro. Da € 2,40 al kg, il prezzo schizzerà a 3,00 al kg, mentre i panini costeranno 4,00 euro al kg.

Nel volantino, firmato dal cartello dei panificatori locali, si legge:

“Si avvisa la gentile clientela che a seguito dell’aumento incontrollato delle materie prime, siamo costretti nostro malgrado ad aumentare il prezzo del pane e dei panini. Pertanto da lunedì 21 marzo 2022 i nuovi prezzi saranno:

pane di semola rimacinata € 3,00 al kg*

panini di farina di grano tenero € 4,00 al kg

panini di semola rimacinata € 4,00 al kg

Non è chiaro a cosa si riferisca l’asterisco nella voce “pane di semola rimacinata € 3,00 al kg*”. “Probabilmente è il solito stratagemma – ci dice un consumatore imbufalito – il prezzo è riferito al kg, ma il prodotto viene venduto a pezzo, sono pochissimi i panifici che pesano il pane”.

Intervistando diversi consumatori prevale un malcontento generalizzato e in molti affermano che il prezzo si stia avvicinando a quello delle grandi città.

La totalità degli intervistati ritiene che il prezzo imposto dai panificatori locali sia ingiustificato e che ciò contribuirà a determinare inflazione, con una grave ripercussione sul potere d’acquisto delle famiglie, e un generale impoverimento di salariati e pensionati.

I prezzi delle materie prime, grano compreso, sono aumentati notevolmente. I rincari riguardano anche il carburante e l’energia. Tali aumenti repentini e anomali trovano un fondamento economico nella bolla speculativa di un mercato delle materie prime disordinato e drogato dalla pandemia e anche da una crisi internazionale senza precedenti dal dopoguerra.

A guardare l’osservatorio dei prezzi, nella piazza di Catania in questi giorni il grano si aggira intorno a euro 490/t. Per ottenere un chilo di pane (prodotto finito) occorre circa un chilo di grano, dal quale si ottengono 800 grammi di farina da impastare con acqua. A tale costo vanno aggiunte le spese per la manodopera, per l’energia e la commercializzazione.

Nell’ultima settimana il prezzo del grano tenero, che in Italia giunge in gran parte da Russia e Ucraina, ha smesso di aumentare, anzi è calato quasi del 10%. Nonostante questa dinamica, il costo del pane è sempre in crescita. Forti rincari si registrano anche sulla pasta, che si produce, per la gran parte, da grano duro importato da Canada, Usa, Messico o altre parti d’Europa, quindi non da scenari dell’attuale conflitto russo-ucraino.

Pertanto il rincaro del pane, in pochi mesi, da 2,00 a 3,00 euro, secondo molti è giustificato soltanto in parte, mentre i consumatori chiedono l’intervento delle associazioni dei consumatori per porre un freno alla speculazione.

Quasi invariato il prezzo del pane venduto nella grande distribuzione e quello dei biscotti. Viene da chiedersi, pertanto, se l’ulteriore aumento del 25% di un genere di prima necessità non sia un atto di opportunismo ai danni dei consumatori, specie delle fasce più deboli della popolazione, in un momento storico dai connotati eccezionali.

Comunque sia, gli analisti ritengono che ci stiamo avviando, a causa della speculazione finanziaria a un periodo di super inflazione galoppante per cui il potere d’acquisto della moneta diminuirà. E questa non è una buona notizia per la maggior parte della popolazione.

Gaetano Scarpignato

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